Al World Economic Forum di Davos, Trump ha stupito tutti e fatto un passo indietro sulla questione Groenlandia. Il presidente statunitense ha affermato che non userà «una forza eccessiva» per annettere l’isola. In serata ha poi scritto un post su Truth in cui affermava di aver avuto «un incontro molto produttivo con il segretario generale della Nato Mark Rutte». Sarebbe infatti stato formulato «un quadro per un futuro accordo rispetto alla Groenlandia e, in realtà, l’intera regione artica».
No ai dazi
In tutto il suo discorso, durato ben 90 minuti, Trump non ha menzionato i dazi. Sabato 17 gennaio il presidente aveva annunciato l’imposizione di nuovi dazi agli otto Paesi (Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia) che nei giorni scorsi avevano mandato soldati in Groenlandia per porre un freno alle mire espansionistiche di Trump. Ma a Davos è arrivata la retromarcia: il presidente ha affermato che, se l’accordo preso con Mark Rutte fosse applicato, non avrebbe imposto i dazi che erano previsti dal primo febbraio.
Le oscillazioni della borsa
La minaccia dei dazi aveva provocato un terremoto nella borsa americana: la valuta del dollaro era precipitata, come anche i titoli di Stato americani. Forse è stato proprio questo a indurre il tycoon a fare retromarcia e pensare di imbastire un dialogo con i leader europei. Appena si è diffusa la notizia dell’accordo con Mark Rutte, l’indice di Borsa di Wall Street ha recuperato (+1,3%), con la risalita del dollaro e dei titoli di Stato.

Le ragioni storiche
Per quanto Trump abbia rinunciato alla conquista della Groenlandia con l’uso della forza, non nasconde il fatto di volerla ancora annettere agli Stati Uniti. Secondo il presidente Usa, il territorio dovrebbe appartenere a Washington di diritto, riferendosi a quando gli americani proprio in quel territorio respinsero la Germania nazista, tanto che se «non fosse per noi, stareste tutti parlando tedesco e un po’ di giapponese», per poi aggiungere: «Quanto siamo stati stupidi a restituirla alla Danimarca?».
Non per le terre rare ma per la posizione strategica
Tuttavia Trump ora chiede alla Danimarca «negoziati immediati», facendo intendere di essere disposto pagare sia i groenlandesi sia il loro governo. «Alla Danimarca costa 200 milioni all’anno e loro sono un piccolo Paese». Si stima che l’isola ospiti risorse minerarie del valore di 4.400 miliardi di dollari, ma il reale prezzo che Trump potrebbe pagare al termine di una trattativa è impossibile da prevedere. Ma il presidente Usa a Davos ha affermato che l’interesse non è nelle terre rare «decine di metri sotto al ghiaccio». Ma quel territorio «è parte del Nord America, è la frontiera settentrionale dell’emisfero occidentale. È nostro». Per concludere: «Se ci darete la Groenlandia, ve ne saremo grati — ha detto Trump —. Ma se non ci darete la Groenlandia, be’, allora ce ne ricorderemo».