Malta e il tabù dell’aborto: 15 cassette di sicurezza per aggirare la legge

A Malta attiviste pro-aborto hanno iniziato una campagna in aiuto di donne che vogliono interrompere la gravidanza. Con 15 lockboxe l’associazione “Women on Waves” vuole aiutare le donne che si trovano ad affrontare le leggi più limitanti sull’aborto nell’Unione Europea. Chiunque sia incinta da meno di nove settimane e voglia abortire, è invitata a inviare una mail per ricevere l’indirizzo e i codici per accedere alle pillole. Malta rimane in Europa occidentale uno degli Stati più restrittivi per quanto riguarda l’aborto. La piccola Isola permette di interrompere la gravidanza solo nei casi la vita della madre sia in pericolo. E anche in questi casi, la decisione deve essere presa da tre medici.

La campagna e la legge

Nei primi otto giorni dell’iniziativa 16 donne si sono messe in contatto con l’associazione. Per le organizzatrici questa sarebbe sintomo di una domanda insoddisfatta. La campagna è stata organizzata da “Women on Waves”, un’organizzazione benefica olandese. L’iniziativa ha suscitato un forte dibattito nel Paese e alcune organizzazioni pro-vita avrebbero chiesto alla polizia di avviare un’indagine.

Le leggi di Malta sull’aborto erano salite agli onori di cronaca nel 2022, quando una donna americana ha sofferto un aborto incompleto mentre in vacanza nel Paese. I medici non potevano praticare un aborto, nonostante la vita della donna fosse in pericolo e non ci fossero speranze per tenere in vita il bambino. Fino a quattro anni fa le leggi vietavano la procedura in qualunque circostanza. Il caso ha spinto i politici, nel 2023, a legalizzare l’aborto solo nei casi più gravi, in cui la vita della donna è in pericolo.

La situazione a Malta

L’associazione riferisce che nel Paese centinaia di donne ricorrono ogni anno all’aborto in modo illegale. Chi può permetterselo si reca all’estero – riporta il Guardian – spendendo anche migliaia di euro. Ad aggravare la situazione per le donne maltesi c’è anche la mancanza di un’adeguata educazione sessuale nelle scuole e uno scarso accesso ai contraccettivi.

Per le attiviste il primo passo, per un graduale avvicinamento alla legalizzazione è la depenalizzazione del reato di aborto. Nel mese di marzo una donna è stata condannata a una pena detentiva sospesa per aver provocato un aborto autoindotto. Per la sentenza il tribunale si era basato sulla testimonianza degli operatori sanitari, dopo il ricovero per una grave emorragia.

Andrea Pagani

Laureato in Storia, ma con la passione del giornalismo sin da bambino. Con il vizio per gli esteri, dopo l'esperienza di stage al Fatto Quotidiano, ho deciso di sfidare la mia allergia alla matematica approfondendo l'economia, convinto che sia la chiave per capire dove va il mondo.

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