Ladro ucciso nel Varesotto: polemica sulla legittima difesa

Una rapina finita nel sangue con la morte di uno dei ladri. È accaduto a Lonate Pozzolo, nel Varesotto, mercoledì 14 gennaio. Un episodio che ha fatto parlare e discutere le forze politiche e l’opinione pubblica nelle ultime ore.

Adamo Massa, 37 anni di origine sinti, è stato accoltellato durante la colluttazione con Jonathan Rivolta, ricercatore 33enne che vive nella villetta di via Montello insieme ai genitori. Poi, durante la fuga verso l’autostrada Milano- Torino per tornare verso il campo nomadi dove Massa viveva, la grave situazione del 37enne ha portato i complici ad abbandonarlo davanti all’ospedale di Magenta, dove i soccorritori hanno potuto fare ben poco per salvarlo.

La ricostruzione della vicenda

Sono le 11 di mattina quando l’Audi scura, con la targa clonata, si ferma nella frazione di Sant’Antonino davanti all’abitazione dei Rivolta. I rapinatori provengono da Torino e hanno alle spalle diversi colpi: Adamo Massa aveva una condanna definitiva nel 2021 per rapina e furti ai danni di anziani dove si era finto un tecnico del gas per rubare gioielli. I ladri sono tranquilli, credono che a quell’ora non troveranno nessuno in casa. Uno dei tre rimane in macchina, pronto a mettere in moto dopo il colpo. Gli altri due si intrufolano nel giardino entrando dal retro, suonano più volte il campanello per essere sicuri che nessuno è dentro l’abitazione, poi spaccano il vetro della portafinestra della cucina. I rumori insospettiscono Jonathan, che era nella stanza da letto. Prima di scendere al piano di sotto, prende un coltello da un kit di sopravvivenza, che usa durante le escursioni di trekking.

La colluttazione

Il ricercatore di economia e management scende le scale per capire cosa sta succedendo al piano di sotto. Quando si trova davanti ai due malviventi, secondo il racconto di Rivolta, Adamo Massa gli si scaglia contro e comincia a dargli calci e pugni. Rivolta ha il coltello lungo il fianco e secondo la sua testimonianza il fendente è stato usato involontariamente, per pararsi dai colpi. «Ho alzato il braccio per difendermi e l’ho colpito», il coltello colpisce il pettorale destro del 37enne. Adamo Massa riesce a scappare approfittando dello stordimento di Rivolta dopo che ha sbattuto la testa contro lo stipite della porta. La fuga è durata per qualche chilometro, poi, viste le condizioni gravissime di Massa, i suoi complici hanno deciso di lasciarlo davanti al pronto soccorso di Magenta.

I parenti forzano la porta dell’ospedale

I sanitari soccorrono Adamo Massa immediatamente, ma il 37enne muore prima di entrare in sala operatoria. Poche ore dopo il decesso, amici e parenti si presentano al pronto soccorso, sono circa 200 persone. Invadono il reparto chiedendo di vedere il corpo, forzando l’ingresso. Il personale ospedaliero ha dovuto chiedere l’aiuto delle forze dell’ordine e una volta che la situazione torna alla calma, vengono fatti entrare la madre e il fratello di Massa.

Gli inquirenti, nel frattempo, stanno cercando di identificare i complici di Adamo Massa. Jonathan Rivolta, invece, dopo che sono arrivati i Carabinieri nel suo appartamento, è stato portato nell’ospedale di Gallarate: presentava un labbro tumefatto, segni evidenti di pugni e un profondo taglio al volto.

È stata legittima difesa?

Jonathan Rivolta è già stato interrogato dalla pm di Busto Arsizio Nadia Calcaterra, il racconto del 33enne è apparso coerente con la legittima difesa. Al momento, il fascicolo aperto in procura è per tentata rapina. Le forze politiche di destra hanno subito difeso Rivolta. Il leader della Lega Salvini, come successo per casi analoghi, ha preso le parti del ricercatore postando su X «Solidarietà a chi è stato aggredito in casa sua e si è difeso!». La sindaca leghista di Lonate Pozzolo ha affermato che nel paese esiste un problema di sicurezza e chiede più forze dell’ordine sul territorio. Sulla stessa linea Fratelli d’Italia che ha espresso la propria vicinanza e solidarietà a Rivolta.

 

La famiglia varesotta ha paura di ritorsioni. Lo zio del ragazzo ha commentato: «Aveva questo coltello a portata di mano e si è difeso. Cosa doveva fare? Se ti entra qualcuno in casa, la reazione è quella».

I casi precedenti di assoluzione per legittima difesa

Lo scorso novembre, a Rovigo, un uomo è stato assolto dopo che aveva sparato al ladro che gli era entrato in casa. In questo caso aveva preso le difese del 68enne la premier Giorgia Meloni dicendo che la legittima difesa è sempre legittima. Ad Ivrea, nel 2019, Franco Bonvin aveva sparato al ladro che aveva tentato di rapinare casa sua. Il suo caso ha aperto anche un dibattito nella magistratura. Se si allarga il quadro agli esercenti, i casi di legittima difesa durante una rapina sono molteplici, alcuni sono finiti con l’assoluzione, o archiviazione, di chi ha subito la rapina, altri con la condanna.

Cosa dice la magistratura

È stato stabilito che nei casi di legittima difesa l’uso delle armi è giustificato se proporzionato al rischio. Non bisogna semplificare la questione al concetto che qualsiasi reazione per legittima difesa è sempre giustificata: ci sono tutti i limiti del codice penale, della Costituzione e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. È necessario dimostrare che la difesa era necessaria, quindi che non c’era la possibilità di chiamare aiuti o di fuggire, oppure che non c’era la possibilità di difendersi a mani nude. La riforma prende in considerazione anche il grave turbamento psicologico per via dell’aggressione.

In conclusione, come in tutti i casi, ogni storia giudiziaria è a sé. L’importante è ricordare che quando c’è un morto di mezzo è importante che se ne occupi la magistratura, e non che diventi un caso politico utile ad alcuni per alimentare la paura e il clima di insicurezza, con l’illusione che qualsiasi azione si compie per difendersi sia sempre lecita.

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