Mosca: il Cremlino sperimenta il blackout della rete mobile

Mosca è tornata indietro nel tempo, almeno per qualche ora. Da inizio marzo, la capitale russa è colpita da diversi blackout della rete mobile che stanno influenzando radicalmente la vita di milioni di persone. Si tratta di una precisa strategia delle autorità, di misure necessarie per contrastare la minaccia dei droni ucraini.

Il risultato è una metropoli improvvisamente fragile. Senza connessione dati, con pagamenti elettronici compromessi, app di trasporto inutilizzabili e comunicazioni interrotte. In molte zone del centro, i cittadini hanno raccontato di non riuscire a contattare familiari e colleghi. Le conseguenze economiche di tutto questo non sono trascurabili: le imprese che lavorano utilizzando la rete internet in tempo reale hanno registrato rallentamenti e perdite, mentre i servizi di mobilità e consegna hanno subito interruzioni. In una città altamente digitalizzata come Mosca, il blackout evidenzia quanto la rete sia essenziale per il funzionamento urbano.

Pur riconoscendo la portata delle criticità, il Cremlino ha ribadito la necessità delle restrizioni. Per il governo, disattivare le connessioni internet serve a ostacolare i sistemi di orientamento dei droni ucraini. Negli ultimi mesi, infatti, alcune aree lontane dal fronte sono state colpite dai droni di Zelensky, alimentando così la percezione di vulnerabilità.

Il palazzo del Cremlino
I dubbi

Ad avere dubbi sulla temporaneità di queste misure sono in molti. Tra i cittadini, si sta diffondendo una sensazione di incertezza: da un lato la consapevolezza dei rischi legati alla sicurezza, dall’altro il timore che queste restrizioni possano diventare permanenti.

I recenti blackout sembrano inserirsi in una strategia più ampia del Cremlino che punta a controllare in maniera diretta l’accesso alla rete. Alcuni osservatori parlano apertamente di test su larga scala per creare un “internet sovrano”, un sistema pensato per funzionare anche isolato dal resto del mondo e gestito centralmente. L’esistenza di liste di siti accessibili durante i blackout rafforza questa idea. Intanto, cresce anche la pressione su strumenti di comunicazione come Telegram, mentre il governo promuove piattaforme alternative legate a società statali. Insomma, il blackout digitale, più che un episodio isolato, appare come il segnale di una possibile trasformazione nel rapporto tra potere, tecnologia e libertà.

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