Una vittoria per cancellare tutte le sfortune di una carriera. Il volto di Wout Van Aert è segnato da un pianto a dirotto per quello che è il successo più importante in carriera. L’eterno secondo trionfa in un’incredibile Parigi-Roubaix battendo in volata il campione del mondo Tadej Pogacar. L’inferno del Nord ha dimostrato ancora una volta la sua imprevedibilità: tanti i problemi meccanici che hanno reso la corsa ancora più entusiasmante e avvincente. A completare il podio Jasper Stuyven. Nulla da fare per Mathieu Van der Poel: complice una doppia foratura nel tratto in pavé della foresta di Arenberg, l’olandese ha rincorso per buona parte della gara il gruppo di testa.
La corsa

Il ritmo della gara è stato altissimo sin dal primo chilometro, con gli uomini di Pogacar che hanno tirato in testa al peloton per affaticare gli avversari. Una strategia che è costata cara al campione sloveno quando a 120 km dal traguardo ha bucato la ruota posteriore in un settore di pavé. Un momento di confusione dove la maglia iridata è rimasta senza compagni di squadra, arrivando a perdere quasi un minuto dal gruppo di testa. Un distacco che Tadej è riuscito a chiudere 25 km dopo con un grande dispendio di energie, prima di entrare nel tratto simbolo della corsa: la foresta di Arenberg. Con il pavé sconnesso è anche il più temuto dai corridori ed è proprio qui che VdP ha sofferto la doppia foratura. E anche in questo caso la squadra non ha gestito al meglio la situazione, con i compagni che non si sono fermati per aiutare il capitano e l’ammiraglia attardata, bloccata dai corridori staccati. L’olandese ha perso quasi due minuti dal gruppo di testa. Un’impresa titanica da recuperare.
Sfortunatissimo anche Filippo Ganna. Il corridore della Ineos era riuscito a riportarsi sul gruppo di testa prima di forare per una seconda volta. Una sorte toccata anche a Pogacar e a Van Aert. Due imprevisti che hanno aiutato Mathieu “L’imperatore” a riavvicinarsi al gruppo di testa. L’olandese è sembrato volare sui tratti in pavé con una cattiveria agonistica del campione quale è. E dopo 50 chilometri di inseguimento ha riacciuffato quelli che erano la testa della corsa. Erano, perché nel mentre Van Aert e Pogacar hanno staccato tutti con un attacco del belga a -52 km. Un’accelerazione che in questa pazza corsa ha dimostrato la sua lucidità mentale e agilità di gamba.
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Il finale
Per quasi 30 km la corsa è rimasta sospesa tra la coppia di testa e il gruppo di inseguitori sempre tra i 30 e i 40 secondi. Il minimo imprevisto poteva cambiare tutto. E invece i problemi meccanici che hanno caratterizzato la corsa si sono fermati. Con la fatica che segnava il volto dei corridori, si è capito che solo i primi due potevano giocarsi la vittoria. Per uno significa scrivere l’ennesima pagina di storia: l’unica grande classica che manca nel palmarès. Per l’altro è il traguardo di una vita sportiva: anni passati ad organizzare le proprie stagioni per questo obiettivo che è sempre mancato per un capriccio della fortuna.
L’urlo della folla accompagna Tadej Pogacar e Wout Van Aert all’interno del velodromo. Un giro e mezzo della pista più iconica al mondo. La posizione ideale per lo sprint è del belga, che rimane a ruota del campione del mondo. Poi lo scatto di Van Aert. Deciso e rapido supera un Pogacar lento nella risposta e legnoso nel movimento. Wout taglia il traguardo con una bici di vantaggio. È l’impresa dell’eterno secondo e la rivincita per anni di infortuni e difficoltà.
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