L’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli nelle mani del clan Contini

Il clan Contini, una delle organizzazioni più grandi della camorra, aveva messo le mani anche sull’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli. A scoprire la rete dei soggetti coinvolti nelle attività illecite nell’ospedale sono stati la Guardia di Finanza e il Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Napoli che, con le loro indagini partite nel 2020, hanno portato all’arresto di 4 persone.

Gli arrestati e gli altri indagati

Tra gli arrestati vi sono Salvatore e Pietro De Rosa, vicini alla ditta che gestiva la buvette interna al San Giovanni Bosco e Maurizio Scapolatiello. Sarebbe in corso la procedura di fermo anche per l’avvocato Salvatore D’Antonio.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal GIP contiene una lista cospicua di reati: associazione a delinquere di stampo mafioso aggravata dal carattere armato, corruzione, falsa testimonianza, false dichiarazioni all’autorità giudiziaria, falsità ideologica in atti pubblici, trasferimento fraudolento di valori, accesso abusivo a sistemi informatici, tentata estorsione, estorsione, usura, riciclaggio e autoriciclaggio.

Direzione distrettuale antimafia

Sono 76 gli indagati a piede libero, e tra questi vi sono diversi medici. Una dottoressa indagata per aver fornito ai Contini-Licciardi certificati medici falsi decisivi per garantire scarcerazioni ad alcuni esponenti della cupola. Un medico indagato per aver consentito ad alcuni affiliati di bypassare le liste d’attesa e i protocolli interni.

Le attività illecite dall’ospedale al carcere

La svolta è stata possibile grazie alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, che hanno consentito di portare alla luce un sistema di infiltrazione esteso in vari settori. Partendo dal settore della ristorazione e della distribuzione automatica di cibi e bevande, il clan Contini era arrivato a gestire anche un giro di ricoveri fittizi finalizzati ad ottenere scarcerazioni illegittime.

Il tutto sarebbe stato possibile grazie ad un clima di minacce e intimidazioni verso i dirigenti della struttura sanitaria, ma anche grazie alla compiacenza di diversi medici e dell’avvocato Salvatore D’Antonio, che avrebbe messo a disposizione del sodalizio mafioso le proprie competenze professionali. Contemporaneamente, usufruendo delle vesti di legale, avrebbe fatto da tramite tra gli affiliati dentro e fuori dal carcere. Per lui l’accusa è di concorso esterno in associazione mafiosa.

Le truffe ai danni delle compagnie assicurative

Tra le attività illecite più redditizie il clan Contini avrebbe avviato anche una serie di truffe avvalendosi della collaborazione di medici e professionisti compiacenti.

Si tratta, soprattutto, della simulazione di incidenti stradali con falsi testimoni e false perizie, in virtù delle quali venivano chiesti rimborsi alle società assicurative.

La maggior parte del denaro così illecitamente ottenuto sarebbe poi stato reinvestito dall’organizzazione criminale in beni immobili, auto e quadri d’autore, anche grazie alle consulenze dell’avvocato D’Antonio.

 

Alessandra Falletta Ballarino

Giornalista praticante. Mi sono laureata in Giurisprudenza all'Università Cattolica di Milano e i miei ambiti di interesse sono la cronaca nera e la cronaca giudiziaria. Mi caratterizzano l’attenzione ai dettagli, la tendenza ad andare oltre le apparenze e il vizio di fare domande. Amo scrivere di storie complicate ed interrogarmi su tematiche scomode.

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