Ex Ilva, sequestri negli uffici Arcelor Mittal. Venerdì l’incontro con Conte

A Taranto e Milano perquisizioni e sequestri in corso negli uffici di Arcelor Mittal da parte della Guardia di Finanza. Gli interventi sono stati disposti dalle due Procure che indagano parallelamente dopo l’esposto presentato dai commissari dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria.

Le fiamme gialle stanno acquisendo documentazione, anche in forma digitale, di tutto quanto abbia attinenza con movimento di merci, ordini, e stato di manutenzione degli impianti.

Nel procedimento, aperto contro ignoti, contestate non solo possibili “false comunicazioni di mercato” ma anche il reato di “distruzione di mezzi di produzione” e “appropriazione indebita”. Quest’ultima ipotesi fa riferimento al fatto che i commissari di Ilva, nella denuncia, sostengono che il magazzino del siderurgico sia stato svuotato rispetto alla merce che vi era al momento della consegna.

Le “false comunicazioni di mercato”, ovvero l’aggiotaggio informativo, riguardano alcuni comunicati stampa diffusi da Arcelor Mittal a partire dallo scorso 4 novembre, e l’impatto che possono aver avuto sia sull’andamento dei mercati esteri, dove la capogruppo dell’azienda franco indiana è quotata, che sul mercato internazionale dell’acciaio.

La “distruzione di mezzi di produzione”, reato previsto dall’articolo 232 della legge fallimentare, è punibile “con la reclusione da uno a cinque anni”. Gli inquirenti in questo caso puntano a verificare se dirigenti e manager del gruppo con le loro condotte abbiano sottratto e distratto beni e risorse dall’Ilva fallita, dopo che hanno iniziato a gestirla col contratto d’affitto, dal quale hanno chiesto di recedere giorni fa dando avvio alla causa civile. I pm di Milano indagano inoltre per omessa denuncia dei redditi.

Venerdì intanto il premier Giuseppe Conte incontrerà a Palazzo Chigi i vertici di Arcelor Mittal. Obiettivo evitare la lite giudiziaria. Il governo punta ad una riconversione ambientale che preveda un inizio di decarbonizzazione. Il presidente del Consiglio ha chiesto anche alle maggiori partecipate pubbliche italiane, da Leonardo a Fincantieri sino a Finmeccanica, di vagliare ipotesi di investimento a Taranto.

Comunque si concluda la vicenda, Conte sa che ci saranno migliaia di esuberi. Ma i disoccupati potrebbero essere riconvertiti e riassorbiti proprio grazie all’intervento delle partecipate pubbliche. Per Arcelor Mittal restano però le stesse condizioni minime: chiunque gestirà gli impianti avrà bisogno dello scudo penale. Per l’azienda franco-indiana quella è la prima condizione.

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