Il deficit rimane sopra al 3%, che cosa significa per l’Italia

Nel 2025 il rapporto deficit-Pil italiano rimane superiore del 3%, anche se di poco. Secondo le stime dell’Eurostat infatti questa cifra per l’anno scorso sarebbe del 3,1%. Il nostro Pese quindi per un solo decimale non esce dalla procedura di infrazione dell’Unione Europea.

Cos’è la soglia del 3%

Il valore del 3% è contenuto nel patto di stabilità e fa riferimento al rapporto tra deficit e Pil che nei paesi dell’Unione Europea non deve andare oltre questa soglia. Contro i Paesi che la superano, come l’Italia, viene aperta una procedura d’infrazione. Il primo obbiettivo del governo quindi è riportare questo valore nei parametri stabiliti. Impresa non facile visto che l’Italia ha il secondo debito rispetto al Pil nella Ue. Il deficit invece per il 2026 è previsto al 2,9%, in calo poi al 2,8% nel 2027. Stime confermate anche dall’Istat.

Cos’è la procedura d’infrazione

Con un rapporto deficit-Pil del 3,1% sembra finita per l’Italia la speranza di uscire prima dalla procedura europea per disavanzo eccessivo. Questa pone alcuni limiti ai 10 Paesi dell’Ue che ad oggi superano la soglia del 3%. È limitato ad esempio l’accesso ad alcuni fondi comunitari. Non è possibile inoltre per questi Stati attivare la clausola di salvaguardia che permette di escludere gli investimenti nella Difesa dalla spesa pubblica netta. Questo farebbe la differenza visto che per l’Italia si parla di circa 12 miliardi nei prossimi tre anni e di rispettare gli impegni presi con la Nato.

La reazione del Governo

Questo imporrà al governo margini di spesa più stretti da rispettare nella prossima Manovra, che avrà effetto soprattutto negli investimenti nella difesa. La prospettiva però non rasserena Giorgia Meloni che, dopo la conferma del dato, attacca l’Istat. «Da molti anni ormai – spiega – i primi dati Istat sottostimano il Pil effettivo, per poi rivederlo al rialzo. Con buona probabilità, questo accadrà anche nel 2025, rivelandosi una beffa per l’Italia e gli italiani». Parte della responsabilità secondo la Premier è anche del Superbonus approvato dal secondo governo Conte, che ha creato nei bilanci pubblici un buco di circa 120miliardi. Accuse a cui il leader del Movimento 5 Stelle replica: «Basta Superscuse su Superbonus, hai fallito. Ti abbiamo lasciato 209 miliardi del Pnrr, ma non sei stata capace».

Il commento di Giorgetti

In realtà un disavanzo del 3,1% è in linea con le aspettative. Nel Documento programmatico di bilancio per il 2025 l’obiettivo di disavanzo per l’anno scorso era del 3,3% del Pil. Poi è sembrato che la situazione potesse migliorare ancora e nell’ottobre scorso il Documento programmatico di finanza pubblica indicava una previsione al 3,04%.

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, parla di «una situazione eccezionale» e non esclude uno scostamento di bilancio unilaterale da parte dell’Italia. Ora la priorità è «tamponare la situazione dell’incremento degli oneri dei combustibili, in particolare per gli autotrasportatori, perché è uno dei driver principali di tensioni inflazionistiche». Intanto il 22 aprile il Consiglio dei Ministri ha approvato il Documento di finanza pubblica del 2026 in cui ha rivisto al ribasso la stima di crescita per il 2026 in base anche ai nuovi dati dell’Eurostat. Questi influiranno anche sulla prossima legge di bilancio, lo ha riconosciuto anche Giorgetti che «sicuramente la manovra dovrà essere adeguata alle situazioni del momento».

Le critiche dell’opposizione

Per la segretaria del Pd Elly Schlein, i dati Eurostat certificano il «fallimento di un Governo che aveva i numeri per fare tutto e non ha fatto niente». Di fallimento parla anche Matteo Renzi, leader di Italia Viva. Per Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs, l’Esecutivo «è vittima delle sue scelte».

Chiara Brunello

Scrivo di cronaca nera, politica interna ed esteri. Ma mi interesso anche di intelligenza artificiale. Tra una lezione e l'altra faccio regia per il podcast Extrabutter.

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