L’europarlamento ha approvato le posizioni che regolamentano il commercio con gli Stati Uniti, ma con significative salvaguardie, sintomatiche di una crescente diffidenza nei confronti dell’amministrazione a stelle e strisce.
L’intesa e le clausole
L’approvazione è avvenuta con 417 voti a favore, 154 contro e 71 astenuti. Una cospicua maggioranza di sì per l’intesa che prevede dazi da parte americana per un massimo del 15%, mentre gli europei dovranno abolire molte delle loro tariffe. È un passaggio cruciale per dare il via alla tregua della guerra dei dazi scatenata dal presidente Trump. Alcuni parlamentari hanno dichiarato che l’accordo è sbilanciato perché l’Ue è tenuta ad abbassare la maggior parte delle proprie tariffe mentre la controparte americana può mantenere l’aliquota generale del 15%. A tutelare però gli interessi del Vecchio Continente è la clausola di sospensione totale o parziale nel caso in cui gli Stati Uniti impongano dazi superiori al limite concordato (15%).

Questi testi sono stati proposti dalla Commissione e modificati dal Parlamento, che ha aggiunto la clausola di sospensione e la “Sunrise clause”, che prevede la scadenza delle concessioni tariffarie il 31 marzo 2028. Prima di diventare operativi dovranno essere discussi con gli Stati membri. Il 13 aprile inizieranno i negoziati con il Consiglio e Washington sta già facendo pressione perché le salvaguardie siano eliminate. L’ambasciatore americano Andrew Puzder ha già minacciato l’interruzione delle esportazioni di gas liquefatto. Il via libera alla posizione negoziale intanto è un passo avanti per una distensione dei rapporti commerciali, che ha già beneficiato alcuni prodotti made in Italy.
Il caso del Parmigiano Reggiano
L’eccellenza italiana del formaggio a pasta dura è da record anche nel commercio. Un giro d’affari da quasi 4 miliardi di euro con un export in continua crescita (+2,7%). Per la prima volta la quantità di Parmigiano Reggiano Dop esportata supera quella venduta in patria. I consumi interni diminuiscono del 10%, ma non il numero di famiglie acquirenti: quello che cambia è la quantità e la frequenza d’acquisto degli italiani. Mentre sono proprio gli Stati Uniti il primo mercato estero dove finisce circa il 10% del totale della produzione. Gli americani continuano ad amare il Parmigiano nonostante i dazi e il dollaro debole: il trend è ancora positivo con il +2,3%. La crescita maggiore negli altri paesi si è avuta nel Regno Unito (+7,8%), in Canada (+8,3%) e in Svezia (+8,8%).

La “guerra della pasta”
La pasta va braccetto con il Parmigiano Reggiano, non solo nei piatti, ma anche nel commercio. Lo sottolinea il caso di allarmismo che si era creato dopo che il Wall Street Journal avvertì che la pasta italiana rischiava di scomparire dai supermercati degli Stati Uniti. È stato poi Kush Desai, portavoce della casa bianca, a spiegare il caso. Tredici aziende italiane produttrici di pasta tra cui Garofalo e La Molisana avrebbero fallito nel fornire delle informazioni richieste dal Dipartimento del Commercio Statunitense.
Tutto era cominciato dalla denuncia di un’azienda americana che accusava i produttori italiani di vendere a prezzi troppo bassi. Questo aveva portato alla minaccia dell’imposizione di un dazio del 92% sulla pasta italiana. Questo perché la formula matematica con la quella vengono stabiliti i dazi antidumping non aveva ricevuto i dati e le informazioni necessarie per calcolare le imposte correte. La notizia aveva creato tensioni diplomatiche tra USA e Italia, ma dopo un’indagine “semi-giudiziaria” indipendente i dati sono stati forniti. Così i dazi ora sono tornati a livelli consueti o addirittura inferiori al passato. 7% per Garofalo, 2,6% per La Molisana, 5% per le altre aziende coinvolte. Imposte che si sommano a quelle base, che la nuova intesa vuole fissare al 15%.
