ITALIA DIVISA IN DUE, IL NOSTRO VIAGGIO DI 16 ORE DALLA PUGLIA A MILANO

Cosa si può fare in 16 ore? Volare dall’Italia al Giappone, attraversando mezzo mondo. Guardare due stagioni intere di Friends, senza mai alzarsi dal divano. Leggere un libro lungo quattrocento pagine, dall’inizio alla fine, giocare quasi dieci partite di calcio. Svegliarsi la mattina di Pasqua, aprire l’uovo di cioccolato – solo per prendere la sorpresa – andare a casa dei famigliari per scambiarsi gli auguri, pranzare a casa della nonna e riuscire persino a digerire.  

Sedici ore sono abbastanza per fare molte cose. Alyssa le ha impiegate per tornare a Milano in Flixbus, partendo da Lecce. Avrebbe dovuto prendere il treno martedì, un IntercityNotte, ma a causa della frana di Petacciato che ha spaccato le strade e deformato i binari di almeno dieci centimetri, la linea ferroviaria Bari – Pescara è stato bloccata e i treni sono stati cancellati. Con lei sarebbe dovuto partire Vito, anche lui costretto a prendere il pullman. 14 ore di viaggio, due in meno di Alyssa. Ma solo perché partiva da Bari.

VITO: BARI – MILANO

Sono le 8:47 di giovedì 9 e sono appena arrivato alla stazione degli autobus di San Donato Milanese, al termine di quella che è stata una vera e propria odissea. Il mio interminabile viaggio, però, ha inizio ben prima delle ore 18:00 di ieri, 8 aprile, orario di partenza (con 20 minuti di ritardo) dell’autobus che mi avrebbe riportato a Milano nel giro di appena 14 ore.

Il mio viaggio, precisamente, parte nel primo pomeriggio di martedì, 7 aprile. Intorno alle 15:30 vengo a sapere autonomamente che il treno sul quale sarei dovuto salire quella sera stessa, in partenza da Trani e diretto a Milano Centrale, è stato cancellato a causa della frana di Petacciato. La comunicazione ufficiale di Trenitalia mi sarebbe giunta solo un’ora dopo. Di colpo, quell’ora e mezza durante la quale avrei dovuto salutare un mio amico si trasforma in un turbine di richieste di rimborso, miriadi di pagine aperte sul mio cellulare, e tentativi di trovare la prima alternativa utile – sia a livello di tempistiche che di costi – per raggiungere la Lombardia il prima possibile. Con i treni praticamente fuori uso, e i pochi biglietti aerei rimasti a prezzi esorbitanti, l’unica possibilità era rappresentata da quel colosso su ruote alto 4 metri e pesante svariate tonnellate: l’autobus.

Non avendo a disposizione alcuna opzione più agevole, e date le tempistiche alquanto ristrette, non ho avuto scelta. Attendere un altro giorno, e partire nel pomeriggio di mercoledì 8 aprile spostandomi – peraltro – di 40 km dalla mia città natale alla volta della stazione di Bari Centrale. Prima tappa della mia personalissima Via Crucis, per restare in tema Pasquale. Già dall’arrivo dell’attesissimo mezzo di trasporto, si era capito che il viaggio sarebbe stato tutt’altro che semplice. L’autobus era strapieno, diverse le persone nella mia stessa condizione, tanto che la stiva conteneva a stento tutti i bagagli dei passeggeri.

Non solo, perché la chiusura di un tratto della A14 aveva messo fuori causa anche il percorso più veloce sulle quattro ruote: la percorrenza dell’autostrada dalla Puglia fino a Bologna, per poi entrare sulla A1 e continuare fino a Milano. Ergo, il mio viaggio di rientro si è trasformato in un magnifico tour della nostra amata penisola: da Napoli a Roma, da Firenze a Bologna, fino a Modena e Parma. Per poi raggiungere, alla punta di questa serpentina, una meta che dopo 14 ore di viaggio in notturna avrebbe fatto invidia a qualsiasi meraviglia del mondo: la stazione degli autobus di San Donato, alle porte di Milano.

E così, trascorrendo un’altra quarantina di minuti sui mezzi cittadini milanesi (che in confronto a quanto appena passato avevano lo stesso peso di una comoda passeggiata sul lungomare) sono riuscito a raggiungere la mia abitazione. Pronto per riadattarmi alla mia vita da giornalista praticante nel ridente capoluogo lombardo. E il rimborso? Arriverà, prima o poi. Forse…

ALYSSA: LECCE – MILANO

Sveglia alle 4:00. Prendo la valigia, controllo le ultime cose e dall’altra stanza sento urlare: «Hai preso tutto?» Non si riferisce ai vestiti o ai documenti, ma alle frise, ai taralli, al “cibo da giù” che mi permetterà di non sentire troppo la mancanza di casa.

È il 9 aprile e si va verso il Foro Boario, la stazione dei pullman a Lecce. È da lì che prendo il Flixbus per Milano. «Arriveremo intorno alle 23:30», dice l’autista. Sono diciotto ore di viaggio, quattro in più del solito. Per fortuna i sedili sono comodi, ma non ci si può alzare, se non durante le soste: nove previste, più qualcuna in più per permettere ai conducenti di mangiare, darsi il cambio, fermarsi come da contratto. Promettono di fare il possibile per arrivare prima. Lo spero. Tutto questo per il desiderio di passare le vacanze di Pasqua a casa con la mia famiglia. Come se 3 giorni possano essere considerati davvero “vacanza”.

Il paesaggio visto dal finestrino del bus in viaggio

Il viaggio era già partito male: giovedì sera rischiavo di non scendere per l’esondazione del fiume Osento, in Abruzzo. Tutti i treni che andavano verso la Puglia erano stati soppressi. Solo il mio è riuscito a partire. Martedì, però, non ho avuto la stessa fortuna. A causa della frana di Petacciato, l’Italia si è divisa in due e la Puglia è rimasta completamente isolata.

A chi puoi dare la colpa? Le calamità naturali accadono e non ci si può fare nulla. Però, qualcuno dovrebbe gestire i problemi che ne derivano. Come? Offrendo mezzi di trasporto sostitutivi o un servizio che dà un reale supporto. Non puoi passare due ore al telefono con l’assistenza di Trenitalia e sentirti dire «tutti gli operatori sono occupati» ogni venti secondi. Non puoi perdere tempo a cercare di compilare un modulo di rimborso che non funziona. Hai tre ore. Tre ore tra il messaggio di cancellazione – arrivato alle 16, nonostante il blocco della viabilità fosse stato annunciato alle 12:30 – e la partenza prevista, perché altrimenti perdi i tuoi soldi.

Il messaggio inviato da Trenitalia per comunicare la cancellazione del treno

Ma oltre il danno, anche la beffa. Se fai il cambio del biglietto devi pagare una tariffa aggiuntiva, nonostante quella di rimandare il viaggio non sia stata una tua decisione. E allora cerchi altre alternative. Conviene prendere un treno? Chissà quando riapre la linea, devi fare deviazioni complicate e poi sull’app è tutto bloccato. Scegliere Bla Bla Car? Dodici ore in macchina con uno sconosciuto non è una soluzione allettante. Viaggiare in aereo? Costa 317,34€. Senza valigia. E allora non resta che l’autobus: quattordici ore di strada per cui ho speso 76,90€.

Alle 11:42 il primo blocco: i vigili smistano il traffico e permettono di andare verso Termoli. L’unica alternativa di viaggio, infatti, è fare una deviazione a San Severo, per raggiungere Campobasso sulla A16, in modo da tornare verso Pescara e proseguire poi sulla A14. Gli umori sono tesi. C’è chi rimane in silenzio, chi mangia il suo panino. Qualcuno si lamenta, mentre qualcun altro scherza: «Forse arriviamo nel 2030». E intanto la radio trasmette Felicità.

La paura più grande è il traffico: «La strada che porta a Lesina ha una sola corsia di marcia e ci sono lavori in corso», dice un autista al collega. E poi spiega: «Ci sono dei semafori che ti dicono quando passare. Solitamente ti fanno aspettare un bel po’. Se ci va bene, non rimarremo bloccati, se no arriveremo anche all’1 di notte».

Alle 12:30, quando ormai stiamo ritornando sulla A14, alla radio danno la notizia: l’autostrada è stata riaperta. Tutti ci guardiamo e un sorriso esausto per le sette ore di viaggio appena trascorse sorge spontaneo. Non è di gioia, ma di rassegnazione. Perché quella deviazione è durata due ore.

Il resto del viaggio è passato senza troppi problemi: nell’autobus il silenzio assoluto, interrotto solo dalle chiacchiere dei due conducenti. Alcuni dormono, altri ascoltano la musica, altri ancora guardano fuori dal finestrino persi nei loro pensieri. Alle 22:01 l’autista dice: «Apriti sesamo». La sbarra del parcheggio di San Donato si apre, il bus si ferma e il collega annuncia l’arrivo a Milano. Tutti tirano un sospiro di sollievo. La gente sembra essere tornata a vivere. Siamo arrivati a casa.

Alyssa Cosma

Ho deciso di diventare una giornalista quando avevo sette anni e guardavo tutti i programmi di informazione per seguire il caso Scazzi. Scrivo di cronaca e ho una grande passione per il giornalismo d'inchiesta. Mi interessa approfondire temi di attualità, esteri e politica interna. Ho collaborato con Diario del giorno, il programma di approfondimento del TG4.

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