Era il 1928 quando, per la prima volta nella storia, il Comitato Olimpico Internazionale aprì ufficialmente i Giochi Olimpici alle donne. Erano le Olimpiadi di Amsterdam. Facendo un passo indietro, solo sette anni prima, nel 1921, venne concretamente riconosciuta la figura della donna nello sport agonistico e l’anno successivo vennero organizzate le prime Olimpiadi Femminili a Parigi, ripetute nel 1926 a Göteborg, in Svezia.
Tuttavia, il dibattito sulla parità numerica di donne e uomini partecipanti ai Giochi Olimpici trovò il suo epilogo solamente nel 2024, in occasione delle Olimpiadi di Parigi. 5250 atleti uomini e 5250 atlete donne. La strada che condusse a questo simbolico traguardo fu lunga e insidiosa. Dalle Olimpiadi di Roma del 1960 in cui appena 1 atleta su 10 era donna, ai giochi di Los Angeles del 1984 nei quali la proporzione si abbassò ulteriormente. Poi venne Pechino, nel 2008, dove si raggiunse la soglia del 40% di partecipanti donne a fronte di un 60% maschile.
In vista dell’inizio delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 il tema della parità di genere nello sport è tornato al centro del dibattito. Ne abbiamo parlato con Greta Barbone, Human Rights Manager della Fondazione Milano Cortina 2026, esplorando le iniziative promosse dal CIO e dalla Fondazione per garantire pari opportunità e un’esperienza equa tra atlete e atleti durante le competizioni.
Le atlete restano spesso invisibili al racconto mediatico. Quali iniziative ha introdotto l’organizzazione delle Olimpiadi 2026 per garantire una rappresentazione equa e paritaria?
Il Comitato Olimpico Internazionale ha lavorato su più fronti con tutti gli stakeholders (federazioni sportive internazionali, broadcaster, etc.): da un lato, per aumentare il numero di eventi femminili rispetto alle precedenti edizioni dei Giochi invernali, raggiungendo un totale record di 50 eventi femminili. Dall’altro lato, ha lavorato anche per raggiungere una programmazione delle competizioni, rispetto agli orari e ai luoghi, che crei le condizioni favorevoli per raggiungere una copertura paritaria, come la presenza dei media in certi stadi, piuttosto che in altri. Ad esempio, le finali e semifinali di Hockey su ghiaccio maschile e femminile si terranno tutte nella Milano Santagiulia Ice Hockey Arena e questo contribuisce a garantire una copertura paritaria.
Le Olimpiadi di Parigi 2024 hanno segnato un unicum nella storia dei Giochi. Per la prima volta si è potuto parlare di equità e di uguaglianza di genere. Le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 seguiranno questo esempio?
La Strategia di Sostenibilità, Impatto e Legacy di Fondazione Milano Cortina 2026 individua cinque temi strategici, tra cui la parità di genere è un elemento centrale del terzo pilastro. Pertanto, fin da subito La Fondazione si è impegnata per promuovere l’edizione dei Giochi Invernali più equilibrata dal punto di vista di genere di sempre; il risultato è una quota riservata alle atlete del 47%. Questo bilanciamento riflette anche quello di Fondazione Milano Cortina 2026, che ha spinto per la parità nella forza lavoro, con il 45,9% di donne in posizioni apicali (Directors, Chiefs, Head of) a novembre 2025.
Nella stampa e nel linguaggio quotidiano vengono ancora utilizzate espressioni poco inclusive e talvolta offensive nei confronti delle atlete e di altri soggetti. Quali iniziative adottano gli organizzatori per garantire la tutela e il rispetto di tutti i partecipanti?
Abbiamo puntato molto sulla prevenzione. Nel corso del 2024, la Fondazione ha infatti sostenuto la traduzione e l’adattamento delle Linee guida sulla rappresentazione nello sport del CIO alle specificità della lingua e della cultura italiana e ne ha promosso la diffusione e formazione con vari stakeholders. Queste linee guida richiedono una rappresentazione equa e paritaria di atleti e atlete in tutte le forme di media e comunicazione durante i Giochi e in tutto il Movimento Olimpico, al fine di portare contenuti sportivi e la comunicazione ad essere più inclusivi, equilibrati e rappresentativi del mondo in cui viviamo oggi.
In un contesto in cui il tema della tutela di atleti e atlete è sempre più centrale, quali azioni concrete ha introdotto la Fondazione Milano Cortina 2026 per prevenire e contrastare violenze, discriminazioni e abusi, anche in collaborazione con le istituzioni sportive e legali?
È stato avviato un programma per contribuire a rafforzare il sistema italiano di Safeguarding, inteso come la tutela di atleti e atlete in caso di violenza, discriminazione e abuso. La Fondazione Milano Cortina 2026, in collaborazione con CONI e CIO, ha formato 17 esperti provenienti da CONI, Procura per lo Sport e mondo degli atleti come formatori del corso IOC Safeguarding Essentials.
Questo corso ha segnato un primato per Milano Cortina 2026, primo Comitato Organizzatore a proporre questa formazione, ampliando il numero di figure qualificate e diffondendo gli standard più elevati promossi dal CIO, con un impegno che proseguirà oltre i Giochi. Inoltre, grazie alla partnership con l’Ordine degli Avvocati di Milano, a dicembre abbiamo formato un gruppo di legali e, a gennaio abbiamo dato vita ad una nuova iniziativa con il Consiglio Nazionale Forense, creando un modello di corso nazionale per avvocati che assisteranno vittime e autori di violazioni nel corso dei Giochi.
Quali passi concreti hanno compiuto gli organizzatori dei Giochi per assicurare parità di genere e opportunità ai vertici e all’interno dei diversi reparti?
In collaborazione con il CIO, noi di Fondazione Milano Cortina 2026 abbiamo adattato per la prima volta il Gender Equality, Diversity and Inclusion (GeDI) Self Assessment Tool, uno strumento sviluppato dal CIO in collaborazione con il Partner Deloitte per i Comitati Organizzatori dei Giochi Olimpici per supportare l’autovalutazione e il miglioramento continuo rispetto alle tematiche GeDI. L’applicazione concreta del GeDI Assessment Tool ci ha consentito 2026 di sviluppare un piano d’azione dettagliato e raggiungere risultati significativi. Inoltre, l’adozione di questo strumento rappresenta una nuova best practice nel panorama nei Giochi e speriamo che venga ripreso anche dai futuri Comitati Organizzatori dei Giochi Olimpici.
Nel 2025 lo sport femminile ha vissuto una stagione ricca di successi con Federica Brignone nello sci e Jasmine Paolini nel tennis. Secondo lei quali sono le motivazioni di un così grande successo?
Molte vittorie di atlete italiane in competizioni internazionali hanno acceso anche una maggiore attenzione. Sicuramente c’è un movimento culturale molto diffuso in tutti i settori della società; c’è ancora molto da fare ma la direzione è chiara.
Alla luce delle numerose iniziative intraprese sulla parità di genere, le prossime Olimpiadi Invernali possono rappresentare un punto di svolta concreto in termini di visibilità e partecipazione?
Speriamo di sì. Ad inizio maggio 2023 la Fondazione ha ospitato a Milano insieme al Partner Allianz la presentazione dell’iniziativa #100 Esperte per lo sport, progetto dell’Associazione giornaliste Gi.U.Li.A, dell’Osservatorio di Pavia e di Fondazione Bracco, che ha l’obiettivo di dare voce sui media alle competenze femminili. Dato che, in Italia, gli squilibri di genere nell’informazione sportiva sono più marcati che a livello internazionale, il progetto 100 Esperte per lo sport ha proprio l’obiettivo di dare spazio all’expertise femminile in ambito sportivo sui canali media, partendo dalle tante donne competenti in materia.
Crede che si arriverà a un momento in cui non sarà più necessario parlare di parità di genere, perché l’uguaglianza tra uomini e donne sarà ormai un concetto pienamente interiorizzato?
Lo speriamo tutti.