MUSK PERDE LA CAUSA CONTRO OPEN AI: NIENTE RISARCIMENTO MILIARDARIO

Nella guerra dei titani digitali ha vinto Sam Altman. L’amministratore delegato di OpenAI era stato accusato da Elon Musk, capo di Tesla e SpaceX, di truffa per aver tradito lo scopo iniziale della società, in cui aveva investito. Ma a causa di un cavillo tecnico Musk ha perso la causa.

Le accuse

Nelle scorse tre settimane di fronte a nove giurati del tribunale di Oakland, in California, si sono sfidati due degli uomini più potenti del mondo. Il tutto è partito da Musk che ha dichiarato di essere stato truffato da Altman quando, nel 2015, aveva sostenuto il lancio di OpenAI con un investimento di 38 milioni di dollari. Per il patron di Tesla lo scopo di tale società era chiaro. Un’azienda filantropica per creare un’intelligenza artificiale generale a beneficio dell’umanità, senza scopo di lucro, e condividere i risultati pubblicamente. Una causa nobile, ritenuta l’unica strada possibile per un primo approccio a uno strumento dell’enorme potenzialità. Con lo sviluppo, però, Altman avrebbe tradito l’obiettivo iniziale, rendendo OpenAI una struttura for-profit sostenuta da accordi miliardari. Inoltre, il Ceo si è scontrato con la proposta di fondere la società con Tesla con il fine di entrare in competizione nei confronti di Google, che in quegli anni stava per lanciare il proprio modello di AI. L’azienda, però, voleva mantenere la propria autonomia e di conseguenza ha rifiutato l’offerta di Musk, che abbandonò OpenAI e interruppe gli investimenti.

Le richieste di Musk
Elon Musk, creatore di Grok, chatbot di X

Questo cambio di rotta ha spinto Musk a denunciare nel 2024 sia il Ceo Altman sia il presidente Greg Brockman, accusandoli di averlo manipolato e ingannato. Il patron di Tesla ha richiesto al tribunale il risarcimento di 134 miliardi di dollari per i “guadagni illeciti” da parte di OpenAI e Microsoft, che ha preso parte al progetto per finanziare la propria AI con 13 miliardi di dollari. Ma anche la rimozione di Altman e Brockman e l’annullamento della ristrutturazione aziendale del 2025 che aveva permesso la crescita della divisione a scopo di lucro.

Il processo

Lo scorso 27 aprile è iniziata la lotta digitale in Tribunale con alla sbarra Musk, Altman e alcuni testimoni. Tre settimane di accuse, scambi feroci, lettura di documenti interni e messaggi a sostenere una o l’altra parte. Per esempio, come prova sono state portate le email scambiate a gennaio 2016 tra Musk e la responsabile della ricerca di OpenAI, che spiegava come «man mano che ci avviciniamo alla costruzione di un’intelligenza artificiale avanzata, avrà senso essere meno aperti». Quindi non essere più una società no-profit. Dopo 21 giorni, lunedì 18 maggio, è arrivata la sentenza finale: Altman non è colpevole. Una decisione unanime dei nove giurati e della giudice Yvonne Gonzalez Rogers. Il motivo non è la correttezza dei fini di OpenAI, ma il ritardo con cui Musk si è rivolto al Tribunale. Il patron di Tesla era a conoscenza dei fatti da lui contestati già nel 2021, ma ha sporto denuncia solo nell’agosto del 2024, quando la prescrizione era già scaduta. Musk, infatti, avrebbe dovuto agire entro i tre anni successivi dal momento in cui è venuto a conoscenza dei comportamenti sbagliati della società. Il motivo tecnico, quindi, ha portato alla fine del processo.

Antitrust

Il New York Times ha reso noto che una questione è rimasta irrisolta. Secondo Musk, due membri del consiglio di amministrazione di Microsoft avrebbero violato le leggi antitrust, in quanto componenti anche del consiglio di amministrazione di OpenAI. Una pratica definitiva anticoncorrenziale fatta con il solo scopo di arricchirsi. La giudice Gonzalez Rogers, però, ha già detto che è improbabile una seconda fase del procedimento per la violazione delle norme antitrust.

Elon Musk, CEO di Tesla e SpaceX, e Sam Altman, co-fondatore di OpenAI
I risvolti

Il processo di primo grado ha avuto un grande seguito non tanto per i personaggi coinvolti, ma per le possibili conseguenze nel settore dell’intelligenza artificiale. Per OpenAI la sconfitta legale di Musk porta a un vantaggio, in quanto la giuria non ha dichiarato illegale il cambiamento da società no-profit ad azienda a scopo di lucro. Musk, invece, con un post su X ha detto che farà appello al Nono Circuito proprio perché la giuria si è pronunciata su un tecnicismo e non sul caso. Ma la decisione non chiude il confronto, destinato a proseguire sul piano legale, industriale e mediatico. In gioco, infatti, c’è il controllo di uno dei mercati più importati dei prossimi decenni, destinato a influenza industria, finanza, informazione, sicurezza e organizzazione su scala globale.

Michela De Marchi Giusto

La cicogna ha sorvolato Buenos Aires e Madrid prima di lasciarmi a Busto Arsizio. Racconto ciò che mi circonda da quando ho imparato a tenere una penna in mano. Mi occupo di esteri perché il mondo è troppo grande per una lingua sola. Scrivo per il quotidiano La Prealpina e ho collaborato con l'agenzia MiaNews

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