Quando due persone non vanno più d’accordo può avvenire un allontanamento. Non combaciano più idee oppure non si riesce a trovare accordi solidi, la convivenza è in crisi e la cosa migliore è prendere strade differenti. Così sta succedendo anche tra Chiesa Cattolica e Lefebvriani (congregazione seguace di Marcel Lefebvre che ha dato vita alla Fraternità di San Pio X in Svizzera), solo che in questo caso l’atto di allontanamento prende il nome di scisma.
La nuova frattura a Écône
Questa mattina, a Écône, un villaggio svizzero nel Canton Vallese – nel quale il vescovo tradizionalista Marcel Lefebvre fondò nel 1970 la Fraternità – i suoi seguaci consacreranno quattro nuovi Vescovi contro la volontà del Papa: un gesto per il quale è prevista e inevitabile la scomunica «latae sententiae», ovvero automatica. I lefebvriani avevano annunciato la propria decisione già da febbraio, e nel frattempo hanno rimandato al mittente il nuovo «percorso di dialogo» che la Santa Sede aveva offerto.
L’ordinazione, decisa dal superiore generale don Davide Pagliarani nonché successore di Lefebvre, vedrà l’elevazione all’episcopato dello svizzero Pascal Schreiber, dello statunitense Michael Goldade e dei francesi Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier. Questa mossa mira a garantire la sopravvivenza istituzionale della congregazione, poiché i due unici Vescovi storici ancora in vita, Bernard Fellay e Alfonso de Galarreta, non potevano più assicurare da soli il futuro pastorale della Fraternità.
Il contesto storico e i precedenti del 1988
In verità lo scisma ha origine già dal 30 giugno 1988 a seguito di consacrazioni episcopali non autorizzate dal Papa, allora Giovanni Paolo II. Anche in quella occasione il nodo riguardava proprio la nomina di quattro Vescovi, compito che spetta esclusivamente al Vescovo di Roma. «La invito caldamente a ritornare, con umiltà, alla piena obbedienza al Vicario di Cristo – si leggeva nella missiva – non solo la invito a farlo, ma glielo chiedo per le piaghe di Cristo nostro Redentore, nel nome di Cristo che, alla vigilia della sua Passione, pregò per i suoi discepoli “perché siano tutti uno”» aveva scritto Wojtyla direttamente a Lefebvre, ma non servì a nulla e le ordinazioni vennero praticate.
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I quattro Vescovi di allora vennero subito scomunicati, provvedimento poi revocato nel 2009 da Benedetto XVI in segno di riconciliazione. A 38 anni di distanza ci si trova davanti alla medesima situazione e a una richiesta, che ha l’aria quasi di una supplica, rivolta direttamente al successore Pagliarani da parte di Leone XIV, che in una lettera accorata ha scritto: «Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi!».
Le radici dottrinali del dissenso
Il rifiuto da parte della congregazione parte dalla rinuncia dei contenuti del Concilio Vaticano II e dei suoi documenti. In particolare, i Lefebvriani criticarono alcuni testi riferiti soprattutto alla dichiarazione sulla libertà religiosa, il decreto sull’ecumenismo, alcuni aspetti della collegialità episcopale e successivamente la riforma liturgica di Paolo VI. Secondo Lefebvre non si trattava di semplici scelte pastorali discutibili, ma dell’inizio di una crisi destinata a investire la trasmissione stessa della fede. Una frattura che negli ultimi anni si è ulteriormente inasprita a causa delle crescenti tensioni intorno alla limitazione della liturgia tradizionale e della messa in rito antico.
Il principio dello «stato di necessità»

È in questi anni che prende forma il principio destinato a diventare il cardine dell’intera costruzione canonica della Fraternità: lo stato di necessità. Secondo Lefebvre la crisi della Chiesa giustificava misure eccezionali per salvaguardare il sacerdozio cattolico e la Messa tradizionale, rendendo leciti atti normalmente proibiti dal diritto canonico. Quando, nel 1988, ritenne vicina la propria morte e giudicò insufficienti le garanzie offerte da Roma per assicurare un futuro alla Fraternità, decise di consacrare i quattro nuovi Vescovi senza mandato pontificio. Oggi la storia si ripete con le medesime modalità e giustificazioni teologiche, consumando un distacco che appare ormai definitivo.