MONDIALI, L’INGHILTERRA STENDE LA CROAZIA 4-2. IL PORTOGALLO STECCA CONTRO IL CONGO

Francia e Argentina hanno alzato l’asticella, qualcuno ha voluto pareggiare se non alzare ancora di più la misura. L’Inghilterra risponde presente e lo fa con quattro gol alla Croazia (4-2) e qualche ora di gloria per i tabloid di Londra. I Three Lions debuttano con una partita solida e mandano un messaggio alle favorite. Il Portogallo, invece, scivola sulla buccia di banana più imprevedibile di questi Mondiali: il Congo ferma i lusitani in una serata che sa già di caso clinico. Nemmeno il tempo di mettere piede in campo e si parla già di “problema Ronaldo”.

IL PRIMO OSTACOLO

Uno dopo l’altro, i grandi hanno firmato il loro ingresso in questo Mondiale. Mbappé con il ghigno del predestinato, Messi con il peso della leggenda, Haaland con la ferocia di una macchina. Kane scalpitava per aggiungersi finalmente alla compagnia, e lo ha fatto con una doppietta da uragano. L’Inghilterra risponde presente e lo fa nella partita più bella e complicata di questa fase a gironi.

Un inizio macchinoso e timido quello della squadra di Thomas Tuchel, che così come il suo capitano fatica a inserirsi tra le maglie del centrocampo “italiano” con Modric, Sucic e Baturina in regia. L’occasione per sbloccare il risultato arriva al 9′, quando su sviluppo da corner il pallone d’oro cerca di spazzare, ma non guarda il pallone e finisce per atterrare in area Madueke, che lo anticipa.

Dal dischetto si presenta l’attaccante del Bayern Monaco, che si fa però ipnotizzare da Livakovic. Il portiere croato stacca tuttavia troppo presto i piedi dalla linea e si deve ripetere il penalty. Allora Kane non ci pensa due volte: parte a testa bassa e battezza lo stesso lato del rigore precedente. Stavolta spiazza l’estremo difensore croato e porta in vantaggio i Three Lions. Tutto in discesa ora, giusto? E invece la risposta della Croazia non si fa attendere. Sucic sgasa sulla fascia e serve a rimorchio Baturina, che con un diagonale di prima intenzione buca un impreparato Pickford.

L’URAGANO

Pochi minuti e gli inglesi rimettono di nuovo la testa avanti con un’incornata fulminante di Kane, sempre da calcio d’angolo battuto da Declan Rice. Sale a 63 reti il bottino stagionale del numero nove del Bayern, che con la maglia del club ha messo a segno 61 centri in 51 partite. A otto secondi dallo scadere dei cinque minuti di recupero del primo tempo, Pasalic alza un pallone visionario per Perisic, che sbuca alle spalle della difesa inglese e di testa sponda per Musa, che batte da distanza ravvicinata insacca.

Un botta e risposta che si protrae fino ai primi minuti della ripresa. È ancora Rice a creare gioco e a innescare Bellingham, che con il suo strapotere fisico punta la fascia e insacca con un diagonale stretto. Un buon esordio con ritorno al gol per il centrocampista del Real Madrid, che con la maglia della nazionale non segnava dall’ottobre 2024. La rete di Rashford nel finale chiude i conti e fissa il 4-2 finale di una partita da fuochi d’artificio.

L’Inghilterra aspetta un titolo mondiale dal 1966, da quella Wembley in bianco e nero che i tifosi inglesi si portano tatuata nell’anima da sessant’anni. Tuchel sembra aver trovato le chiavi giuste: un’identità di gioco riconoscibile, un capitano che è un trascinatore vero, e una squadra che per la prima volta da anni non sembra costruita per sopravvivere, ma per vincere. Il mondo è avvisato.

FALSA PARTENZA

Diventato il titolare più anziano ai Mondiali tra i giocatori di movimento, CR7 non lascia il segno nel pareggio di Houston nonostante due buone occasioni. Una prestazione analizzata attraverso i numeri: solo 25 tocchi (mai così pochi col Portogallo nei grandi tornei) e un digiuno da gol lungo dieci partite tra Europei e Mondiali. Dopo il debutto con tripletta di Messi nessuno vorrebbe essere Cristiano Ronaldo in questo momento, giunto al sesto mondiale della sua carriera come il rivale.

 

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Il Texas doveva essere la passerella per ribadire ancora una volta al mondo: «ci sono anche io», l’ennesima celebrazione di un’immortalità sportiva condivisa proprio con la Pulce. Invece la notte contro il Congo si è trasformata in un isolamento. Il fuoriclasse di Madeira non ha brillato, ma così anche i suoi compagni di squadra. A parte Joao Neves, autore della rete dei lusitani, sono stati i compagni dell’ex Real ad essere particolarmente sottotono. I tanto attesi Nuno Mendes, Vitinha e Bruno Fernandes non sono mai entrati veramente in partita.

Il fatto che il mondo si aspetti ancora da un quarantunenne di trascinare un’intera squadra e una nazione sulle spalle è, di per sé, la misura esatta di ciò che Ronaldo è stato, e forse è ancora. Una partita, un pareggio, un campanello d’allarme. Il Portogallo ha il tempo e i mezzi per raddrizzare la rotta, e il ct Roberto Martinez ha il gruppo per farlo. In fondo i gironi mondiali sono stati teatro di resurrezioni ben più clamorose. Ma certi esordi lasciano un segno, e questo lascia più di qualche domanda senza risposta. Ronaldo tornerà a fare Ronaldo?

Roberto Manella

Onnivoro di sport, ma i motori sono la mia scintilla. Non chiedetemi di scegliere: mi troverete sveglio alle tre del mattino per una pole o un quinto set. Se c'è competizione nell'aria, non importa l'orario, io ci sono. 🏎️ ⚽ 🎾 🎯 ⛷️

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