La Stazione Spaziale Internazionale precipiterà nel 2031

Ora non è più solo un’ipotesi. La Stazione Spaziale Internazionale cesserà di esistere nel 2031. Lo ha annunciato la Nasa con un comunicato ufficiale. Il progetto, nato da una collaborazione tra l’agenzia spaziale statunitense, l’agenzia spaziale europea (Esa) e quella giapponese è iniziato nel 1998. Finora durato più di due decadi, terminerà la sua missione tra nove anni. Curiosa è la fine prevista per l’Iss (acronimo della Stazione). Come comunicato dalla Nasa, verrà fatta precipitare nell’Oceano Pacifico meridionale: nel cosiddetto “Punto Nemo”. Uno specchio d’acqua a est della Nuova Zelanda da sempre utilizzato per raccogliere i veicoli spaziali usciti dalla propria orbita.

Cos’è la Stazione Spaziale Internazionale

L’Iss è un laboratorio in orbita che, nel corso degli anni, sta restituendo enormi sviluppi scientifici, educativi e tecnologici a beneficio delle persone sulla Terra. Nella prima parte della missione la Stazione Spaziale è stata assemblata interamente nello spazio. Terminata nel 2011, le varie agenzie internazionali hanno impiegato oltre tredici anni per concludere il lavoro. Nel secondo step della sua attività l’Iss ha raccolto più di 3000 attività scientifiche dando lavoro a oltre 4200 ricercatori e impiegando team di 110 Paesi del mondo. La stazione avrebbe dovuto terminare il suo lavoro nel 2024, ma l’amministrazione Biden ha prolungato i termini dopo aver analizzato i dati. Questo decennio sarà dedicato all’avanzamento della ricerca scientifica e alla transizione commerciale con l’obiettivo della space economy.

Il Punto Nemo

Trent’anni nello spazio e poi la discesa nell’Oceano. La Stazione Spaziale Internazionale concluderà la sua missione al largo della Nuova Zelanda. Di solito, i satelliti più grandi rallentano così da uscire dall’orbita terrestre e precipitare attraverso l’atmosfera. La destinazione finale è il Punto Nemo, secondo la Nasa il posto più lontano da qualsiasi civiltà umana. L’Iss non sarà il primo corpo spaziale a precipitare. Quello specchio d’acqua è un obiettivo frequente per le agenzie spaziali. Così tanto utilizzato da essere definito “il cimitero delle navicelle spaziali”.

Oscar Maresca

Curioso di professione, giornalista per passione. Classe ’98, di Napoli. Innamorato delle storie da raccontare. E del calcio. Pubblicista dal 2017, praticante per MasterX, collaboro per La Gazzetta dello Sport. A Milano per scelta. Sogno e scrivo, non necessariamente in questo ordine.

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