Paralimpiadi, dopo oltre 10 anni la Russia riammessa ai Giochi

Sei atleti russi e quattro bielorussi parteciperanno alle Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, in programma dal 6 al 15 marzo, con la propria bandiera, divisa e anche inno nazionale. Lo ha deciso l’International Paralympic Committee (IPC) dopo il ricorso presentato al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) contro la Federazione Internazionale Sci (Fis). Una decisione che non è passata inosservata e che ha riacceso il dibattito politico attorno alla partecipazione dei due Paesi alle competizioni internazionali.

La grande assente

Una guerra che sta costando caro alla Russia anche in termini sportivi. Nonostante possa vantare nomi di spicco nel panorama olimpico e paralimpico, è ormai da diverso tempo che la presenza della Russia ai Giochi appare ormai un lontano ricordo. L’ultima “vera” partecipazione, senza limitazioni, risale ormai alle Olimpiadi invernali di Sochi 2014. Già con le Olimpiadi di Rio 2016 iniziarono le prime problematiche. A seguito dello scandalo doping, pur essendo presente ufficialmente, la delegazione russa subì l’esclusione di 111 atleti. Da Rio in poi, tra sanzioni legate al doping e l’invasione dell’Ucraina nel 2022, la partecipazione russa è diventata sempre più limitata.

Gli atleti russi gareggiano a titolo individuale, senza bandiera, senza inno e solo in competizioni individuali.

Russia e Bielorussia erano state, infatti, escluse dai Giochi Olimpici di Parigi 2024 come sanzione per l’invasione dell’Ucraina e per il sostegno bielorusso a Mosca. Nonostante ciò, era stata concessa la possibilità a 32 atleti di gareggiare a titolo individuale, senza bandiera, senza inno e solo in competizioni individuali. Anche per Milano Cortina, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha deciso di adottare la stessa linea, autorizzando 13 atleti russi e 7 bielorussi a partecipare come neutrali. Una presenza ridotta anche perché sei delle otto federazioni internazionali hanno deciso di escluderli dalle gare di qualificazione.

Una scelta che li penalizza in quasi tutte le discipline, in particolare nello sci di fondo, dove tradizionalmente sono tra i favoriti. Quei pochi che parteciperanno ai Giochi olimpici lo faranno però senza poter indossare la divisa nazionale, la bandiera e l’inno in caso di podio. Inoltre, come già avvenuto per Parigi 2024, dovranno dimostrare di non sostenere la guerra in Ucraina per evitare problematiche con tutti i partecipanti.

Il ritorno alle Paralimpiadi

Ma se questa politica è valsa fino ad ora, non sarà lo stesso per le Paralimpiadi. A settembre, infatti, l’IPC ha revocato la sospensione parziale e, a dicembre, il TAS di Losanna ha stabilito che l’esclusione totale costituiva, anzi, una violazione. Di conseguenza, gli atleti russi e bielorussi, in possesso dei requisiti, hanno potuto tentare la qualificazione.

La delegazione russa sarà composta da:

  • due atleti russi nello sci alpino paralimpico;
  • due nello sci di fondo paralimpico;
  • due nello snowboard paralimpico.

Tra i nomi sicuri, figura quello del campione di sci alpino Alexey Bugaev.

Vladimir Putin e il campione di sci alpino Alexey Bugaev che parteciperà alle Paralimpiadi come atleta russo
Vladimir Putin e il campione di sci alpino Alexey Bugaev che parteciperà alle Paralimpiadi come atleta russo

Per la Bielorussia ci saranno invece un uomo e tre donne nello sci di fondo paralimpico.

La polemica

La scelta di “non fare politica” ha, comunque, alimentato le polemiche. Polemica che si aggiunge al caso di Vladyslav Heraskevych, atleta ucraino dello skeleton squalificato per aver indossato un casco commemorativo dedicato a 21 atleti ucraini uccisi durante la guerra, in violazione dell’articolo 50 del regolamento olimpico. Dopo l’episodio, il presidente della squadra di calcio ucraina Shakhtar Donetsk ha annunciato una donazione di 200 mila euro. La decisione relativa alla partecipazione della Russia è stata duramente criticata da Valeriy Sushkevych, presidente del Comitato paralimpico ucraino.

Andrea Varnier, amministratore delegato della Fondazione Milano Cortina

Andrea Varnier, amministratore delegato della Fondazione Milano Cortina, ha invece commentato positivamente: «La decisione di chi partecipa o meno non dipende da noi. Noi non facciamo politica, noi facciamo gli organizzatori. E se tutto va bene siamo contenti».

Se in passato le Olimpiadi rappresentavano una tregua simbolica, oggi sono spesso terreno di tensione. Tensione che penalizza tutti gli atleti. I russi, privati dello stimolo del confronto internazionale, rischiano un calo dell’intensità competitiva e della qualità del confronto. Allo stesso tempo, anche per gli atleti internazionali, la mancanza di grandi stelle dello sport russo, in discipline come la ginnastica artistica, il pattinaggio di figura o la scherma, può abbassare il livello complessivo della competizione.

Una medaglia d’oro conquistata senza affrontare i campioni russi in carica resta pur sempre una vittoria ottenuta con un avversario di peso in meno.

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