Morte in ambulanza: arrestato soccorritore, sospetti su una scia di decessi

All’alba di sabato 11 aprile i carabinieri di Meldola hanno arrestato Luca Spada, 27 anni, con l’accusa di aver ucciso l’85enne Deanna Mambelli. Ma, secondo gli inquirenti, quello che emerge è un quadro più ampio e inquietante. L’ex autista soccorritore della Croce Rossa di Forlimpopoli-Bertinoro, a Forlì, in Emilia-Romagna sembrerebbe infatti coinvolto in altri sette decessi sospetti, tutti avvenuti durante o subito dopo trasporti in ambulanza. Un’ombra pesante che si allunga su un periodo compreso tra febbraio e novembre 2025, e che apre scenari ancora tutti da chiarire.

I viaggi in ambulanza

«È vecchia, obesa e con tante patologie. Giustamente deve morire». «Mi è piaciuto tanto quello che ho fatto… Lo voglio rifare» e ancora «Questa è troppo anziana, può morire». Queste sono solo alcune delle intercettazioni telefoniche che restituiscono un ritratto agghiacciante della vicenda. Frasi pronunciate con apparente freddezza, rivolte a pazienti fragili, spesso anziani e già malati. Parole che, secondo l’accusa, accompagnerebbe un modus operandi preciso. Le vittime, tutte affette da patologie croniche, non si trovavano in condizioni di emergenza, ma morivano stranamente durante o poco dopo il trasporto. Gli investigatori ipotizzano che Spada iniettasse aria all’accesso venoso dei pazienti, causando un’embolia: una bolla d’aria che, raggiungendo cuore o polmoni, può provocare un arresto cardiaco in pochi istanti. Al momento, l’accusa principale riguarda la morte di Deanna Mambelli, ma i casi sospetti sarebbero otto. E non si esclude che il numero possa aumentare.

Chi era e cosa diceva

Resta difficile comprendere il movente. Un presunto desiderio di alleviare la sofferenza, quasi una forma distorta di eutanasia, oppure una spinta più oscura e violenta? Le intercettazioni non offrono risposte definitive, ma delineano un quadro profondamente inquietante. Spada era conosciuto in città. Aveva iniziato giovanissimo nel volontariato, fino a diventare dipendente e responsabile dei giovani a Forlimpopoli. Aveva anche tentato un percorso politico, candidandosi al consiglio comunale di Meldola. All’apparenza, il profilo di un ragazzo semplice, impegnato nella comunità.

Luca Spada, 27 anni, “Spadino” per tutti, l’accusa è di omicidio volontario

Eppure, dalle sue parole emerge un lato oscuro: «Questi poveri vecchietti soffrono troppo… non è giusto… devono andare dal Buon Dio…». Un’espressione che potrebbe far pensare a una giustificazione morale, ma che si accompagna ad altre frasi ben più crude. E non sarebbe stato solo. La compagna, Elena, secondo le intercettazioni, sembrerebbe a conoscenza di quanto accadeva. In una conversazione del 31 ottobre gli chiede: «stai facendo secco un altro vecchio?» E ancora, il 17 novembre «mercoledì 26 secchiamo qualcuno». Nonostante tutto, il 27enne respinge ogni accusa. È previsto un interrogatorio mercoledì.

L’indagine 

A far emergere il caso è stata una giovane dipendente della Croce Rossa. Insospettita da una serie di incongruenze, aveva iniziato a registrare con precisione date, decessi e turni di servizio, notando come Spada fosse sempre presente nei casi sospetti. Il 12 settembre, dopo l’ennesima morte, decide di controllare personalmente: nelle tasche dell’uomo trova un bisturi senza involucro e una siringa priva di ago. Una scoperta che la spinge ad approfondire, insieme a una collega. Ancora una volta emergono oggetti sospetti. A quel punto, la segnalazione arriva alle autorità. Le indagini si allargano rapidamente, fino al coinvolgimento della Procura di Forlì, che oggi contesta a Spada l’omicidio. 

 

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La connessione con l’impresa funebre

Ma c’è un ulteriore elemento che gli investigatori stanno cercando di chiarire: il possibile legame con un’impresa funebre di Meldola, la Onoranze funebri Romagna, situata a circa 500 metri dall’abitazione di Spada. Alcune intercettazioni sollevano interrogativi:
«Sono a lavorare ho appena fatto un morto». E il titolare: «Hai dato il biglietto?!!». Facendo pensare ad un possibile biglietto da visita. Secondo alcune fonti, tra Spada e l’agenzia ci sarebbe stato un rapporto di collaborazione “a chiamata”, ipotesi però respinta dalla stessa impresa.

Nel frattempo, gli investigatori hanno sequestrato una divisa presso l’agenzia funebre con il suo nome. Poteva infatti capitare che nella stessa giornata lasciasse la tuta della Croce Rossa per indossare l’abito nero da necroforo. Nonostante i casi contestati non abbiamo collegamento con l’agenzia, contribuisce ad alimentare i dubbi sulla natura dei rapporti professionali dell’uomo.

Diadora Alacevich

Nata a Genova nel 2003, sono laureata in IULM in Comunicazione, media e pubblicità. Mi piace la cronaca, soprattutto nera e un giorno vorrei lavorare nel mondo del giornalismo televisivo. Al Master conduco il podcast MasterX News!

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