Londra vieta i social agli under 16: «Restituiamo ai bambini la loro infanzia»

La Gran Bretagna si prepara a vietare l’accesso ai social network ai minori di 16 anni. L’annuncio è arrivato dal primo ministro Keir Starmer, che su X ha spiegato di voler «restituire ai bambini la loro infanzia». Il provvedimento dovrebbe essere approvato entro la fine dell’anno ed entrare in vigore nel 2027. Londra si inserisce così in una tendenza internazionale già avviata da altri Paesi: l’Australia ha introdotto il divieto nel 2025, la Malesia lo ha adottato quest’anno, mentre Spagna, Grecia, Francia, Germania, Portogallo, Danimarca, Norvegia e Austria stanno lavorando a misure analoghe, insieme a Brasile, Indonesia e Canada.

Il divieto e il dibattito europeo

La decisione del governo britannico arriva al termine di una consultazione pubblica che ha coinvolto 116 mila persone tra genitori, giovani e rappresentanti delle aziende tecnologiche: il 90% dei partecipanti si è espresso a favore della stretta. La bozza predisposta dall’esecutivo prevede che gli under 16 non possano accedere a piattaforme come Instagram, TikTok, Snapchat, Facebook e X. Resterebbero invece escluse le applicazioni di messaggistica, come WhatsApp, Telegram e Signal, così come i servizi che offrono altre funzioni principali, dalle piattaforme musicali ai siti di e-commerce. Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di un coprifuoco digitale, con il blocco dell’accesso ai social nelle ore serali per i minorenni.

Intanto anche in Italia il tema è entrato nell’agenda politica: un disegno di legge bipartisan sulla tutela dei minori nello spazio digitale prevede il divieto di accesso ai social per gli under 15 e dovrebbe tornare all’esame del Senato nei prossimi giorni. Il confronto si inserisce nel più ampio quadro delle iniziative europee, con la Commissione Ue che ha contestato a Meta l’insufficienza dei sistemi di verifica dell’età su Facebook e Instagram.

Il nodo dei controlli

Resta però aperta la questione più complessa: come rendere effettivo il divieto. L’esperienza australiana mostra le difficoltà di applicazione della norma. In quel caso le piattaforme sono state rese responsabili dell’individuazione e della chiusura degli account intestati ai minori, ma secondo le prime stime circa il 70% degli under 16 avrebbe continuato ad accedere ai social nonostante il divieto. L’utilizzo di reti virtuali private (Vpn), che consentono di simulare la connessione da un altro Paese, rappresenta uno degli strumenti più semplici per aggirare i blocchi.

Per questo Londra valuta sistemi di verifica più rigorosi, sul modello di quelli già adottati o allo studio per i siti con contenuti per adulti: dalla verifica tramite carta di credito all’analisi biometrica del volto per stimare l’età dell’utente, fino al controllo dei documenti attraverso soggetti terzi o portafogli digitali certificati. In ogni caso, la responsabilità di impedire l’accesso ai minori ricadrebbe direttamente sulle piattaforme.

Matilde Liuzzi

Livornese di origine, sono cresciuta a Faenza prima di arrivare a Milano. La mia palestra sono stati i giornali locali e tre mesi di stage al Fatto Quotidiano. Ho collaborato con Mediaset, dove ho realizzato servizi economici per TG4 e Studio Aperto. Mi occupo di economia: il pretesto perfetto per raccontare anche tutto il resto

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