Il braccialetto elettronico mai arrivato: l’ennesimo femminicidio annunciato

Daniela Zinnanti è stata uccisa il 9 marzo per mano del suo ex compagno. Santino Bonfiglio, 67 anni, l’ha accoltellata a morte. Un femminicidio che arriva dopo una lunga scia di precedenti. Già a febbraio la donna lo aveva denunciato per la seconda volta, dopo essere finita al pronto soccorso.

Da lì la richiesta di arresti domiciliari e l’obbligo per l’uomo di indossare il braccialetto elettronico, il sistema innovativo di controllo pensato per garantire sicurezza e monitorare i domiciliari. Tutto era pronto. Peccato che fosse troppo tardi.

IL FEMMINICIDIO

Lunedì sera Santino Bonfiglio, senza la supervisione del braccialetto elettronico, è uscito dalla sua abitazione e ha raggiunto la casa dell’ex compagna nel quartiere siciliano Lombardo. Lì l’ha uccisa, dopo che lei, per l’ennesima volta, si era rifiutata di tornare con lui. Dopo l’aggressione l’uomo ha lasciato Daniela a terra, senza vita, per 24 ore, prima di essere raggiunto dalla polizia dopo l’allarme.

Martedì la figlia, insospettita dal silenzio della madre e preoccupata per i precedenti di violenza, è infatti andata a cercarla e nel suo appartamento ha fatto lei la macabra scoperta: Daniela, sua madre, era riversa sul pavimento, in una pozza di sangue ormai senza vita. La prima ispezione parla di decine di coltellate e di segni di difesa, ma nessuno nel condominio sembra aver sentito nulla.

 

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Dopo il ritrovamento, l’identità dell’autore dell’omicidio è apparsa subito evidente. Gli agenti si sono recati nell’abitazione dell’uomo e dopo ore di negazioni è arrivata la confessione: Bonfiglio ha raccontato di un rapporto difficile con Daniela e ha ammesso l’accoltellamento. Disperati i familiari: «Siamo distrutti. Più volte le avevamo detto di lasciarlo, era violento», racconta uno dei cinque fratelli.

UN PASSATO DI VIOLENZE

Una relazione segnata dalla violenza quasi fin dall’inizio. I due avevano iniziato a frequentarsi nell’aprile dello scorso anno e già dopo un mese era arrivato il primo esposto per lesioni. Poi altri episodi, altre denunce e in tutta questa storia emerge, purtroppo, un altro colpevole: la lentezza del sistema. «È l’ennesimo femminicidio annunciato», dice il fratello Roberto Zinnanti.

L’ordinanza cautelare era scattata proprio dopo l’ultima denuncia della donna, presentata il 5 febbraio. Il giudice aveva disposto i domiciliari e l’uso del braccialetto elettronico. Ma il dispositivo non era ancora stato installato.

«Daniela era donna stupenda che voleva bene a tutti noi fratelli, a sua figlia e anche a mia madre. Purtroppo ha conosciuto questo uomo violento ed era convinta, in un primo tempo, di poterlo cambiare e una prima volta, dopo averlo denunciato per maltrattamenti, ha anche tolto la denuncia. Ma questa seconda volta no. Aveva anche convissuto con lui, ma poi non andavano d’accordo e lo aveva mandato via. Sia io che mia madre le ripetevamo spesso di lasciarlo perdere, e finalmente l’ultima volta ha seguito i nostri consigli, ma l’uomo ieri l’ha brutalmente uccisa» ricorda il fratello.

IL BRACCIALETTO ELETTRONICO

Il braccialetto elettronico è stato introdotto in Italia nel 2001, inizialmente per ridurre il sovraffollamento delle carceri e contenere i costi della detenzione. I primi strumenti, però, erano molto rudimentali e privi di GPS. Solo negli anni successivi il sistema è stato potenziato. Dal 2013 il braccialetto elettronico è stato esteso anche come strumento di contrasto alla violenza di genere, utilizzato per monitorare le persone nei confronti delle quali il giudice ha disposto l’allontanamento dalla casa familiare.

Dal dicembre 2023, l’uso è stato introdotto per contrastare la violenza di genere.

Si tratta quindi di un cambiamento importante nella sua funzione: nato inizialmente per controllare che una persona sottoposta ai domiciliari non lasciasse la propria abitazione, il braccialetto elettronico è diventato nel tempo anche uno strumento di prevenzione e contrasto allo stalking e alla violenza domestica. Un ulteriore passo avanti è arrivato con il Codice Rosso (legge n. 69 del 2019), nato per rafforzare la tutela delle vittime di violenza e garantire una corsia preferenziale alle denunce. Nel novembre 2023 la normativa è stata ulteriormente rafforzata con la legge n. 168, il cosiddetto Codice Rosso rafforzato, approvato anche sull’onda dell’indignazione suscitata dai femminicidi di Giulia Cecchettin e Giulia Tramontano.

Le richieste di attivazione dei braccialetti elettronici sono così aumentate in modo significativo: a novembre 2023 i dispositivi attivi in Italia per reati legati al Codice Rosso erano 1.018 su 5.695 totali. Secondo i dati del Ministero dell’Interno aggiornati ad agosto 2025, sono diventati 5.929 su 12.192 complessivi. La legge esiste, ed è stata anche rafforzata. Ma il problema resta quello dei tempi. Tra la decisione del giudice e l’attivazione effettiva del dispositivo possono passare settimane. E in quei giorni di attesa la distanza tra una misura di sicurezza e una tragedia può diventare drammaticamente breve.

Diadora Alacevich

Nata a Genova nel 2003, sono laureata in IULM in Comunicazione, media e pubblicità. Mi piace la cronaca, soprattutto nera e un giorno vorrei lavorare nel mondo del giornalismo televisivo. Al Master conduco il podcast MasterX News!

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