Groenlandia: il fronte della Rotta Artica (e non solo)
Perché la Groenlandia è diventata il nuovo sogno da conquistare di Donald Trump? Dopo le tensioni in Venezuela per mano del Presidente americano, adesso le sue attenzioni si sono rivolte verso il prossimo obbiettivo: la Groenlandia.
Una rotta non solo commerciale
Il paese si trova in una posizione fondamentale per la sicurezza USA e NATO, trovandosi strategicamente vicino all’Artico. Se per decenni il Polo Nord è rimasto ai margini delle grandi dinamiche internazionali, protetto dall’ostilità del clima e dall’impenetrabilità dei ghiacci, oggi, complice il riscaldamento globale, quella barriera naturale si è assottigliata. L’Artico è diventato un ponte tra Atlantico e Pacifico, un’area di transito per merci, energia e comunicazioni. È proprio su questo nuovo territorio che si sviluppa la cosiddetta Rotta Artica. Raccontata soprattutto come una scorciatoia commerciale, è diventata negli ultimi tempi fronte per nuovi sentieri geopolitici: dove si aprono nuovi corridoi economici, arrivano inevitabilmente interessi strategici, militari e di sicurezza. E, come spesso accade nella storia, il cambiamento geografico ridisegna anche le mappe del potere.
Dispute di possessione
La Russia è l’attore che più di ogni altro ha intuito anticipatamente il valore strategico di questa trasformazione. La Northern Sea Route non è per Mosca soltanto una via commerciale alternativa allo storico Canale di Suez, ma uno strumento di sovranità. Infrastrutture portuali, basi costiere e una flotta di rompighiaccio instaurate nel territorio artico servono a consolidare il controllo su un corridoio che la Russia considera interno alla propria sfera di influenza. Mosca, infatti, riconosce la Rotta Artica sotto la propria giurisdizione statale da decenni, avvalendosi dell’articolo 234 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che permette agli Stati costieri di adottare normative in aree coperte da ghiaccio per motivi ambientali.

Questa posizione ha permesso alla Russia di controllare l’accesso e la regolamentazione della rotta attraverso leggi interne. Una visione che entra in tensione con quella occidentale, secondo cui le rotte artiche dovrebbero essere considerate vie di navigazione internazionali soggette a libertà di circolazione. Di fronte a questa espansione artica della Russia, Stati Uniti e alleati della NATO hanno progressivamente alzato l’attenzione sul Nord. La sicurezza artica è tornata a essere una priorità strategica, non tanto in previsione di un conflitto aperto, quanto per garantire deterrenza, sorveglianza e capacità di risposta ad eventuali escalation.
Il fronte strategico
La Groenlandia, con installazioni di radar e grazie alla sua posizione geografica, è diventata un tassello chiave di questo sistema: un avamposto che collega la difesa nordamericana a quella europea. Storicamente colonia danese, e tutt’oggi territorio autonomo all’interno del regno di Danimarca, nel corso del tempo la Groenlandia ha consolidato forti legami strategici con gli USA. Durante la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti assunsero la protezione militare del territorio, costruendo basi e infrastrutture di difesa.
Tra questi la base di Thule, oggi conosciuta come Pituffik Pace Base, è ancora attiva per il controllo dello spazio, dei satelliti e della difesa, tramite la presenza di radar antimissili. Gli Stati Uniti hanno cercato più volte di acquistare la Groenlandia: nel 1867, dopo l’acquisto dell’Alaska, nel 1946 sotto offerta della Danimarca e nel 2019, tramite una proposta dello stesso Donald Trump durante il suo primo mandato. Adesso Trump la ritiene fondamentale: «Abbiamo bisogno della Groenlanda per la sicurezza internazionale. Ne abbiamo bisogno. Dobbiamo farlo».
Ridisegnare la Geopolitica
La dimensione della sicurezza artica, però, non si esaurisce nel movimento delle navi o nella presenza militare. Sotto la superficie del mare passano cavi sottomarini che trasportano dati e comunicazioni vitali per l’economia digitale globale. In un ambiente estremo e poco presidiato, queste infrastrutture sono difficili da monitorare e proteggere, esponendo l’Artico anche ai rischi della cosiddetta guerra ibrida: sabotaggi, pressioni indirette, dimostrazioni di forza che restano sotto la soglia del conflitto aperto. Il risultato è un nuovo tipo di confronto: silenzioso, continuo, a bassa intensità.
Nessuna guerra dichiarata, ma una competizione permanente fatta di pattugliamenti, posture militari, dispute legali e segnali politici. L’Artico diventa così nuova trincea della geopolitica contemporanea, dove la linea tra cooperazione e rivalità è sottile e instabile. Alla fine, il messaggio è chiaro: il Nord non è più lontano. Ciò che accade tra i ghiacci influenza le catene di approvvigionamento, la sicurezza energetica, le comunicazioni globali. La Rotta Artica è il simbolo di questo cambiamento: mentre il clima trasforma la geografia del pianeta, la geopolitica si sposta, silenziosamente, verso il Polo.
A cura di Carola Mariotti