Il colosso dell’analisi dati e dell’intelligenza artificiale, Palantir Technologies Inc. (PLTR), attraversa la sua fase più critica dall’estate del 2025. In un solo mese, il titolo ha lasciato sul terreno oltre il 28% del proprio valore, segnando un’inversione di tendenza che mette in discussione l’intero comparto dei “titoli AI”.
Downfall?
Mercoledì 4 febbraio, la pressione dei venditori ha portato le azioni PLTR a toccare un minimo di 128,81 USD, il livello più basso registrato negli ultimi sette mesi. La capitalizzazione di mercato è evaporata per circa 40 miliardi di dollari in una singola sessione. Ciò che sorprende gli analisti è il paradosso dei dati: il crollo è avvenuto all’indomani di una trimestrale (Q4 2025) solida, con ricavi in crescita del 56%, ben oltre le stime.
Tuttavia, il mercato nel suo insieme sembra aver cambiato paradigma. Se nel 2024 e nel 2025 qualunque riferimento all’IA garantiva rialzi a doppia cifra, il 2026 si apre sotto il segno dello dell’incertezza. La volatilità è alimentata anche dal nuovo scenario geopolitico: l’avvio del secondo mandato di Donald J. Trump ha introdotto variabili di incertezza sulla spesa pubblica federale, asset fondamentale per il business di Palantir.
Per anni, Palantir ha tratto profitto dal suo ruolo di specialista dell’IA per governi, difesa e grandi multinazionali. Dall’inizio dell’anno però, il suo titolo è sceso significativamente, dimostrando che l’hype per l’IA non spinge più automaticamente ogni ticket IA verso l’alto. Lo scetticismo si concentra sulla sostenibilità dei margini, sulla scalabilità dei ricavi e sulla concorrenza di altre grandi piattaforme che integrano capacità analitiche simili. La domanda sorge spontanea: l’IA è davvero un motore di crescita infinita?
The Big Short on AI
Mentre il 2025 volgeva al termine, i documenti depositati presso la SEC (Securities and Exchange Commission, la Consob americana sostanzialmente) hanno rivelato che Michael Burry, attraverso la sua Scion Asset Management, ha posizionato una scommessa ribassista da 912 milioni di dollari (valore nozionale) specificamente contro Palantir. Una mossa non isolata che fa parte di una strategia più ampia da oltre 1,1 miliardi di dollari che prende di mira anche Nvidia.
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— Michael Burry Stock Tracker ♟ (@burrytracker) February 4, 2026
Burry non ha semplicemente venduto le sue azioni, ha acquistato massicce quantità di opzioni put, strumenti derivati che generano profitti solo se il prezzo del titolo crolla drasticamente. Per Burry, che ha riattivato il suo profilo X postando l’immagine di Christian Bale (che lo interpretò nel film La Grande Scommessa), il settore tech attuale è una «bolla speculativa pura», identica a quella delle dot-com del 2000 e quella dei mutui sub-prime del mercato immobiliare del 2007.
Azione e reazione
Secondo l’investitore statunitense Palantir scambia a oltre 280 volte gli utili previsti e a un rapporto prezzo/vendite che supera di dieci volte la media storica delle aziende software più importanti. Il mercato starebbe quindi scontando uno scenario «utopico» che non ammette il minimo errore.
Uno dei punti cruciali della sua critica riguarderebbe l’infrastruttura delle imprese stesse. Burry sostiene che le aziende tech gonfiano artificialmente i profitti estendendo la vita utile dei chip IA nei loro bilanci da 3 a 6 anni. Poiché l’innovazione corre veloce, questi hardware diventeranno obsoleti molto prima, creando un buco contabile che il broker stima in 176 miliardi di dollari di svalutazioni nascoste per l’intero settore entro il 2028.

Secondo Burry, gran parte della crescita dei ricavi di Palantir (+56%) deriva da un «riciclo di capitali» tra aziende tech che si vendono servizi a vicenda. Ѐ innegabile che le mosse del protagonista della grande scommessa del 2008 abbia giocato un ruolo importante. La sua influenza infatti è stata tale che, nonostante i dati record, il titolo ha fatto registrare un calo drastico subito poche ore dopo la notizia del suo posizionamento già a novembre 2025.
Pressure
La risposta di Alex Karp, CEO di Palantir, non si è fatta attendere. Durante un’intervista di novembre rilasciata alla CNBC, Karp ha definito la strategia di Burry «completamente folle» (batshit crazy). Infine ha aggiunto che «scommettere contro le uniche aziende che stanno effettivamente producendo utili reali con l’IA è bizzarro».