“IL CERVELLO DEI NOSTRI FIGLI NON È IN VENDITA”: DIVIETO SOCIAL IN FRANCIA

Avanza speditamente in Francia la proposta di vietare tutti i social network ai minori di quindici anni, già a partire dal 1° settembre 2026. La manovra arriva da una deputata macronista ed è sostenuta dal Presidente francese, che ha chiosato: “Il cervello dei nostri figli non è in vendita”.

IL DISEGNO DI LEGGE

Lunedì 26 gennaio, in serata, l’Assemblea Nazionale – la camera bassa del Parlamento
francese – si è espressa sulla proposta di legge volta a vietare dell’uso dei social media ai ragazzi sotto i quindici anni. Con 130 voti favorevoli contro soli 21 contrari (su 160 deputati presenti), la proposta è stata approvata e passerà al Senato per essere discussa,
prevedibilmente entro la fine di febbraio. In caso di ulteriore conferma, potrebbe entrare in vigore già a partire dal 1° settembre 2026, con l’inizio del nuovo anno scolastico. La questione è ritenuta dal governo, guidato da Sébastien Lecornu, di tale importanza da aver disposto un iter di approvazione accelerato, dove è prevista una sola lettura anziché due in ciascuna delle camere.

Il testo, oltre al divieto di utilizzo di social network, impone anche lo stop all’uso di
smartphone durante gli orari scolastici alle scuole superiori, mentre le per elementari e la scuola media è già in vigore. L’iniziativa è stata presentata dalla deputata Laure Miller, del partito Renaissance, lo stesso di Emmanuel Macron.

Il Presidente francese Emmanuel Macron, promotore della legge

Si tratta di una manovra che il presidente francese ha più volte nominato e mai portato a termine, finora. In visione della chiusura del suo secondo mandato, e di quello che l’Australia è riuscita a fare in questa direzione, ecco il rilancio dell’idea macronista. A sostenerla sono stati i socialisti, i centristi e i deputati di estrema destra di Rassemblement national. Si è opposta solamente la sinistra radicale di La France Insoumise, che accusa Macron di paternalismo digitale e di non voler lasciare i più giovani autogestirsi con le proprie famiglie.

LA FRANCIA APRIPISTA IN EUROPA

Se la proposta diventasse legge, la Francia diventerebbe la seconda nazione al mondo a
vietare i social agli adolescenti. In Australia è entrato in vigore il divieto a dicembre 2025. Il Presidente francese Macron, in un commento su X, evidenzia come la Francia fin dal 2018 è pioniera nella regolamentazione di queste piattaforme. La ministra per il Digitale Anne Le Hénanc difende la scelta dei 15 anni che corrisponde in Francia alla definizione di maggiore età sessuale e al passaggio dalla scuola media alla scuola superiore.

La norma è volta a proteggere la salute mentale degli adolescenti

Le motivazioni dietro la proposta seguono una serie di raccomandazioni giunte da una
commissione d’inchiesta parlamentare. In questo report, sono evidenziati gli effetti psicologici sui minori dell’uso dei social network. Secondo gli esperti, esiste una
correlazione tra l’uso dei social network e un peggioramento della salute mentale dei
ragazzi, senza che questo implichi un nesso causale tra le due variabili. L’Agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria, invece, ha sottolineato come l’uso dei social comporti numerosi rischi. Dall’esposizione a contenuti violenti, all’imposizione di paragoni continui con il prossimo, bullismo, dipendenza, disturbi del sonno e della personalità. “Con questa legge – ha dichiarato Laure Miller – poniamo un limite chiaro nella nostra società. La promessa dei social network era di saper unificare, in realtà hanno frammentato. Avrebbero dovuto informare, hanno invece saturato. Avrebbero dovuto divertire, hanno invece imprigionato”.

Il divieto nella norma si applicherà ai social network tout court come Instagram, TikTok e Snapchat. Non riguarderà le applicazioni di messaggeria privata interpersonale quali Whatsapp o Signal. Le autorità francesi assicurano l’introduzione di efficaci sistemi di verifica dell’età sia sui nuovi account che si quelli già esistenti (in caso di non conformità, saranno disattivati entro il 1° gennaio 2027). Tuttavia, sono sorti problemi tecnici legati a questi sistemi per un discorso di conformità con il diritto europeo e di rischi per le libertà fondamentali.

A cura di Chiara Orezzi

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