Il vertice Nato ad Ankara: i nodi e le ombre del summit

Il programma di Ankara

Il vertice ad Ankara è la riunione di una grande e complessa famiglia allargata a cui si arriva con i nervi tesi, l’ansia di fare una bella figura e allo stesso tempo evitare quel parente lontano con cui si litiga sempre. Per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni il vertice turco è una corsa a ostacoli. Ma vediamo di cosa si parlerà in questa riunione di due giorni e perché Ankara è il luogo insieme peggiore e migliore per farlo.

Il Primo ministro olandese e segretario generale della Nato Mark Rutte

Il programma ufficiale prevede una serie di appuntamenti che culmineranno domani, mercoledì 8, con la riunione dei capi di Stato e di governo dei 32 Paesi membri. La giornata di oggi dà il via ai lavori con il Forum dell’industria della Difesa della Nato e il discorso programmatico del segretario generale Mark Rutte. Quest’ultimo avrà subito dopo un incontro con l’invitato speciale Volodymyr Zelensky. In serata la cena offerta dal presidente turco Erdogan nel complesso presidenziale di Bestepe darà il via ufficiale agli incontri tra i leader che caratterizzeranno la giornata di domani, il cuore politico del vertice.

Quali sono i punti da affrontare?
Per Giorgia Meloni sarà un vertice difficile, ha già anticipato che cercherà di evitare il presidente Usa

Tra i dossier c’è quello che riguarda la difesa e il sostegno all’Ucraina. I 70 miliardi di euro, in parte già stanziati, sono garantiti per la fine di questo anno. Per quanto riguarda il 2027 invece, la decisione sta ai singoli stati. Germania e Italia hanno ottenuto che non ci fossero scadenze e automatismi, si vedranno domani le proposte messe sul tavolo dai leader. Perché parlando di sicurezza si parla della grande ombra che incombe e preoccupa i paesi europei: la Russia di Putin. I Paesi del nord, soprattutto la Finlandia, i Paesi Baltici, fino alla Polonia considerano Putin una minaccia strutturale per la sicurezza europea. Per loro l’aumento della spesa militare è una necessità immediata. È proprio questo il nodo principale che devono affrontare i leader dell’Alleanza.

Il dossier che scotta

Sul dossier spesa della difesa si verificherà se i Paesi membri hanno fatto i compiti a casa. Nello scorso summit dell’Aia, nei Paesi Bassi, è stato fissato un obiettivo da raggiungere: il 5% del prodotto interno lordo entro il 2035. Come si presenta Roma? Con un aumento intorno a 5 miliardi di euro per il 2027, cioè lo 0,25% del Pil, per arrivare al 3,35% entro la fine del 2028. Ad oggi siamo al 2,8% di spesa militare sul Pil. Una posizione non ottima, ma nemmeno il suo opposto, considerando che Meloni ha dovuto bilanciare le posizioni opposte del Ministro dell’Economia Giorgetti, molto cauto, e l’irruenza di Matteo Salvini. Questo punto sarà quello più delicato anche perché sull’impegno economico degli Stati membri si è sempre lamentato l’elefante nella stanza di questo summit: Donald Trump. Tutti i leader presenti sanno che molto probabilmente dovranno trattare con un Trump show in cui la Nato verrà derisa e attaccata. Il problema è se The Donald deciderà di portare le minacce dal piano delle idee alla realtà, togliendo i fondi americani essenziali per l’Alleanza.

Le ombre sul summit

Un summit sulla sicurezza per far fronte alle tensioni all’instabilità globale in cui c’è un presidente americano che fa delle indecisioni un’arma politica (forse) e su cui incombe l’ombra delle repressioni. La Turchia stessa infatti sta attuando una forte politica repressiva. La città ospitante del summit sta arrestando centinaia di attivisti e membri dell’opposizione nascondendosi dietro la scusa di operazioni di sicurezza eccezionali per proteggere il summit. La realtà rispecchia invece il governo semi-autoritario di Erdogan. Domenica 5 luglio la polizia turca ha arrestato decine di persone in tutto il paese. Tra di loro ci sono studenti, sindacalisti, attivisti e alcuni giornalisti.

Se il luogo che ospita un summit per la sicurezza è attraversato dalle ombre dell’autoritarismo è bene che i leader mondiali si mettano al lavoro.

La polizia di Ankara sta reprimendo con la forza le manifestazioni contro la Nato
Martina L Testoni

Sono nata e cresciuta a Brescia dove il mondo mi sembrava piccolo e chiuso. Poi, quasi all’improvviso, mi sono trovata a vivere tre mesi a Los Angeles e girando per l’America ho scoperto quanto è bello il mondo e quanto sono incredibili le relazioni politiche che lo fanno girare. Dopo un viaggio in Giappone, di questo mondo mi sono innamorata. Ora lo voglio raccontare e spiegare, per portarne un pezzetto a tutti con le parole.

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