LA BOSNIA MANDA L’ITALIA ALL’INFERNO: LA NAZIONALE SALTA I MONDIALI PER LA TERZA VOLTA DI FILA

Il triplice fischio di Clement Turpin dopo i calci di rigore non solo sancisce la qualificazione della Bosnia — la seconda della sua storia — a un Mondiale di calcio, ma certifica anche il terzo mancato accesso consecutivo per l’Italia, la quarta nella storia della rappresentativa azzurra. Come recita un vecchio adagio: «Non c’è due senza tre», e chissà che il «quattro non venga da sé». La sconfitta della Nazionale a Zenica assume ora i connotati di una vera e propria tragedia sportiva.

Un record, e che record

Le caravelle azzurre si sono incagliate prima ancora di salpare. Niente rotta verso Ovest, niente Nuovo Mondo da conquistare. L’America, da stasera, torna a essere un continente irraggiungibile: per il nostro calcio non ci sarà nessuna epica riscoperta come quella di Colombo nel 1492, ma solo l’amara consapevolezza di essere rimasti a terra, confinati ai margini della storia.

L’Italia esce da Zenica con le ossa rotte: con quattro stelle cucite sul petto, sopra uno stemma che per anni ha rappresentato la gloria assoluta del calcio, la Nazionale è la prima rappresentativa ad aver vinto almeno un titolo mondiale a non centrare la qualificazione per tre edizioni consecutive. Quell’eliminazione ai playoff a San Siro con la Svezia nel 2017, che era sembrata un’anomalia o un occasionale scivolone, si è trasformata in una psicosi con la Macedonia del Nord al Renzo Barbera di Palermo (2022). «Meglio non andare ai Mondiali se giochiamo così», avevano detto in molti dopo i due spareggi.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Sport MasterX (@sportmasterx)

La sconfitta con la Bosnia ora però trasforma definitivamente un incubo a occhi aperti in una realtà troppo brutta per essere vera. «Chissà quando e se ci torneremo, ai Mondiali», viene da pensare. Un declino che brucia profondamente l’orgoglio e che certifica ormai la crisi di un intero sistema calcistico, bersagliato da anni su tutti i fronti. Quella che una volta era un’eccezione, un caso isolato, oggi, 31 marzo, è diventata una sconcertante abitudine.

Il vuoto di una generazione

Fa male, soprattutto perché se si guarda l’ultima apparizione dell’Italia su un palcoscenico iridato bisogna riavvolgere il nastro fino al 2014. All’edizione brasiliana dei Mondiali, peraltro, si era presentata una Nazionale completamente priva di pretese. Gli azzurri erano arrivati in Brasile, la terra dove il calcio scorre nelle vene, sotto traccia: zero aspettative, il presagio della disfatta aleggiava inesorabilmente sulle teste degli uomini guidati da Cesare Prandelli. Dopo un’abbagliante vittoria contro l’Inghilterra, le due sconfitte rimediate con Costa Rica e Uruguay avevano messo il sigillo sull’eliminazione ai gironi dell’Italia. Al ritorno in patria, il ct rassegnò le dimissioni.

Da quella spedizione si è aperto un vuoto che oggi è diventato una voragine. Il sogno di rivedere, o addirittura di vedere per la prima volta, l’Italia ai Mondiali sfuma letteralmente a un passo. Intere generazioni sono cresciute senza il brivido e l’emozione delle partite della Nazionale ai Mondiali. Adesso l’orizzonte si sposta inesorabilmente verso il 2030, anno dell’edizione del centenario che si disputerà in Spagna, Portogallo e Marocco.

Un nuovo calvario

Si prospetta una nuova, logorante attesa, con l’auspicio che questo deserto sportivo si possa interrompere al massimo entro i prossimi quattro anni. Adesso ci aspetta l’ennesima estate da spettatori, a guardare ancora una volta gli altri contendersi il trofeo più ambito del globo. Saranno anni di messa in discussione, di processi a quello che poteva essere e ancora una volta non è stato.

Un lato positivo? Gli italiani potranno tranquillamente andare al mare senza preoccuparsi di dover organizzare la propria giornata in funzione del fuso orario americano. Eppure, sotto gli ombrelloni dei lidi, non ci sarà quell’elettricità, l’energia o la magia. Quella delle Notti Magiche, per l’Italia, si è spenta da un pezzo…

Roberto Manella

Onnivoro di sport, ma i motori sono la mia scintilla. Non chiedetemi di scegliere: mi troverete sveglio alle tre del mattino per una pole o un quinto set. Se c'è competizione nell'aria, non importa l'orario, io ci sono. 🏎️ ⚽ 🎾 🎯 ⛷️

No Comments Yet

Leave a Reply