L’ITALIA NON FARÀ PARTE DEL BOARD PER GAZA, MELONI: “LA COSTITUZIONE LO IMPEDISCE”

Dal Pakistan alla Russia di Putin, passando per il Vaticano e il Regno Unito. È stata invitata anche l’Italia a quello che alcuni definiscono l’«Onu di Trump». Ma per ora il nostro Paese non ne farà parte «c’è per noi un problema costituzionale di compatibilità – ha spiegato Giorgia Meloni – perché dalla lettura dello statuto è emerso che ci sono alcuni elementi di incompatibilità con la nostra Costituzione, questo non ci consente di firmare sicuramente domani, però ci serve più tempo, c’è un lavoro che va fatto, ma la mia posizione rimane di apertura».

IL BOARD PER GAZA

Nelle intenzioni della Casa Bianca sarà un Consiglio di pace. Si occuperà della ricostruzione di Gaza, distrutta da due anni di guerra. Tra i membri già confermati da Washington ci sono il segretario di Stato Marco Rubio, l’inviato speciale Steve Witkoff, il genero del presidente Jared Kushner, il miliardario americano Marc Rowan, il presidente della Banca mondiale Ajay Banga, il consigliere Robert Gabriel e l’ex primo ministro britannico Tony Blair. A presiedere il tutto sarà Donald Trump, che convocherà le riunioni, in cui avrà potere di veto su ogni delibera, e sarà sempre lui a decidere quali dei membri parteciperanno solamente tre anni. Chi vorrà farne parte in modo permanente dovrà pagare 1 miliardo di dollari.

IL NO DELL’ITALIA

Anche l’Italia è stata invitata ad entrare nel Board of Peace per Gaza. Da Palazzo Chigi Giorgia Meloni apre all’idea di Trump. «Siamo disponibili e interessati» perché «non sarebbe intelligente da parte di Italia ed Europa autoescludersi». Ma chiarisce anche che, almeno per ora, l’Italia non potrà aderire. Le ragioni non sarebbero politiche. Il problema sarebbe lo statuto del Board, che non consente a tutti i partecipanti di essere sullo stesso piano. Cosa che va contro l’articolo 11 della Costituzione che, oltre a dichiarare che «l’Italia ripudia la guerra», stabilisce anche che possa aderire a organizzazioni internazionali, con delle «limitazioni di sovranità», solamente «in condizioni di parità con gli altri Stati». «La questione legale e regolamentare è soprattutto in rapporto all’articolo 11» ha spiegato la premier ospite a di Bruno Vespa a Porta a porta «può essere incompatibile con alcuni articoli dello statuto».

I PARTECIPANTI

A prendervi parte sono invitati tutti i maggiori Paesi del mondo. Sarebbero 20 i leader che hanno aderito. La Germania ha già rifiutato, mentre il premier inglese Starmer non ha ancora dato una risposta. Il premier francese Macron ha dichiarato che non parteciperà, dichiarando di preferire il «rispetto ai bulli». Anche l’ucraino Volodymyr Zelensky ha espresso delle riserve visto l’invito esteso anche al presidente russo Putin.

Chiara Brunello

Sono laureata in comunicazione, media e pubblicità all'Università Iulm. Mi interesso di cronaca nera, politica interna ed estera.

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