“Gli ustionati sciano”: è polemica per la vignetta di Charlie Hedbo su Crans-Montana

Gli ustionati vanno a sciare”. Il giornale satirico francese Charlie Hebdo torna a fare scalpore con un’altra vignetta. L’argomento è la tragedia di Crans-Montana, avvenuta nella notte di Capodanno 2026, all’interno del locale Le Constellation. L’illustrazione del settimanale, ad opera del fumettista Eric Salch, vede la presenza di due figure caricaturali e deformate dalle gravi ferite, in veste di sciatori.

La scritta “Les brulés font du ski” è un chiaro riferimento parodico a un film comico francese del 1979, “Les Bronzés font du ski” (“Gli abbronzati sulle nevi”). Un titolo cult di grande successo in tutto il Paese, diventato ben presto un pilastro della commedia d’oltralpe. La località svizzera, luogo della tragedia che ha causato 40 morti e oltre 100 feriti, è esplicitamente citata in un cartello incluso nel disegno. Il tutto accompagnato dalla scritta maiuscola in francese “La commedia dell’anno”, a simulare una locandina cinematografica. Un’espressione che ha ulteriormente alimentato le polemiche.

L’indignazione della rete

La pubblicazione della vignetta avviene il 9 gennaio 2026, nella giornata di lutto nazionale indetta in Svizzera. Le proteste degli utenti del web non si sono fatte attendere: sono molti ad aver criticato il disegno, condiviso sui profili social del settimanale. Fra i vari commenti di indignazione, spicca la voce di Julie Bourges, nota in Francia per essere stata anch’essa vittima di ustioni, durante una festa di Carnevale del 2013. «Non va bene. Non è senso dell’umorismo, ma un’ulteriore violenza. È stato superato il limite e permettersi di dirlo non significa censurare. Significa ricordare che esiste la decenza». Un commento diventato virale e ripostato persino da Macron.

Les Bronzés font du ski”, il film del 1979 a cui la vignetta di Charlie Hebdo si ispira

Un’altra utente scrive su Instagram: «Quando avete subito quel terribile attentato, le persone si sono mobilitate per sostenervi e per rendervi omaggio». Il riferimento è all’attacco terroristico che ha colpito la sede del giornale nel 2015. La commentatrice sottolinea come nessuno avesse disegnato orrori simili sulle vittime dell’attentato né mancato di rispetto alle loro famiglie. «Se fossero i vostri figli vi piacerebbe tutto questo?». La posizione del web è chiara: sia consentita la libertà d’espressione, da sempre invocata dal settimanale, ma rispettando dei limiti che non devono essere superati. 

La denuncia dell’avvocato svizzero

Non solo i lettori hanno mostrato sdegno: è arrivata anche una reazione legale. L’avvocato delle famiglie delle vittime di Crans-Montana, Sébastien Fanti, ha infatti presentato con la moglie una denuncia penale contro il giornale. La coppia ritiene che la vignetta collida con l’articolo 135 del codice penale svizzero. Articolo che disciplina la produzione e distribuzione di rappresentazioni di violenza cruda, che violano gravemente la dignità umana. A loro avviso, offende la memoria delle vittime: «non mostra il fatto per denunciarlo, ma lo sminuisce attraverso il riso».

In caso di condanna da parte del Tribunale, i coniugi chiedono che il risarcimento ricavato sia destinato dallo Stato a alle famiglie colpite dalla tragedia. Non solo: lo stesso Sébastien pubblica a sua volta su Instagram una vignetta di protesta. Un post durissimo con un’immagine che non lascia dubbi: un bambino con uno zaino che piange coprendosi gli occhi, mentre due uomini leggono Charlie Hebdo e ridono. La matita con cui è disegnata la vignetta gronda sangue, sporcando anche gli stessi fogli. Il testo della locandina recita “Je ne suis plus Charlie”, storpiando lo slogan di sostegno alla rivista dopo l’attentato del 2015. «Nessun bambino merita tanta indecenza e crudeltà». Nel post scrive: «Brucerò il vostro giornale perché non avete cuore».

Charlie Hebdo: una rivista controversa 

Non è la prima volta che la satira pungente di Charlie Hebdo finisce nella bufera mediatica. La rivista, nota proprio per le sue vignette provocatorie e volutamente offensive, era già stata criticata in passato per lo stesso approccio ad altri eventi catastrofici. Approccio che si era avvalso anche della rappresentazione di atti di violenza e morti reali. Un esempio sono i disegni realizzati in seguito al terremoto di Amatrice del 2016: vittime accatastate l’una sull’altra come in un piatto di lasagne, insieme alla contestatissima scritta “Sisma all’italiana”. 

La vignetta di Charlie Hebdo riguardante il terremoto di Amatrice del 2016

L’humor nero del giornale non aveva risparmiato nemmeno la tragedia della valanga sull’hotel Rigopiano, avvenuta un anno dopo. La rappresentazione è una macabra morte che scia con due falci al posto delle racchette: “Italia: la neve è arrivata. Non ce ne sarà per tutti”. Nell’illustrazione dei giorni scorsi, invece, le azioni di rabbia e indignazione degli utenti sono alimentate anche da un’aggravante: le vittime della tragedia di Crans-Montana sono in gran parte minorenni giovanissimi. L’accostamento fra morte atroce e finzione cinematografica appare al pubblico una scelta intollerabile, anche per il tempismo in cui avviene. Infatti, l’effetto comico su cui è costruita la leggerezza della citazione cozza apertamente con la brutalità di quel rogo che ha ucciso decine di adolescenti.

“Les Bronzés font du ski”: una satira contro la borghesia francese

Il film citato nella vignetta è un classico della commedia francese: racconta le vicende di un gruppo di amici mediamente benestanti in vacanza invernale. Diretto dal regista Patrice Leconte, è al tempo stesso critica al turismo di massa e derisione della borghesia, rappresentata come incapace di autenticità. Il film, infatti, nasce dal gruppo teatrale Le Splendid, specializzato nella satira del quotidiano.

Satira che, in questo caso, può definirsi interna: è essere presa di mira non è l’èlite, ma la classe media borghese, in cui il pubblico si riconosce. Così facendo, può ridere di sé, senza necessariamente cambiare il proprio stile di vita. Il cinema di Leconte, infatti, è sempre stato più osservazionale che politico: la sua comicità nasce dallo studio dei comportamenti reali all’interno della società.

Quello che ne viene fuori è una borghesia tragicamente mediocre, ma trattata senza moralismo. I personaggi appaiono dominati dall’ipocrisia e dall’egoismo tipici della loro classe di appartenenza. La montagna, originariamente simbolo di purezza, qui si trasforma in ambiente ostile e spazio artificiale, specchio di una società moralmente scivolosa. Il tempo libero stesso diventa un prodotto da consumare: il gruppo non lo vive come tale, ma porta con sé ogni vizio e meccanismo di conformismo tipico della vita di città. 

Libertà d’espressione, qual è il confine?

 È la borghesia del film, colta non singolarmente ma come gruppo sociale, che la satira di Charlie Hebdo probabilmente prende di mira. Più che la tragedia in sé, si criticano le reazioni che essa suscita: l’indignazione di facciata e la coreografia della compassione tipiche di tale classe.

La stessa classe che trovavamo in “Les Bronzés font du ski”: non cattiva, ma conformista e incapace di relazioni veritiere. In ogni caso, la posizione del giornale resta controversa. «Non era possibile invece ridicolizzare l’assenza dell’uscita di sicurezza che è costata la vita a dei bambini?» commenta ancora Julie Bourges.

Da un lato, la scelta di Charlie Hebdo rivendica l’autonomia della satira, che non risponde al calendario del dolore né consola. La domanda che torna ancora a tormentare la Francia, però, è sempre la stessa: fino a che punto la libertà d’espressione può spingersi a ridosso di un lutto senza diventare blasfemia?

 

A cura di Lucrezia Aprili

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