Manca sempre meno alla gara decisiva per le sorti degli Azzurri al prossimo Mondiale. Il fischio di inizio di Bosnia-Italia, in programma alle 20:45 di martedì 31 marzo, aprirà la scena a 90 minuti di fuoco, da dentro-fuori. La posta in gioco è molto alta: l’ultimo pass per la Coppa del Mondo di Stati Uniti-Messico-Canada. E l’atmosfera intorno al match è all’altezza di un palcoscenico del genere. Per l’Italia, ma soprattutto per la nazionale padrona di casa a Zenica.
Cresce l’ansia prepartita
Nel cuore dei Balcani, presidiato dalle alture bosniache, accanto al fiume Bosna e circondato da alti condomini affacciati direttamente sul manto verde. Questo è lo Stadio Bilino Polje, teatro dello spareggio tra Italia e Bosnia. Una capienza di oltre 15.000 spettatori, ridotta a circa 9.000 da una sanzione UEFA, ampliata proprio da quei complessi residenziali attorno al campo: sono diversi i proprietari di quegli appartamenti che stanno affittando balconi e terrazze a chi vorrà sostenere la nazionale di casa. Si promette un’enorme spinta per Dzeko e compagni in una serata che potrebbe diventare storica per il popolo bosniaco. Non solo dagli spalti.

L’Italia giocherà in un fortino, i biglietti sono stati polverizzati in poche ore: tutta la Bosnia ci crede. Specie dopo le polemiche suscitate dall’esultanza di Dimarco, arrivate in seguito al rigore decisivo di Alajbegovic contro il Galles, e ripresa dalla televisione italiana. I tifosi bosniaci sui social non hanno gradito, parlando di mancanza di rispetto, anche se capitan Dzeko ha spento le polemiche in conferenza stampa: «Nessun problema, con i social serve intelligenza […]. Tutto viene ingigantito, ma è normalissimo».
Bosnia, Dzeko: “L’esultanza dell’Italia è una cosa normalissima, tutti abbiamo delle preferenze. Peró è una nazionale che ha vinto quattro Mondiali, se ha paura di giocare in Galles qualcosa non funziona. Dimarco mi ha scritto che non voleva offendere nessuno”…
— Gianluca Di Marzio (@DiMarzio) March 30, 2026
«L’Italia è una nazionale incredibile, se ha paura di giocare in Galles qualcosa non funziona». Così ha continuato l’ex attaccante di Roma, Inter e Fiorentina, fotografando nitidamente il valore che questa partita ha per gli uomini di Gattuso senza risparmiare una stoccata tanto diretta quanto, probabilmente, vera: «Si giocano tanto, vuol dire che hanno paura». Al di là di tutto, le parole restano parole, e in campo non ci vanno balconi, polemiche o tifosi. In campo ci saranno undici uomini, in azzurro, con il tricolore sul petto e una sola missione: riportare questa nazione al Mondiale, sul palcoscenico che ci spetta e che ci vede assenti da troppo tempo.
Rino, Gigio, ragazzi: portateci in America, fateci tornare a sognare!