Un atleta con la corona d’alloro. La porta di Brandeburgo. I cerchi olimpici. Un’unica scritta: “Germany Berlin 1936 Olympic Games”. Sul sito ufficiale delle Olimpiadi, sotto la sezione “Heritage Collection”, è comparsa una maglia commemorativa dell’edizione dei Giochi di Berlino del 1936. Una scelta, quella del Comitato Olimpico Internazionale che ha indignato la classe politica tedesca e le organizzazioni per la lotta all’Olocausto.
I Giochi Olimpici del Führer: Berlino 1936
In un’Olimpiade Invernale come quella di Milano-Cortina che ha visto l’estromissione dell’atleta ucraino dello skeleton Vladyslav Heraskevych per il suo casco commemorativo dei colleghi sportivi rimasti uccisi durante l’invasione russa, la vendita di una maglia che ricorda le Olimpiadi naziste del ’36 pare stridere con la linea ferrea del CIO sulla propaganda politica, esplicitamente vietata dall’Articolo 50 della Carta Olimpica.
L’edizione di Berlino resta tra le più controverse e discusse della storia. Realizzate tre anni dopo l’ascesa al potere di Adolf Hitler in Germania, le Olimpiadi del ’36 furono una celebrazione dell’ideale nazista. Furono uno strumento di propaganda usato dal regime per esaltare la superiorità della razza ariana. Un evento che, da un lato, legittimò il regime mentre, dall’altro, celò l’esclusione di quasi tutti gli atleti ebrei tedeschi e la violenza antisemita già ampiamente in vigore.

Ma i Giochi Olimpici di Berlino vengono anche ricordati per le quattro medaglie d’oro nell’atletica leggera ottenute dall’atleta afroamericano Jesse Owens dinnanzi al Führer e al pubblico che salutava con il braccio destro teso. Un successo, quello di Owens, che colpì come un dardo la retorica razzista del Partito Nazionalsocialista Tedesco e che contribuì a plasmare la storia olimpica.
Le critiche
“Il nostro timore è che il clamore attorno ad una maglietta che rappresenta questa edizione delle Olimpiadi possa attenuare il peso storico del contesto in cui hanno preso luogo”. E’ quanto affermato da Christine Schmidt, co-direttrice della Wiener Holocaust Library, durante un’intervista rilasciata al sito Algemeiner.
A scagliarsi contro la decisione controversa del CIO anche Scott Saunders, amministratore dell’International March of the Living. Si tratta di un programma educativo che ogni anno porta migliaia di persone in visita all’ex campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. “Lo sport può unire ma può anche essere manipolato per normalizzare l’esclusione e noi dobbiamo evitare ad ogni costo che ciò avvenga”.

La difesa del CIO
La collezione è stata presentata dal Comitato come una celebrazione della storia delle Olimpiadi e dei diversi momenti in cui “il mondo si è riunito per celebrare l’umanità”. Il portavoce del CIO, Mark Adams, ha sostenuto la decisione affermando che l’iniziativa mirava a omaggiare i 130 anni di arte e design olimpico, includendo tutte le edizioni dei Giochi. Secondo Adams, lo scopo della collezione era principalmente quello di proteggere i marchi olimpici da un uso improprio, motivo per il quale la produzione della maglia è stata limitata a poche unità, già esaurite.
Il progetto grafico di Franz Würbel
In primo piano si staglia la figura di un atleta muscoloso, che richiama ad una scultura della Grecia Classica. Il capo è incoronato da una fronda di alloro, simbolo universale di vittoria, mentre il suo sguardo è rivolto con fermezza verso l’alto. I cerchi olimpici sovrastano l’atleta, mentre sulla parte inferiore della maglia si erge la Porta di Brandeburgo che serve a localizzare i Giochi a Berlino. Nella sua semplicità, il progetto dell’artista Franz Würbel evoca forza e determinazione e conferisce un’aura eroica alla figura umana.