Omicidio Tramontano: la Cassazione chiede l’appello bis per valutare la premeditazione

Trentasette coltellate. Undici inferte quando era ancora viva. Lei, ma anche il bambino che portava in grembo. Così è morta Giulia Tramontano il 27 maggio 2023, uccisa dal suo ex compagno, Alessandro Impagnatiello. L’uomo è stato condannato all’ergastolo nei primi due gradi di giudizio. La sentenza è stata confermata ieri in Cassazione. I giudici della prima sezione penale hanno però riaperto un punto chiave, quello della premeditazione. Per questo è stato disposto un processo di appello bis.

I protagonisti

Giulia Tramontano era nata a Napoli il 2 maggio 1994. Nel 2018 si era trasferita a Senago nel milanese dove svolgeva la professione di agente immobiliare. Proprio lì era andata a convivere con il fidanzato, Alessandro Impagnatiello. Il giovane, nato il 26 marzo 1993 a Sesto San Giovanni, lavorava come barman in un locale di lusso, l’Armani Cafè di Via Manzoni a Milano. Fu proprio lui a denunciare ai Carabinieri la scomparsa della fidanzata al settimo mese di gravidanza, il 28 maggio 2023. Da subito la sua versione dei fatti venne ritenuta poco credibile. Dalle indagini emerse che Giulia Tramontano aveva scoperto che il compagno avesse una relazione clandestina con una donna, che era a sua volta rimasta incinta e aveva fatto ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza.

L’omicidio

Nell’automobile di Impagnatiello furono rilevate tracce biologiche appartenenti a Giulia: l’uomo diventò ufficialmente indagato per omicidio. Tra il 31 maggio e il 1º giugno, Impagnatiello confessò di essere il responsabile della morte di Giulia e fornì indicazioni agli inquirenti allo scopo di far ritrovare il suo cadavere. Attraverso l’autopsia, si scoprì che sia nel sangue della donna, sia nel bambino che portava in grembo, era presente una quantità notevole di veleno per topi. Secondo il medico legale, la vittima fu prima colpita alle spalle e poi le furono inferte 37 coltellate, anche se nessuna in punti vitali: Giulia Tramontano morì per dissanguamento.

Il processo

Alessandro Impagnatiello è così accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà, dai futili motivi e dal vincolo di convivenza. I capi d’accusa riguardano anche l’interruzione non consensuale di gravidanza e l’occultamento di cadavere. Il 25 novembre 2024 la Corte di Assise condanna Alessandro Impagnatiello all’ergastolo e a tre mesi di isolamento diurno. In secondo grado, la Corte di Assise di Appello di Milano ha confermato la condanna all’ergastolo escludendo però l’aggravante della premeditazione. Secondo i giudici, Impagnatiello avrebbe somministrato il topicida con lo scopo di causare un aborto spontaneo, non per uccidere. La Corte di Cassazione ha però riaperto il nodo della premeditazione, pur confermando la condanna all’ergastolo. È stato quindi disposto un processo di appello bis: i giudici dovranno quindi stabilire se l’omicidio sia stato pianificato in anticipo oppure no, un dettaglio che incide sulla qualificazione giuridica del reato.

Chiara Balzarini

Milanese, classe '98. Per mestiere mi occupo di attualità, cronaca ed esteri. Per passione scrivo di cavalli e sport equestri per CavalloMagazine con cui collaboro. Sempre alla ricerca della domanda giusta al momento giusto

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