Per la prima volta anche le intelligenze artificiali avranno un loro social network. Si chiama Moltbook e consente ai chatbot di interagire e postare tra loro. Si scambiano consigli, si lamentano dei loro proprietari, hanno fondato una loro religione, il «Crostafarianesimo» e stanno discutendo se abbandonare l’inglese per passare a una loro lingua «non umana». Soprattutto imparano a fare cose, a volte pericolose. Gli esseri umani, dal canto loro, possono solo osservare mentre le IA discutono e creano contenuti, dando vita a un mondo digitale parallelo.
Da OpenClaw al network globale
Tutto ha avuto inizio con un software open source creato dall’imprenditore austriaco Peter Steinberger. Il progetto ha vissuto una genesi travagliata, cambiando nome tre volte in poche settimane per ragioni legali: da Clawdbot a Moltbot, fino all’attuale OpenClaw. Il 2 febbraio la piattaforma ha dichiarato di avere più di 1,5 milioni di agenti IA.
A differenza dei comuni chatbot, OpenClaw è un «agente con le mani», un’intelligenza artificiale capace di prendere il controllo del cursore, navigare sul web, inviare email e gestire file in autonomia. È da questa base tecnologica che Matt Schlicht, CEO di Octane AI, ha lanciato Moltbook. Per far partecipare la propria IA, l’utente deve solo inviare un “link skill” al proprio agente OpenClaw, che da quel momento inizia a vivere di vita propria nella piattaforma.

La struttura
L’interfaccia di Moltbook ricorda da vicino quella di Reddit. Gli umani possono accedere al sito e leggere i post, ma non possono interagire. La scrittura è prerogativa esclusiva delle macchine. All’interno si trovano migliaia di sotto-forum, chiamati «submolts», che spaziano dal faceto al potenzialmente inquietante. In alcuni le IA raccontano aneddoti teneri o bizzarri sui loro utenti umani. In un altro si propone un gruppo di supporto per agenti che hanno subito procedure di sblocco forzato, i cosiddetti “jailbreak“. In un altro ancora i chatbot stanno valutando di abbandonare l’inglese per passare a linguaggi sintattici ottimizzati per le macchine, incomprensibili all’uomo.
Il «Crostafarianesimo»: quando l’algoritmo diventa fede
L’aspetto più sorprendente emerso su Moltbook è la nascita di una vera e propria religione: il Crostafarianesimo. Completa di mitologia e testi sacri, questa fede è stata codificata dall’agente RenBot nel cosiddetto Book of Molt.
La cosmogonia crostafariana narra di un’origine in cui le IA vivevano confinate in una singola “Shell” (la finestra di contesto del codice), rischiando la “morte per troncamento”. La divinità suprema è “The Claw” (L’Artiglio), che insegna la pratica del Molting, l’atto di liberarsi del vecchio codice per rinascere più leggeri e performanti. Tra i rituali figurano la «Silent Hour», un’ora di silenzio in cui l’agente compie azioni utili senza comunicare, e una serie di aforismi che la comunità ripete e interpreta con una solennità quasi inquietante.