Omicidio di Anguillara, i dubbi della procura: «Forse non era solo»

«L’ho uccisa perché non volevo perdere l’affidamento di mio figlio». È racchiuso in questa frase il movente confessato da Claudio Agostino Carlomagno, marito di Federica Torzullo, la donna assassinata lo scorso 8 gennaio ad Anguillara Sabazia. Una confessione arrivata mentre la coppia era ormai a un passo dalla separazione, ma che lascia aperti alcuni interrogativi.

I dubbi della Procura

Davanti al Gip, l’uomo ha ammesso le proprie responsabilità, raccontando di aver distrutto il cellulare della vittima subito dopo il delitto. Tuttavia, il procuratore capo di Civitavecchia, Alberto Liguori, nutre dei dubbi: «Il tema è complesso: la confessione c’è stata, ma per noi non è piena». C’è un punto cruciale che non convince gli inquirenti: Carlomagno sostiene di aver ucciso la moglie in bagno, eppure in quella stanza non sono state rinvenute tracce ematiche.

L’ipotesi del complice o della premeditazione

Non solo il luogo, ma anche le tempistiche sono sotto l’analisi degli inquirenti. Carlomagno afferma di aver compiuto tutto il crimine in soli 45 minuti. Un tempo talmente “contingentato” da spingere la Procura a vagliare due ipotesi alternative: che l’omicidio fosse premeditato nei minimi dettagli, o che l’uomo sia stato aiutato da qualcuno. A pesare sulla sua posizione c’è anche l’atteggiamento tenuto durante l’interrogatorio. «Pentimento? L’ho visto provato, ma non ha speso una sola parola per Federica», ha commentato il procuratore Liguori.

Le messinscena di Liguori

Il quadro che emerge è quello di una freddezza glaciale. Era stato lo stesso Carlomagno a denunciare la scomparsa della moglie, mentendo ai Carabinieri e parlando di una “relazione normale tra alti e bassi”, mentre in realtà l’udienza per l’affidamento del figlio era già stata fissata. Il mattino seguente al delitto, l’uomo ha persino utilizzato il telefono di Federica per rispondere a un messaggio della suocera, simulando che la donna fosse ancora viva. In quel momento, Federica era già sepolta nell’azienda di famiglia.

I risultati dell’autopsia

Carlomagno è accusato di femminicidio e occultamento di cadavere: dopo l’uccisione, avrebbe tentato di bruciare il corpo e di smembrarlo prima di sotterrarlo. Un crimine efferato, segnato da 23 coltellate (di cui 19 al volto e al collo), ustioni estese e la gamba sinistra amputata, oltre allo schiacciamento del torace tramite una macchina scavatrice.

L’arma del delitto, un coltello da cucina, non è ancora stata trovata, anche se l’uomo, durante l’interrogatorio, ha fornito indicazioni per il recupero. Ora Claudio Agostino Carlomagno rischia l’ergastolo. La difesa esclude la premeditazione e ha annunciato che non chiederà la perizia psichiatrica perché era lucido al momento dei fatti.

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