IL SARCASMO IRANIANO DURANTE LA GUERRA: DALLE FREDDURE SU X AI VIDEO DI “SLOPAGANDA” DELL’AI

Bombardamenti, chiusure e ricatti. È la triade che sta caratterizzando la guerra in Iran, scatenata dagli Stati Uniti e da Israele. Ma al terzetto potrebbe aggiungersi un ulteriore elemento: la propaganda sarcastica iraniana.

Le parole di Trump

L’escalation del conflitto ha visto da una parte toni sempre più rabbiosi da parte del presidente Donald Trump, dall’altra una risposta provocatoria della Repubblica Islamica. In primis, il leader americano non ha risparmiato nessuno. «Riporteremo quei figli di p*****a all’età della pietra». «Un’intera civiltà morirà questa notte». Frasi entrambe rivolte al popolo iraniano. Ma ancora verso Papa Leone XIV, che si è espresso contro la guerra voluta da Washington e per questo è stato definito «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera» dal tycoon. E Trump non ha nemmeno risparmiato la premier italiana Giorgia Meloni. «Sono scioccato, pensavo avesse coraggio» ha detto l’inquilino della Casa Bianca.

Le battute delle ambasciate iraniane

Di fronte a questi continui insulti e minacce, Teheran non ha risposto con la stessa moneta del tycoon. Anzi, è andata proprio nella direzione opposta. Le ambasciate iraniane di tutto il mondo hanno iniziato una campagna propagandistica con X, in cui pubblicano sistematicamente freddure e battute sarcastiche rivolte alle parole di Trump. Per esempio, quando il leader aveva urlato «aprite quel ca**o di stretto, pazzi b******i», l’ambasciata iraniana in Zimbabwe ha twittato: «Abbiamo perso le chiavi».

O ancora, l’ambasciata iraniana in Thailandia si è presa gioco del tycoon basandosi su un suo celebre refuso del 2017. Sull’allora Twitter, Trump aveva scritto «Despite the constant negative press and covfefe», al posto della parola «coverage». Il meme era diventato virale sui social e l’ambasciata l’ha ripreso scrivendo: «Un uomo saggio una volta disse: «Aprite lo stretto oppure farò covfefe». Grazie per l’attenzione su questa questione».

Verso Meloni

Ma gli esempi non sono finiti qui. Dopo il diverbio tra Trump e Papa Leone, la presidente del Consiglio Meloni ha dovuto scegliere se appoggiare quello che sembrava un suo alleato solido oppure la Santa Sede. Da lì è nato l’allontanamento tra i due leader, così l’ambasciata iraniana in Ghana si è intromessa in modo sarcastico.

«Cara Italia, la tua premier ha appena difeso il Papa e perso un alleato a Washington — il Comandante del dolore eppure l’uomo più “potente” del mondo. Vorremmo candidarci per il posto vacante. Le nostre qualifiche: 7.000 anni di civiltà, un amore condiviso per la poesia, l’architettura e il cibo che richiede più tempo per essere preparato di quanto duri la capacità di attenzione di Trump. L’unica cosa su cui Iran e Italia abbiano mai litigato è chi ha inventato il gelato. Il faloodeh è arrivato prima. Il gelato è arrivato più forte. Siamo in una “guerra fredda” su questo da 2.000 anni».

Un tweet che unisce realtà e ironia. Con l’aggiunta di un gioco di parole tra “in chief”, in capo, e “grief”, dolore, e la citazione al faloodeh, un dolce freddo iraniano fatto da vermicelli di amido e sciroppo zuccherato. Da cui deriva lo “scherzo” sul gelato italiano.

La metodologia alla base

La campagna iraniana è mirata e non lascia spazio a imprecisioni. In superficie ci sono le dichiarazioni serie e ufficiali dei capi di stato, mentre in profondità un linguaggio sarcastico e provocatorio usato da diplomatici anonimi del mondo. Innanzitutto, le battute sono pubblicate sempre da ambasciate iraniane del “sud globale”, ovvero i Paesi di Asia, Africa e America Latina con un passato coloniale, disparità socio-economiche e volontà di maggiore autonomia geopolitica rispetto all’Occidente. Poi queste freddure non sono rivolte al popolo iraniano, isolato dall’inizio della guerra a causa del blocco quasi totale di internet. E soprattutto tali commenti poi non toccano mai alcuni temi. Sono denunce ironiche verso ciò che fa o dice Trump, ma non verso i problemi o le colpe del regime iraniano. Per esempio la strage di manifestanti che le guardie avevano compiuto durante le proteste di gennaio, attuate proprio contro l’ayatollah.

I video AI

La propaganda di Teheran passa anche attraverso video fatti con l’intelligenza artificiale. A dare il via a questo metodo di comunicazione è stato il gruppo Media Esplosivi, realizzando video che richiamano i giochi prodotti dalla Lego. Negli spezzoni il protagonista è sempre Trump e le azioni tendono a ridicolizzarlo: il tycoon seduto che prende fuoco, mentre piange o sottomesso al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. L’idea di fondo è mostrare la Casa Bianca come la cattiva della storia, ma non è certo il collegamento tra il regime e Media Esplosivi.

Il trend, in generale, si inserisce nella “Slopaganda”, crasi della parola “sbobba” in inglese e propaganda, ovvero video assurdi generati dall’AI che plasmano immaginari culturali e politici. Rientrano in questa categorie i filmati di Trump su Gaza, in cui il tycoon immaginava di trasformare la Striscia in una “Riviera del Medio Oriente” con grattacieli e resort di lusso. E anche l’Italian brainrot: animali ibridati con oggetti o cibo, come Bombardiro Crocodilo e Ballerina Cappuccina, inseriti in una narrazione non-sense.

Michela De Marchi Giusto

La cicogna ha sorvolato Buenos Aires e Madrid prima di lasciarmi a Busto Arsizio. Racconto ciò che mi circonda da quando ho imparato a tenere una penna in mano. Mi occupo di esteri perché il mondo è troppo grande per una lingua sola. Scrivo per il quotidiano La Prealpina e ho collaborato con l'agenzia MiaNews

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