Il New York Times svela l’identità dell’inventore del Bitcoin. Lui nega

Un’inchiesta del New York Times prova a svelare l’identità di Satoshi Nakamoto, il creatore della criptovaluta più famosa al mondo. Ma Adam Back smentisce: «Non sono io».

L’inchiesta del New York Times 

A riaprire il caso è un lungo reportage firmato da John Carreyrou, noto per aver svelato lo scandalo Theranos. Nel lavoro, intitolato Who Is Satoshi Nakamoto? My Quest to Unmask Bitcoin’s Creator, il giornalista ricostruisce anni di indagini tra analisi tecniche, confronti linguistici e cronologie storiche. Secondo questa ricostruzione, Back – crittografo britannico, 55 anni, e amministratore delegato di Blockstream – sarebbe il candidato più plausibile dietro lo pseudonimo che da oltre 17 anni protegge l’identità del creatore del Bitcoin. L’inchiesta si basa anche su un incontro diretto tra Carreyrou e Back, oltre all’analisi di migliaia di email, post online e vecchi messaggi. Elementi che, per il quotidiano americano, convergerebbero verso un’unica conclusione.

Le prove

Nel corso degli anni, Nakamoto ha lasciato pochissime tracce: un white paper di nove pagine in cui descrive la sua invenzione del Bitcoin. E numerosi interventi sul forum Bitcointalk, una bacheca online dove gli utenti si riunivano per discutere il futuro, il software e la filosofia della valuta digitale. A questi si aggiungono le email pubblicate da Martti Malmi, un programmatore finlandese che aveva collaborato con Satoshi nei primi giorni di Bitcoin. Sia Back sia Nakamoto poi facevano parte dei Cypherpunks, il movimento nato negli anni Novanta per difendere privacy e libertà individuale attraverso la crittografia.

In vecchie email, Back descriveva già allora una rete decentralizzata di nodi e un sistema di denaro elettronico resistente alle interferenze governative, concetti che sarebbero poi diventati il cuore del Bitcoin. A rafforzare l’ipotesi contribuiscono elementi tecnici: Back è l’inventore di Hashcash, sistema basato su prove computazionali che avrebbe ispirato il funzionamento della criptovaluta. Inoltre, possiede un dottorato in sistemi distribuiti, utilizza lo stesso linguaggio di programmazione attribuito a Nakamoto ed è esperto di crittografia a chiave pubblica.

Infine, l’analisi stilistica: ortografia britannica, uso inconsueto del trattino, doppio spazio tra le frasi e specifiche scelte linguistiche. Secondo il New York Times, tra centinaia di profili analizzati, solo uno combacia perfettamente con tutte queste caratteristiche: Adam Back.

La smentita

Nonostante le evidenze raccolte, Back ha respinto con decisione ogni accusa. In un messaggio pubblicato su X ha dichiarato: «Non sono Satoshi, ma sono stato tra i primi a concentrarmi sulle implicazioni sociali della crittografia, della privacy online e della moneta elettronica». Resta quindi aperto uno dei più grandi enigmi della storia digitale. Nel tempo, numerosi nomi del mondo hi-tech sono stati accostati all’identità di Nakamoto, senza mai arrivare a una conferma definitiva.  Chiunque sia, il creatore del Bitcoin sarebbe oggi tra le persone più ricche del pianeta: secondo le stime dell’exchange di criptovalute Arkham, le sue riserve ammonterebbero a circa 73 miliardi di dollari.

Matilde Liuzzi

Livornese di origine, sono cresciuta a Faenza prima di arrivare a Milano. La mia palestra sono stati i giornali locali e tre mesi di stage al Fatto Quotidiano. Ho collaborato con Mediaset, dove ho realizzato servizi economici per TG4 e Studio Aperto. Mi occupo di economia: il pretesto perfetto per raccontare anche tutto il resto

No Comments Yet

Leave a Reply