«Ciao, ciao, ciao!» così Cameron Winter ha presentato i suoi Geese al Circolo Magnolia di Segrate il 19 agosto 2026. Un sold out che ha la faccia di chi ha voluto affrontare il caldo milanese pur di assistere al debutto in Italia della band al centro dei riflettori della scena alt rock internazionale.
Ritmo e varietà
Ci sono prime volte come quella dei Daft Punk al Coachella 2006, in cui ti accorgi di non avere mai sentito nulla di simile. Poi ce ne sono altre, gli Strokes nel 2001 ad esempio, che ti insegnano che a ciò che esiste già può essere dato un nuovo volto affascinante. Si prende ciò che nei decenni ha fatto successo e lo si modella, lo si mescola, lo si fa proprio. I Geese a Milano hanno dato esattamente questa sensazione. Dall’apertura del concerto con Husbands, il gruppo di Brooklyn non ha preso fiato un secondo. Un ritmo serratissimo che, in un’ora e mezza, ha permesso loro di suonare quasi la totalità degli album 3D Country e Getting Killed. Le canzoni si passavano il testimone con la stessa fluidità che la security aveva nel “raccogliere” chi si cimentava nel crowd surfing. Uno via l’altro, come una catena di montaggio.

Nonostante ciò, non è mai arrivata la sensazione che la band fosse di corsa. Questi ragazzi, poco più che ventenni, si sono dimostrati abilissimi nel costruire i picchi di tensione. Hanno avuto le redini in mano tutto il tempo e le hanno nascoste dietro un’apparente nonchalance. Dalla profondità di Half Real alle convulsioni di 2122, le lacrime di commozione venivano lavate via dal sudore del pogo. Nella fornace che era il pit c’erano adulti, ragazzi giovanissimi e persino qualcuno dall’estero. Ultimamente si era scritto che il successo dei Geese fosse costruito a tavolino. Tuttavia, quando vedi una mamma sporgersi dalla transenna e cantare ogni parola insieme a suo figlio, la verità si palesa da sola.
La dimensione Geese
Cameron Winter non canta per chi ha davanti. Rimane chiuso nella profondità che ha dentro, ed è come se aprisse un portale e tutto il pubblico potesse entrare li con lui. Anche le interazioni con Emily Green, la chitarrista, hanno qualcosa di magico. Ogni tanto si incrociano a un metro di distanza, al massimo si scambiano un sorriso affettuoso. Basta questo per capire che in quel momento si trovano nella stessa dimensione. Sono in un garage e si stanno divertendo a suonare, solo che la porta è aperta e noi possiamo vederli.
Geese invitaron a un fan en Milán a que tocase Bow Down a la batería. La jugada les salió bien pic.twitter.com/Ux0aYRPX9I
— Binaural (@binauralblog) August 20, 2026
Non si pensi, però, che Cameron sia timido. In quelle poche occasioni in cui la sua bolla si rompe la risata è assicurata. Come quando ha riprodotto da YouTube C’è La Luna ‘n Menzu ô Mari e l’ha amplificata appoggiando il telefono al pick up della sua chitarra. Ha persino concesso «un’esclusiva per l’Italia», invitando un fan a suonare la batteria durante Bow Down. «Che non diventi un’abitudine» ha scherzato il frontman, lasciandosi scappare un preoccupato ma divertito «Jesus Christ!» prima di iniziare a cantare. Tutto questo ha reso il concerto un ricordo che custodiremo e racconteremo come un trofeo per molti anni. I Geese hanno dimostrato di essere ben più di semplice hype, sono la follia della gioventù. Per citare Trinidad, il brano con cui hanno chiuso la data a Milano, abbiamo una bomba per le mani.
la setlist del concerto
Husbands
Getting Killed
Islands of Men
Crusades
Half Real
2122
Cowboy Nudes
100 Horses
I See Myself
Fantasies/Survival
Cobra
Gravity Blues
Bow Down
Au Pays du Cocaine
Taxes
Trinidad