Niger, oltre 70 militari uccisi e 12 feriti in un attacco jihadista

Niger, 70 militari uccisi e 12 feriti in un attacco jihadista

Almeno 71 i militari rimasti uccisi e 12 i feriti nell’attacco alla base militare di Inates, nel sud ovest del Niger. «Un attacco di una violenza inaudita, realizzato con granate e autobombe», ha commentato il portavoce dell’esercito Boubacar Hassan. Quello compiuto fra martedì 10 e mercoledì 11 dicembre è difatti il più sanguinoso attentato di matrice jihadista nella storia del Paese.

I terroristi, dopo aver sabotato i sistemi di comunicazione, si sono introdotti nella base causando anche gravi danni materiali. Di nuovo nel mirino dei jihadisti il campo di Inates, già bersaglio di attacchi: il più grave a luglio scorso quando 18 soldati persero la vita in un assalto simile.

Niger: crisi senza fine

Il Niger continua a essere teatro di ripetute violenze, alle quali si aggiunge una forte instabilità politica. Il governo di Niamey ha esteso di ulteriori tre mesi lo stato d’emergenza, in vigore già dal 2017, con lo scopo di combattere il radicalismo islamico. Ciò ha portato l’esecutivo a delegare sempre più potere ai gruppi armati locali, favorendo la frammentazione del Paese.

La situazione rimane drammatica specialmente nella regione del Sahel, vasta area dell’Africa Centrale. Qui la criminalità si intreccia con i movimenti jihadisti per il controllo del traffico di migranti, armi e droga.

Macron e il gruppo del G5

La crisi del Sahel e la morte dei 13 soldati francesi in Mali il 25 novembre scorso, avevano spinto il Presidente francese Emmanuel Macron a convocare un vertice d’urgenza con i Paesi del G5. Questo gruppo, nato come task-force internazionale per la lotta al terrorismo, comprende, oltre al Niger, Mali, Mauritania, Burkina Faso e Ciad.

Tuttavia, l’attentato alla base di Inates ha obbligato Macron a cancellare l’incontro, previsto per il 16 dicembre a Pau, nel sud della Francia. L’intento dell’Eliseo è infatti quello di riaffermare la presenza della Francia nel Sahel e chiedere ai Paesi del G5 un rinnovato impegno nella lotta al jihadismo. «Vogliono la nostra presenza? Hanno bisogno di noi? Voglio risposte chiare e risolute a queste domande», aveva dichiarato pochi giorni fa il Presidente francese in merito alla questione.

Il coinvolgimento di Italia e UE

Non solo Parigi sta cercando di affermare la propria influenza nella regione del Sahel. Da oltre un anno anche Roma ha inviato quasi 500 soldati, diversi mezzi terrestri e aerei, con il compito di addestrare le gendarmerie e le forze armate locali del Niger e dei Paesi del G5. MISIN, questo il nome della Missione Bilaterale di Supporto in Niger, finalizzata alla sorveglianza delle frontiere e a supportare l’apparato militare nigerino e degli Stati limitrofi.

Anche l’Unione Europea è presente da anni con due missioni nel Sahel. La prima, la European Union Training Mission (EUTM) di sola assistenza militare. La seconda, più ampia, riguarda invece l’applicazione di strumenti di “soft e smart power”, missioni civili di “Politica Estera e di Difesa Comune” sia in Niger che in Mali.

 

Francesco Puggioni

Marchigiano, 23 anni. Mi sono laureato in Scienze Politiche Sociali e Internazionali all’Alma Mater di Bologna, dove ho lasciato un pezzo di cuore. Ora a Milano, al Master in Giornalismo IULM. Coltivo da sempre le mie più grandi passioni: la scrittura e la musica. Collaboro con StartupItalia, scrivo per MasterX e per il sito multiTasca.

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