IL 25 APRILE A MILANO TRA POLEMICHE E DIVISIONI. MINELLI (ANPI): «PER UN GIORNO LE DIFFERENZE POLITICHE SI ACCANTONANO»

Dal 1945 in avanti, il 25 aprile non è un mai una giornata come le altre. E ogni anno Milano si prepara a festeggiare la fine dell’occupazione nazifascista con un lungo corteo che coinvolge istituzioni, associazioni e cittadini. Ma questa volta lo fa tra i timori di una possibile contro manifestazione e le polemiche scaturite dalle parole del Presidente del Senato Ignazio La Russa e quelle del Generale Roberto Vannacci. A cui si aggiunge la divisione del corteo in tre punti diversi. Sul tema è intervenuto a MasterX Primo Minelli, presidente dell’Anpi Milano.

L’unione storica

Il 25 aprile è un passaggio cruciale nella storia italiana per la vittoria della Resistenza sugli orrori del nazismo e del fascismo. «La storia della Resistenza è una storia unitaria. – afferma Minelli – Unisce dai comunisti ai monarchici». Proprio per questo è celebrata da 81 anni come Festa della Liberazione e dell’unità. Milano ha sempre mantenuto la forte valenza politica della giornata, attraverso deposizioni di corone, interventi dal palco e i classici cortei accompagnati da canti partigiani e striscioni. Il termine unione assume un peso importante, soprattutto di fronte a una politica sempre più frammentata e agli orrori delle guerre in corso nel mondo. Minelli, infatti, specifica: «L’unione non significa perdere ognuno la sua opinione politica. Significa che nel nome dell’antifascismo queste differenze per un giorno si accantonano».

Il corteo a Milano

Questo legame, però, quest’anno va incontro a un’anomalia nel capoluogo lombardo: la divisione del corte. Si partirà tutti insieme da Porta Venezia con bandiere a volontà, in un primo momento che richiama la dimensione collettiva della Resistenza. Poi la flotta di persone si ramificherà in tre flussi. Uno arriverà davanti al Duomo di Milano, dove l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani (ANPI) ha allestito un grande palco per gli interventi ufficiali e i momenti istituzionali. Un altro arriverà in Piazza San Fedele, con il gruppo “Coordinamento per la pace” che si occuperà di accogliere i manifestanti e far proseguire la festa con iniziative legate ai temi della pace e dei diritti. L’ultimo, quello palestinese, si fermerà a Piazza Fontana, luogo simbolico della memoria civile italiana. Questa separazione non è una novità assoluta, infatti era già successo negli anni 70, ma certamente un’anomalia.

Le polemiche

Alla vigilia della Festa della Liberazione, a innescare le tensioni sono state le parole del Presidente del Senato Ignazio La Russa. «Quando ero Ministro della Difesa io omaggiavo i partigiani, ma anche i caduti della Repubblica di Salò. E lo rifarei anche adesso» ha detto. La dichiarazione ha scatenato subito un’ondata di commenti negativi e critici. Secondo Minelli è importante sottolineare che «la pacificazione c’è già stata il 25 aprile 1945 sconfiggendo il fascismo. Lui deve scegliere con chiarezza se stare dalla parte di chi aveva torto, che erano i fascisti, o se stare dalla parte di chi aveva ragione ed era la Resistenza».

Ma le polemiche non si sono placate, anzi. A metterci il carico da novanta ci ha pensato Vannacci, ora leader di Futuro Nazionale. «Festeggio San Marco, il patrono che ha dato origine alla Repubblica più longeva della storia italiana. Non sicuramente il 25 aprile» ha dichiarato sornione, riaprendo un dibattito già acceso sull’identità e sul significato della ricorrenza. Di fronte a tali affermazioni, si è mosso soprattutto il Campo Largo del Centrosinistra, che si è indignato e in coro ha chiesto una presa di posizione del Governo contro qualsiasi dichiarazione non esplicitamente antifascista.

I timori

Un clima «delicato», come lo definisce il Sindaco di Milano Giuseppe Sala, che stona con l’intento di unire i cittadini che si cela dietro al 25 aprile in sé. Anche perché la tensione legata alla presenza della brigata ebraica, storicamente presente nei cortei del 25 aprile per ricordare il contributo degli ebrei alla Liberazione, allerta le Forze dell’ordine, che negli ultimi anni hanno spesso predisposto dispositivi di sicurezza rafforzati proprio per evitare scontri tra gruppi contrapposti. Non ci sarà invece la comunità ebraica, poiché il sabato per loro è il giorno sacro del riposo, lo Shabbat, che limita la partecipazione agli eventi pubblici.

L’auspicio dell’Anpi
Primo Minelli, presidente dell’Anpi Milano

«Il 25 aprile è una vetrina importante, ma non bisogna usarla per degli scopi che con il 25 aprile non c’entrano in niente. – invita Minelli – Abbiamo 364 giorni nell’anno e in tutti questi 364 giorni possiamo parlare di tutto: non usiamo il 25 aprile». E come già successo al Remigration Summit di sabato 18 aprile, anche questa volta è possibile immaginare qualche contro manifestazione. «Alla mia età ne ho viste di tutti i colori, non mi stupirebbedice Minelli Ma sarebbero una minoranza, quindi non avrebbe nemmeno molto senso». L’avvicinamento, tra tensioni e polemiche, non è stato di quelli che si ricordano nel tempo. L’auspicio è che questa volta il piacere non sia l’attesa del piacere stesso, piuttosto il suo verificarsi. «Speriamo che possa essere un’occasione di compattezza e unità nel nome dell’antifascismo» rimarca Minelli.

Michela De Marchi Giusto

La cicogna ha sorvolato Buenos Aires e Madrid prima di lasciarmi a Busto Arsizio. Racconto ciò che mi circonda da quando ho imparato a tenere una penna in mano. Mi occupo di esteri perché il mondo è troppo grande per una lingua sola. Scrivo per il quotidiano La Prealpina e ho collaborato con l'agenzia MiaNews

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