Lombardia in rosso: venerdì decide il Cts

Tra indici in rialzo e pericolo di nuove varianti la Lombardia, dopo essere entrata in zona arancione solo lo scorso 1° marzo, attende con apprensione la riunione del Comitato tecnico scientifico. L’incontro è in programma venerdì e servirà a capire se sarà necessario inasprire le misure di contenimento.

Come ha detto la vice presidente e assessora al Welfare della regione, Letizia Moratti ‹‹Non ci sono evidenze sulla Lombardia in rosso. Abbiamo riunioni quotidiane con la Commissione Indicatori per vedere quali misure mettere in campo››. La Moratti, nel corso del suo intervento in Commissione Sanità del Consiglio Regionale, ha aggiunto che ‹‹toccherà comunque alla cabina di regia di venerdì dirci come sarà la nostra regione da lunedì prossimo››.

Numeri in aumento

I numeri descrivono una situazione in sensibile peggioramento. Su 55.611 tamponi effettuati, sono 4.590 i nuovi contagi registrati il 3 marzo in Lombardia, per un rapporto positivi/tamponi all’8,3%. Aumentano i ricoveri in terapia intensiva: +30 rispetto a martedì, per un totale di 506 posti letto occupati. Inoltre, I 60 decessi di mercoledì portano la regione lombarda a contare in tutto 28.518 morti da coronavirus. Tuttavia, i timori per il futuro sono legati particolarmente a due indici fondamentali secondo le linee guida dettate dal Cts: il numero di positivi ogni 100mila abitanti e l’Rt.

Milano peggiora

Un Rt superiore a 1.25 significherebbe il passaggio in zona rossa. Se la città di Milano secondo l’ultimo monitoraggio dell’Ats registra un indice già oltre la soglia (1.34), la Lombardia nel suo complesso (che nell’ultimo aggiornamento ha un Rt pari a 0.82) sta cercando di applicare restrizioni mirate per evitare una chiusura generale. La strategia è quella di circoscrivere le zone a più alto contagio (individuate secondo il limite di 250 positivi ogni 100mila abitanti) imponendo la chiusura delle scuole in quelle zone, come era avvenuto dal 3 marzo a Como, Cremona oltre che in 10 comuni del milanese.

250 positivi ogni 100mila abitanti

Anche questo indice, tuttavia, è in netta crescita proprio a Milano, che nel periodo dal 22 al 28 febbraio aveva registrato 177 positivi ogni 100mila abitanti. Si tratta di un aumento del 40% rispetto alla settimana precedente, in cui il rapporto si attestava a 124 positivi ogni 100mila abitanti. Come spiega Carlo La Vecchia, epidemiologo dell’Università degli Studi di Milano ‹‹In città i casi sono saliti molto nell’ultima settimana. A farci capire che siamo in una fase di espansione è l’età dei contagiati, l’aumento lo vediamo soprattutto tra i 20 e i 49 anni, coloro che hanno maggiori contatti sociali››.

Lunghi passi verso il rosso

Nemmeno il consulente straordinario per il piano vaccinale della Lombardia, Guido Bertolaso, davanti alla Commissione Sanità del Consiglio regionale, ha manifestato ottimismo: ‹‹A me sembra che tutta Italia, tranne la Sardegna, si stia avvicinando a lunghi passi verso la zona rossa››.

Guido Bertolaso commissario straordinario per la gestione vaccini in Lombardia
Imprese stremate

Particolarmente preoccupato per il possibile passaggio della Lombardia in rosso è il segretario generale di Confcommercio Marco Barbieri: ‹‹L’ultimo passaggio da giallo a arancione ha portato alla chiusura di 21 mila tra bar e ristoranti di Milano, Lodi e Monza e Brianza››. Infine, citando la stima dell’Ufficio Studi di Confcommercio, Barbieri ha ammonito: ‹‹Registriamo una perdita di oltre 56 milioni alla settimana. Una zona rossa fermerebbe anche le altre attività commerciali con conseguenze economiche pesantissime per imprese già stremate››.

Alessandro Bergonzi

Giornalista praticante

Nato a Roma, cresciuto a Imperia. I libri di Terzani mi hanno insegnato a sognare e una laurea in Giurisprudenza mi ha permesso di riflettere. Mi piace scrivere di geopolitica, indagare e approfondire tutto ciò che non è lineare.

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