La “rivoluzione dei fenicotteri” sta scuotendo l’Albania e non solo. Migliaia di persone sono in protesta contro il maxiprogetto edilizio e turistico legato alla società del genero di Donald Trump Jared Kushner e sua moglie Ivanka.
Il resort e le aeree protette
Sabato 6 giugno anche Milano si è riempita di due simboli: bandiere rosse con l’aquila a due teste e fenicotteri rosa. La bandiera albanese e l’animale a rischio d’estinzione sono i simboli della protesta contro la vendita delle isole Sazan e Vjosa-Narta a Kushner. I due territori fanno parte di una delle zone naturalistiche più importanti dell’Albania e uno dei siti più incontaminati del Mediterraneo. È casa di 200 specie di uccelli, molti dei quali a rischio, mentre le acque ospitano la foca monaca e tartarughe. Queste specie ora sono ancora più minacciate dal progetto turistico dell’azienda del genero di Trump: un resort di lusso dal valore di 4 miliardi di dollari. Le manifestazioni in Italia (Milano, Firenze, Bologna, Torino, Genova e Brescia) seguono quelle che a Tirana vanno avanti da quasi una settimana.

Le società coinvolte
Dietro al progetto non c’è solo la società di Kushner, la Affinity Partners, ma anche una società registrata nei Paesi Bassi, la Zvernec South Adriatic Development, collegata ad alcuni multimiliardari del Qatar. Parte dei territori coinvolti nel progetto inoltre è riconducibile, secondo il Balkan Insight, all’imprenditore albanese-americano Artur Shehu, coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari riguardanti le sue proprietà, comprese quelle incluse nel piano di costruzione del maxi resort e Alaudin Malaj, un ex giudice dai trascorsi chiaroscuri. Tra i simboli portati in strada dai manifestanti spiccano anche bandiere palestinesi: la Affinity Partners detiene quote in aziende israeliani che sono coinvolte nell’economia dell’occupazione della Cisgiordania.

Un progetto poco trasparente
Il progetto del resort sarebbe stato presentato nel 2024 e accolto con entusiasmo dal premier Edi Rama. Il governo albanese gli ha anche conferito lo status di investimento strategico: permette meno vincoli, procedure più veloci e accesso facilitato ai terreni pubblici. Tutto questo è avvenuto senza la consultazione del parlamento, senza il coinvolgimento dei cittadini e senza valutare l’impatto ambientale. Questi fattori hanno scatenato la rabbia di cittadini e non solo. Le proteste quindi non riguardano solo la perdita di un habitat unico nel Mediterraneo e il coinvolgimento di aziende legate a Israele, ma anche la mancanza di trasparenza con cui il premer Edi Rama ha gestito la vendita. Sempre nel 2024 era stata approvata una revisione di legge che ha dato il via libera alla costruzione di progetti turistici su aeree protette. Un collegamento non è certo, ma l’anticorruzione albanese ha aperto un’inchiesta per valutare possibili connessioni.
L’ambizione di Edi Rama
Edi Rama ha difeso il progetto presentandolo come un’opportunità per attrarre capitali stranieri, sviluppare il turismo di fascia alta e rafforzare la crescita economica del paese. Il progetto è stato presentato come parte di una più ampia strategia di modernizzazione e valorizzazione della costa albanese. Rama ha anche risposto con toni aggressivi ai manifestanti. In un’intervista a Politico ha affermato: «Se non fosse Jared [Kushner] a nessuno fregherebbe un c****». Ha poi sottolineato come il PIL albanese sia triplicato da quando è stato eletto nel 2013. Ma a mettersi di traverso con l’ambizione di Edi Rama è anche la Commissione Europea che ha di recente lanciato un monito al premier affinché vengano rispettate le direttive europee sulla tutela della biodiversità e le regole sulla trasparenza negli investimenti.
