
L’ultimo aggiornamento del generatore di immagini di ChatGPT, il celebre sistema di intelligenza artificiale creato da OpenAI, ha riacceso il dibattito sul copyright e sulla tutela della proprietà intellettuale. Il lancio della nuova versione ha scatenato una vera e propria ondata di immagini in rete, molte delle quali ispirate all’inconfondibile stile dello Studio Ghibli, la rinomata casa di produzione giapponese fondata nel 1985 dal maestro dell’animazione Hayao Miyazaki. Tra le creazioni generate dall’IA si trovano reinterpretazioni surreali: personaggi come Elon Musk e Donald Trump ritratti in uno scenario da film Ghibli. L’impatto è stato così vasto che persino Sam Altman, CEO di OpenAI, ha modificato la propria immagine profilo su X per adattarla a questo stile.
we are launching a new thing today—images in chatgpt!
two things to say about it:
1. it’s an incredible technology/product. i remember seeing some of the first images come out of this model and having a hard time they were really made by AI. we think people will love it, and we…
— Sam Altman (@sama) March 25, 2025
Il diritto di autore
Questa diffusione massiccia ha riacceso le polemiche sul rispetto dei diritti d’autore nell’era dell’intelligenza artificiale. Ora, con GPT-4o, il modello più avanzato di OpenAI, la questione torna alla ribalta. Il modello è stato addestrato su un vasto repertorio di immagini, incluse molte protette da copyright, tra cui quelle dello Studio Ghibli. OpenAI e altre aziende del settore si difendono sostenendo che i loro algoritmi non copiano direttamente le opere originali. Generano al contrario nuove creazioni basate su uno studio approfondito degli stili esistenti. Tuttavia, questa spiegazione non convince artisti, editori e creatori, che si sentono espropriati del proprio lavoro. Non a caso, OpenAI è già coinvolta in diverse cause legali per violazione del copyright, tra cui una con il New York Times.
Attualmente il generatore di immagini basato su GPT-4o è disponibile solo per gli utenti a pagamento di ChatGPT. Interpellata dall’AFP sulle implicazioni del nuovo strumento per la proprietà intellettuale dello Studio Ghibli, OpenAI ha dichiarato di essere ancora in fase di perfezionamento del modello. «Il nostro obiettivo è offrire agli utenti la massima libertà creativa possibile» ha affermato un portavoce dell’azienda. Precisando che OpenAI impedisce la generazione di immagini nello stile di artisti viventi, ma consente di ispirarsi a stili più ampi, come quelli degli studi di animazione.
Il precedente: Spotify
Lo scorso aprile Spotify, l’azienda che gestisce la più grande piattaforma per ascoltare musica in streaming online, ha rimosso diverse canzoni generate utilizzando delle intelligenze artificiali. I brani avevano fatto molto discutere perché realizzati con dei software in grado di replicare le voci e lo stile di artisti di successo come Drake e The Weeknd. Raggiungendo milioni di visualizzazioni sui social network. Poco dopo aveva fatto sapere di aver rimosso altre tracce realizzate con le intelligenze artificiali e nello specifico con Boomy, un servizio online in grado di «creare canzoni in pochi secondi».
Dopo pochi giorni però Spotify era tornata sui suoi passi, ripristinando le canzoni bandite. A settembre l’amministratore delegato di Spotify Daniel Ek aveva confermato che la piattaforma non avrebbe più rimosso tracce generate con le intelligenze artificiali a meno che questa tecnologia non fosse stata usata per imitare altri artisti.