Grazia a Nicole Minetti: il Pg coinvolge l’interpol nelle indagini

L’inchiesta del ministero della Giustizia che ha portato alla grazia a Nicole Minetti è da rivedere. Questo secondo il Quirinale che, dopo i nuovi elementi emersi grazie ad un’inchiesta del Fatto Quotidiano, in una nota spinge Via Arenula a fare nuovi accertamenti. Intanto anche La Procura generale si sta attivando «con massima urgenza» ad annunciarlo il sostituto procuratore Gaetano Brusa all’Ansa, «con il procuratore generale siamo già attivati per le verifiche, dalle forze nostre di polizia a quelle dell’Interpol». «Tutte le circostanze – continua – sono oggetto di accertamento: dalle modalità di adozione all’estero alla morte del legale della madre biologica del bimbo. Se incontreremo ostacoli faremo un passo successivo per una rogatoria».

Quella volta con la nipote di Mubarak

È la sera del 27 maggio 2010 quando la 17enne marocchina Karima El Mahroug, in arte Ruby, viene portata in questura a Milano dopo che un’amica l’ha denunciata per furto. A presentarsi qualche ora dopo è Nicole Minetti, igienista dentale del San Raffaele e consigliera regionale di Forza Italia. All’epoca è lei a procurare per Berlusconi le olgettine con cui fare le cosiddette “cene eleganti”. Dice agli agenti di essere una delegata della presidenza del Consiglio e alle due di notte riesce a portare Ruby fuori dalla questura.

Poi nel 2019 e nel 2021 arrivano le due condanne per cui ha ricevuto la grazia da Mattarella: una a due anni e dieci mesi per favoreggiamento della prostituzione nel processo Ruby Bis, e una a un anno e un mese per peculato. In totale 3 anni e 11 mesi che Minetti avrebbe dovuto scontare ai servizi sociali e non in carcere visto che la pena è inferiore ai 4 anni.

Le polemiche sulla grazia a Minetti

La notizia della grazia concessa a Nicole Minetti a febbraio 2026 arriva per la prima volta l’11 aprile. Non da fonti del Quirinale, ma dal programma Mi Manda Rai Tre. La scelta, spiega poi il Colle, è basata «anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati». Parole confermate dai legali della donna, che parlano di una decisione legata «alla tutela della salute e alla condizione di particolare vulnerabilità di un minore», che avrebbe bisogno di «continuità di cura e stabilità familiare».

L’adozione del bambino

La tesi su cui si è basata la domanda di grazia quindi è che scontare la pena ai servizi sociali avrebbe impedito a Minetti di assistere un bambino uruguaiano gravemente malato di cui si sarebbe occupata dal 2020. Nella domanda di grazia depositata nel 2025, il minore veniva definito come «abbandonato alla nascita». Quando gli atti del Tribunale di Maldonado dimostrerebbero che il bambino ha in realtà due genitori biologici. Minetti e il compagno quindi non avrebbero accolto un orfano, ma intentato una causa civile per togliere la patria potestà ai genitori naturali. Ora, secondo quanto emerso nella quarta parte dell’inchiesta del Fatto Quotidiano, la madre biologica del bambino sarebbe scomparsa. Infatti il 14 aprile le autorità avrebbero tentato di rintracciarla senza successo. Anche l’avvocata che l’ha difesa non c’è più: sarebbe morta carbonizzata insieme al marito.

Il quotidiano fa emergere dei dubbi anche su un viaggio di Minetti fino al Boston Children’s Hospital per sottoporre il bambino a cure che non sarebbe stato possibile ottenere in Italia. A sostegno di questa versione dei fatti nell’istanza viene scritto che il San Raffaele di Milano e l’Ospedale di Padova hanno sconsigliato di operare il minore, rendendo necessario il viaggio all’estero. Ma le strutture, contattate dal Fatto, avrebbero smentito di aver mai visitato il bambino. Intanto Minetti ha annunciato querela verso il giornale per aver «diffuso notizie prive di fondamento e gravemente lesive della mia reputazione personale e familiare».

Cosa centra la ex capo di gabinetto Bartolozzi

Il 27 marzo il Colle ha chiesto in una nota chiarimenti al ministero della Giustizia. A Via Arenula i funzionari non commentano, anche se all’interno del ministero si fa il nome di Giusi Bartolozzi, ex capogabinetto e braccio destro di Nordio. «È stata lei, la Zarina. Tutta colpa sua, come al solito. Una decisione così delicata non poteva che passare per le sue mani. Come sempre, del resto. L’ha gestita lei, perché lei non ha mai lasciato spazio a nessuno», è il virgolettato che Il Fatto Quotidiano attribuisce a fonti interne al ministero. Intanto è stata avviata un’istruttoria interna per verificare i fatti. A muoversi è anche la Procura Generale della Corte d’appello di Milano, da cui era partito il primo parere favorevole. Accertamenti che per la procuratrice generale, Francesca Nanni, «potrebbero portare ad una modifica del nostro parere» sulla richiesta.

Chiara Brunello

Scrivo di cronaca nera, politica interna ed esteri. Ma mi interesso anche di intelligenza artificiale. Tra una lezione e l'altra faccio regia per il podcast Extrabutter.

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