Meloni alla Camera: «Niente dimissioni né rimpasto, governeremo per cinque anni»

La Premier Giorgia Meloni lo ha già detto prima del referendum sulla riforma della giustizia e lo ribadisce nell’informativa del 9 aprile alla Camera. Il governo arriverà alla sua scadenza naturale senza rimpasti «come ci siamo impegnati a fare». Poi sulle accuse di sudditanza a Trump fatte dall’opposizione ribatte «la collocazione internazionale dell’Italia è la stessa da circa 80 anni». Ma le opposizioni attaccano l’esecutivo. Per la segretaria del Pd Elly Schlein, «avete sfidato la Costituzione e il popolo sovrano vi ha battuto nelle urne».

Dopo la sconfitta al referendum il governo resiste

Dopo il risultato sfavorevole del referendum Meloni rassicura: «la maggioranza è solida e coesa» e sono «orgogliosa dei vicepremier Tajani e Salvini». «Ho chiesto un passo indietro» spiega parlando delle dimissioni di alcuni esponenti del governo. «Non sono state scelte semplici, né indolori» ma «abbiamo anteposto di nuovo l’interesse della nazione a quella del partito».

In questo senso per la premier il voto del referendum «contiene anche un segnale che non intendiamo ignorare». Perché «un sì ti conferma, ma un no ti riaccende. Ti impone di fermarti a riflettere, di rimettere tutto in discussione. E alla fine di quella riflessione, se sei una persona abituata a guadagnarsi le cose sul campo, capisci una cosa semplice e potentissima: che il rifiuto non è la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova spinta».

La riforma della giustizia e il commento dell’Anm

Ma il governo non abbandona la speranza di una nuova riforma della giustizia. «L’auspicio che formulo è che il cantiere di questa riforma non venga abbandonato come probabilmente qualcuno si augura, perché i problemi sul tappeto rimangono e abbiamo il dovere di trovare soluzioni concrete». Per Meloni «la riforma della giustizia rimane una necessità». Perché «che la deriva correntizia è un problema, che lo strapotere di una parte della magistratura che vuole sostituirsi al governo e al Parlamento è un rischio reale».

Dichiarazioni a cui risponde all’ANSA il presidente dell’Anm, Giuseppe Tango: «rispetto ai problemi della giustizia ribadiamo la nostra disponibilità a un confronto nel merito sui temi dell’efficienza – spiega – in modo tale da risolvere i problemi reali dei cittadini, primo tra tutti l’eccessiva lunghezza dei procedimenti. Come detto dal primo momento».

La situazione internazionale

L’alleanza con gli Stati Uniti non si mette in discussione. Anche dopo l’attacco all’Iran di Washington e Tel Aviv. Ma Meloni chiarisce che «la collocazione internazionale dell’Italia non l’ha inventata questo governo, ma è la stessa da circa 80 anni a questa parte». Invece sul rapporto tra Stati Uniti ed Europa «mi verrebbe da dire, prendendo a prestito una frase cara a Elly Schlein, che noi siamo testardamente unitari. E se può permettersi di esserlo lei rispetto alle variopinte forze politiche che compongono il campo largo, potrò ben permettermelo io rispetto a Europa e Stati Uniti che stanno insieme da molto, molto tempo».

Ora c’è attesa per i colloqui di pace che dovrebbero iniziare sabato 11 aprile. Ma nel caso non andassero a buon fine e lo stretto di Hormuz rimanesse chiuso, opzione sul tavolo visti gli attacchi di Israele al Libano anche dopo l’annuncio della tregua, per la premier «non dovrebbe e essere un tabù ragionare sulla possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita: non una deroga per singolo Stato membro ma un provvedimento generalizzato». Con una risposta «non dissimile per approccio e strumenti da quella messa in campo per la pandemia”.

Per questo serve il «pieno ripristino della libertà di circolazione nello stretto di Hormuz che non deve essere soggetta a nessuna forma di restrizione come invece sembra accaduto nelle ultime ore: rimane uno dei punti più critici in fase di attuazione dell’accordo perché se l’Iran dovesse ottenere la facoltà di applicare extradazi ai transiti nello stretto questo potrebbe ancora portare a conseguenze economiche imponderabili».

L’opposizione

Per la segretaria del Pd Elly Schlein da Meloni «un discorso di autoconvincimento, lei ci sfida ma avete già perso quella sfida perché avete sfidato la Costituzione e il popolo sovrano vi ha battuto nelle urne. Si vede che avete molta voglia di tornare all’opposizione, vi accontenteremo. Se non è troppo impegnata con gli scandali dei suoi ministri, vi mando una cartolina dal paese reale, quello in cu negli ultimi quattro anni gli stipendi reali si sono abbassati di nove punti percentuali». Poi attacca la Premier anche sul suo rapporto con il Presidente americano, quel Trump a cui avete «proposto il nobel per la pace».

In «quattro anni, zero riforme. Ha detto ci metto la faccia, ma se non ci mette competenza e capacità l’Italia rimane in braghe di tela». Lo ha detto il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. «Ci ha sfidato più volte, ma sappia che qui abbiamo più proposte condivise», ha aggiunto. «Gli italiani le hanno dato la sveglia. Noi siamo pronti per la sfida progressista e la manderemo a casa».

Per il leader di Avs, Angelo Bonelli, «siamo pronti ad andare al voto e a governare l’Italia. Abbiamo proposte, voi avete sfasciato l’Italia». Critica poi l’«appiattimento su Trump» di Meloni.

Chiara Brunello

Scrivo di cronaca nera, politica interna ed esteri. Ma mi interesso anche di intelligenza artificiale. Tra una lezione e l'altra faccio regia per il podcast Extrabutter.

No Comments Yet

Leave a Reply