«L’orologio corre e ora ovviamente accelererà», ha dichiarato Medvedev, vicepresidente del consiglio di sicurezza russo. Il riferimento è al Doomsday Watch, l’orologio simbolico che segna l’arrivo dell’Apocalisse. Il contesto è quello della scadenza degli accordi sul nucleare tra Russia e Stati Uniti: il 5 febbraio il trattato New Start arriverà al termine.
Cos’è il New Start
Il trattato strategico fu firmato nel 2010 da Barack Obama e il già citato Dmitri Medvedev, allora presidente russo. Fu fissato un limite massimo per entrambe le potenze di 1550 testate atomiche e 700 vettori strategici (cioè il sistema che permette alla testata di raggiungere l’obiettivo). Un accordo per garantire stabilità e non far scivolare il mondo nelle dinamiche da guerra fredda. È infatti dal 1972 che i rapporti sugli armamenti nucleari di Washington e Mosca sono regolamentati da accordi (i Salt, Strategic Arms Limitation Talks, del 1972). Per la prima volta dopo 54 anni i due paesi si ritrovano senza trattati, in un quadro geopolitico già instabile.

La posizione di Mosca
Medvedev accenna al Doomsday Watch, ma è prudente: «Non voglio dire che lasciar cadere l’accordo significhi un’immediata catastrofe e che subito inizierà una guerra nucleare, ma dovrebbe metterci tutti in allarme». Mosca oggi è il leader globale della produzione atomica e si stima che entro il 2035 la capacità produttiva possa raggiungere i 33,6 GW. Una quantità di energia che sarebbe capace di alimentare tra i 25 e i 30 milioni di case. Praticamente tutta Italia. Nel settembre 2025 però il leader del Cremlino, Vladimir Putin, aveva proposto di prolungare ancora per un anno le restrizioni del New Start in attesa di nuovi accordi. Ma da Washington non è mai arrivata una risposta ufficiale.
La posizione di Washington

Donald Trump ha parlato di questi accordi solo una volta incalzato da giornalisti del New York Times, dichiarando: «Se scade, scade. Faremo un accordo migliore». L’ambiguità di Trump è da una parte tipica del suo modus operandi, ma dall’altra nasconde altre esigenze. La prima è avere la possibilità di fare altri accordi che portino la sua firma originale. Prolungare degli accordi fatti dalla sua nemesi democratica, Barack Obama, è uno smacco troppo grande per l’ego del tycoon. E poi c’è la necessità di comprendere anche la Cina all’interno degli accordi, la terza potenza atomica. Pechino non ha però alcuna intenzione di mettere paletti che rallentino la sua crescita, adducendo come scusa un arsenale minore delle altre due potenze (sono circa 600 le testate atomiche, contro le oltre 12.000 di Russia e Usa insieme).
Cosa può succedere ora?
Senza un accordo strategico come il New Start non solo c’è il rischio di scivolare in progressivi riarmi atomici, ma vengono anche meno le restrizioni obbligatorie che impongono le parti a scambiarsi informazioni sullo stato delle forze armate reciproche. L’ultima risorsa sarebbe un colpo di coda che porti ad accordi last minute. Entrambi i paesi hanno però dei pretesti per non voler trovare un accordo in sostituzione del New Start. La Russia ha nuove armi che non rientrano nel quadro del trattato e presuppongono quindi notevoli cambiamenti al testo. Gli Stati Uniti invece vogliono integrare tali accordi nella strategia della creazione della Golden Dome, la difesa missilistica proprio in funzione anti-russa. I Paesi ora dovranno agire sulla base delle peggiori ipotesi e l’ordine globale perde un altro tassello di stabilità a vantaggio di una sempre maggiore fragilità geopolitica.
