Kenneth Iwamasa è stato condannato a tre anni e cinque mesi di prigione e una multa da 10mila dollari per la morte dell’attore Matthew Perry. L’ex star di Friends era stato trovato morto il 29 ottobre 2023 nella vasca da bagno della sua villa a Los Angeles. Iwamasa, assistente dell’attore, ha poi confessato di avergli iniettato la dose fatale di ketamina. E non era la prima volta che succedeva. Dopo la somministrazione Iwamasa è uscito di casa, al suo ritorno l’attore era già morto.
Ricostruzione di quanto accaduto

Nell’aula di Tribunale l’assistente ha chiesto alla famiglia di Perry di perdonarlo per questo «atto illegale» di cui avrà sempre rimorso «sin dentro la tomba». «Spero che la mia storia servirà almeno a redarguire chi si trova in una posizione come la mia a fare scelte migliori». Iwamasa aveva confessato di aver comprato, attraverso due medici, dosi di ketamina per 50mila dollari che poi avrebbe somministrato via via all’attore. Per gli inquirenti quindi Iwamasa non sarebbe stato solo l’assistente, ma anche lo spacciatore di Matthew Perry e si occupava persino di somministrargli le dosi. Il dottor Salvador Plasencia, che forniva la droga, è stato condannato a 30 anni, mentre l’ex produttore Erik Fleming, che faceva da intermediario, a 2 anni. Jasveen Sangha, nota come la regina della ketamina, è stata condannata a 15 anni di carcere.
Il passato con le dipendenze

Iwamasa era a conoscenza delle precedenti dipendenze dell’attore e che in quel momento stava perdendo il controllo ed era precipitato nei suoi problemi di abuso. Le difficoltà legate alla droga sono iniziate in parallelo con la sua carriera da attore. Quando fu scelto per il cast di Friends, nel 1994, stava iniziando la sua lotta con l’alcol. In un’intervista aveva affermato che «in un certo senso potevo gestirla, ma quando avevo 34 anni, i guai erano diventati seri». Entrò per la prima volta in riabilitazione nel 2001 per una dipendenza da oppiacei sviluppata dopo un incidente in moto d’acqua.
Da allora sono state numerose le ricadute e i tentativi di ripulirsi. Nella sua autobiografia l’attore ha detto di aver avuto almeno 60-70 ricadute nel corso degli anni e di essere stato in riabilitazione 15 volte per abuso di alcol, medicinali e droghe. A 49 anni aveva rischiato di perdere la vita per una perforazione gastrointestinale dovuta all’uso di oppiacei che poi si è aggravata quando il colon è scoppiato. Matthew Perry ha passato due settimane in coma e cinque mesi in ospedale. Quando fu ricoverato per la prima volta in ospedale, «i medici dissero alla mia famiglia che avevo il 2% di possibilità di vivere», aveva affermato.
Proprio per la storia tragica, Matthew riteneva di aver una storia di speranza a cui altri potevano ispirarsi. Anche se la sua morte improvvisa non avrebbe sorpreso nessuno. «La gente sarebbe scioccata, ma non sorprenderebbe nessuno. Ed è una cosa spaventosa con cui convivere. Quindi la mia speranza è che le persone si identifichino con ciò e sappiano che questa malattia attacca tutti. Non importa se hai successo o meno».