Modifica alla legge sullo stupro: vittime tutelate anche se incapaci di dire no

Una cruciale questione di termini. Da “consenso libero e attuale” a “impossibilità di esprimere il dissenso”. La senatrice della Lega Giulia Bongiorno ha proposto una modifica alla legge sugli stupri in Commissione Giustizia del Senato, da lei presieduta. I cambiamenti riguardano sia la definizione del reato sia le sanzioni. Ed è stato subito scontro politico.

La riformulazione del reato di stupro

Il ddl originario era frutto di un’intesa tra maggioranza e opposizione, ma a novembre proprio Bongiorno aveva fermato l’iter legislativo che avrebbe modificato l’art.609 bis del codice penale. Nel testo riformulato, che sarà messo ai voti settima prossima, si legge che “l’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso”. Ovvero: lo stupro scatta anche se la vittima non è riuscita o non ha potuto esprimere il dissenso.

I motivi del cambiamento

Il testo originario invece parlava di “consenso libero e attuale”, senza il quale sarebbe scattato il reato di stupro. La legge così formulata però aveva suscitato molti dubbi, soprattutto da parte della Lega. Il rischio, si diceva, era quello di caricare l’imputato dell’onere della prova. Da qui la volontà di Bongiorno di rivedere il testo e ancorare lo stupro a elementi il più possibile oggettivi. Per questo nella nuova versione si legge che “la volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è stato commesso.”

La pena

Ma la definizione del reato di stupro non è stata la sola modifica proposta da Bongiorno in Commissione Giustizia. Nel nuovo testo la violenza sessuale, senza altri attributi, prevede la reclusione da 4 a 10 anni, e non più da 6 a 12 come si leggeva nel testo originale. In serata la Lega ha chiarito in una nota che questo adeguamento fa seguito a “una richiesta del Pd che ha chiesto esplicitamente una riduzione nei casi in cui la violenza è senza consenso rispetto alla violenza con minaccia e costrizione. Ma per la Lega la soluzione migliore resta un innalzamento delle pene e non una riduzione”. Resta invece prevista la reclusione da 6 a 12 anni la violenza commessa “mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando di condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa.”

Lo scontro politico

Secondo l’opposizione, con questa modifica la maggioranza ha rotto il patto politico “proprio sul terreno più sensibile e simbolico: la libertà e l’autodeterminazione delle donne”, come fanno sapere i capigruppo Francesco Boccia (Pd), Stefano Patuanelli (M5s), Raffaele Paita (Iv), Peppe De Cristofaro (Avs) e Marco Lombardo (Azione). Bongiorno ha però spiegato all’Agi che in questo modo “resta centrale la volontà della donna. La tutela della vittima è a 360 gradi perché punisce la violenza sessuale anche quando la persona si è trovata nell’impossibilità di esprimere consenso o dissenso perché è stata colta di sorpresa o non ha potuto reagire, paralizzata dalla paura o dall’imbarazzo”. Maria Stella Gelmini (Noi Moderati) si è schierata con Bongiorno , sostenendo che si tratti di una “mediazione equilibrata”. Allo stesso modo anche Fratelli d’Italia, che ha invitato a lasciar lavorare la commissione.

Chiara Balzarini

Milanese, classe '98. Laureata in Psicologia Sociale , ho scoperto che il mio futuro è nel giornalismo. Appassionata di cavalli e sport equestri, oggi voglio raccontare il mondo in tutta la sua varietà e complessità.

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