Milan e Nazionale, nient’altro. E così continuerà ad essere per Paolo Maldini, incaricato di prendere in mano un movimento reduce dalla terza esclusione consecutiva dal Mondiale e riportarlo ai vertici del calcio internazionale. Sarà lui il direttore tecnico del nuovo corso azzurro, figura nuova voluta e introdotta dal presidente federale Giovanni Malagò, il quale lo ha anche nominato presidente del Club Italia. Con lui, a sorpresa, ci sarà Leonardo, ufficialmente nel ruolo di Advisor.
Con la maglia della Nazionale, Paolo Maldini ha raccolto 126 presenze in 14 anni (8 dei quali da capitano), piazzandosi al terzo posto nella classifica all-time, dietro solo a Gianluigi Buffon (176) e Fabio Cannavaro (136). L’esordio in azzurro risale al 31 marzo 1988, l’addio dopo il Mondiale 2002 in Corea del Sud e Giappone. La macchia? Non essere mai riuscito ad alzare un trofeo, perdendo due finali tra il Mondiale americano del ‘94 e l’Europeo del 2000 in Belgio e Paesi Bassi.
Paolo Maldini, il primo segnale del nuovo corso Malagò
Lo storico numero 3 del calcio italiano è stato un obiettivo sin dal primo momento della candidatura di Giovanni Malagò a nuovo presidente FIGC. Una scelta precisa e una proposta che garantisce ampi margini di manovra e intervento. Coordinerà il lavoro dell’intero settore tecnico federale, dalla definizione delle linee guida per le Nazionali giovanili fino al supporto del commissario tecnico della Nazionale maggiore, con un ruolo di supervisione sul progetto sportivo.
I primi contatti sono avvenuti dopo l’elezione del 22 giugno scorso, è iniziata un’interlocuzione e una trattativa fino al raggiungimento dell’accordo quadriennale, in scadenza dopo il Mondiale 2030 in cui l’Italia vuole essere protagonista.

Malagò ha spiegato così la sua decisione: «Sin da subito ho pensato che Paolo Maldini potesse essere la persona giusta per sovrintendere a quello che è il settore tecnico della Federcalcio, che poi implica non solo la Nazionale maggiore ma tutta la filiera delle nazionali giovanili».
Ad accompagnare il nuovo direttore tecnico ci sarà Leonardo, ex calciatore e dirigente brasiliano: «In due settimane abbiamo portato avanti idee, progetti, e Paolo da subito mi ha detto che sarebbe stato non solo felice, ma sarebbe stato giusto coinvolgere Leonardo come consulente, come advisor. Io sono molto contento anche di questo perché ho stima profonda nei suoi confronti. Sono due facce della stessa medaglia. C’è un impegno di quattro anni che ci deve portare, da qui al 2030, al Mondiale prossimo, passando per l’Europeo».
Maldini e Leonardo di nuovo insieme
Quello tra Maldini e Leonardo Nascimento de Araújo è un legame che parte da molto lontano. I due hanno condiviso quattro anni al Milan da giocatori tra il 1997 e il 2001, sviluppando in primis un grande rapporto di amicizia e stima.
Con l’Italia va a ricrearsi la stessa coppia, con dinamiche diverse, che si era formata nel 2018 al Milan. Il brasiliano aveva accettato l’incarico di direttore generale dell’area tecnico-sportiva, affiancato da un aspirante dirigente come Maldini, inquadrato nel ruolo di direttore dello sviluppo strategico dell’area sport. Per quest’ultimo si trattava del ritorno al Milan dopo 9 anni (nel 2009 il ritiro dal calcio giocato).
L’avventura insieme terminò dopo una sola stagione con le dimissioni del primo per differenza di vedute con la proprietà del Fondo Elliott, mentre il secondo salì di grado fino a portare nel maggio 2022 il Diavolo verso la conquista dello scudetto dopo 11 anni. Questa volta in azzurro sarà Paolo Maldini ad essere supportato da Leonardo e non viceversa.
Cosa sappiamo del nuovo commissario tecnico
Il primo compito del nuovo duo, insieme al presidente Giovanni Malagò, è quello di individuare la figura migliore per il ruolo di commissario tecnico. I prossimi impegni della Nazionale sono previsti per fine settembre e inizio ottobre, con 4 partite del girone di Nations League contro Belgio, Turchia (due volte) e Francia.

I nomi chiacchierati sono molteplici, dai soliti noti Roberto Mancini e Antonio Conte, fino alle suggestioni straniere che portano a Pep Guardiola e Didier Deschamps, pronto a lasciare la guida della Francia al termine del Mondiale dopo 14 anni. Non sembra esserci un favorito in questo momento. L’unica certezza è che la nuova Italia dovrà pensare a lungo termine, con il nuovo ct che avrà un orizzonte temporale di 4 anni.