Le AI nel contesto accademico: la Iulm al Salone del Libro

L’edizione 2026 del Salone del Libro di Torino volge verso la chiusura con numeri da record. Gli organizzatori segnalano sale piene, incontri sold-out e grande entusiasmo per i libri. Nella sola giornata di giovedì sono entrati più di 40.000 visitatori con un incremento del 20% rispetto alla prima giornata dell’anno precedente. Poche le lamentele, anche se qualcuno segnala la scarsità di bagni e punti ristoro. Qualche malumore legato anche ai prezzi dei biglietti d’ingresso: 16 euro online e 23 in cassa, e per accedere ad alcuni eventi è necessario pagare un sovrapprezzo di 3 euro.

L’esperienza Iulm

Nella sala Lisbona durante la giornata di domenica è stato affrontato un tema molto attuale:  l’università contemporanea si trova oggi a un bivio cruciale, sospesa tra la necessità di preservare la memoria storica e l’imperativo di cavalcare l’innovazione tecnologica. In un’epoca dominata dalla velocità e dall’intelligenza artificiale, le istituzioni accademiche devono evolversi per formare non solo tecnici, ma pensatori capaci di interpretare i cambiamenti culturali. L’esperienza della IULM offre una prospettiva su come coniugare profondità e visione futuristica, in una tavola rotonda dal nome “La storia al futuro”.

La funzione educativa dell’Università

Il dibattito si apre con l’intervento di Giovanni Puglisi, rettore emerito dell’Università Iulm, che ricorda che l’università è, fin dall’antichità, il luogo in cui la civiltà interroga sè stessa. Il professore denuncia una “pressione sistemica della brevità” che sta trasformando i laureati in esperti settoriali ma non in conoscitori della storia. Secondo Puglisi, gli atenei devono rinnovarsi per custodire la “memoria lunga”, insegnando agli studenti tre attitudini fondamentali: guardare al passato per imparare, affrontare il presente senza paura e agire consapevolmente sul futuro.

AI, tra rischi e opportunità

Il filosofo Maurizio Ferraris sposta l’attenzione sul ruolo dell’Intelligenza Artificiale nel contesto accademico. Sebbene l’AI sia in grado di scrivere tesi formalmente corrette, il rischio è la produzione di contenuti “sbrodolati” e mediocri. Ferraris critica le istituzioni che, imponendo ritmi serrati, spingono gli studenti verso la quantità a discapito della qualità, creando “ingegneri super addestrati” ma potenzialmente privi di spirito critico

Una grande sfida

Nel 2024 gli elementi generati dall’AI hanno superato quelli prodotti dagli esseri umani. Con questo dato Stefania Romenti, prorettore alla Didattica e direttore scientifico del Centro di ricerca per la comunicazione strategica, apre il suo intervento. La sfida per l’università è formare comunicatori responsabili in grado di negoziare tra le potenzialità dell’IA e i pregiudizi che essa può veicolare.

AI e processo creativo

Infine, Massimo De Giuseppe, preside della facoltà di arti moda e turismo e professore ordinario di storia contemporanea, e Davide Mezzino, architetto e professore associato alla facoltà di interpretariato e traduzione, inquadrano il cambiamento in una cornice storica e creativa. De Giuseppe sottolinea come la storia fornisca gli strumenti per leggere la “rivoluzione cibernetica”, mentre Mezzino evidenzia come l’IA stia ridefinendo i processi creativi. L’obiettivo finale, incarnato dai nuovi percorsi accademici su lingue e culture digitali, è formare figure capaci di gestire attivamente il modo in cui le tecnologie trasformano la cultura.

Chiara Balzarini

Milanese, classe '98. Per mestiere mi occupo di attualità, cronaca ed esteri. Per passione scrivo di cavalli e sport equestri per CavalloMagazine con cui collaboro. Sempre alla ricerca della domanda giusta al momento giusto

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