Il clima di convivialità e festa che caratterizza il nostro Paese in queste settimane olimpiche è stato rotto, nella giornata di sabato 7 febbraio, dal boato di un ordigno che avrebbe da lì a poco messo in ginocchio la viabilità ferroviaria italiana. Siamo a Castel Maggiore, in provincia di Bologna, dove qualcuno ha nascosto tre ordigni di tipo rudimentale nei pozzetti lungo i binari.
I cavi elettrici dell’Alta Velocità lungo la linea Bologna-Padova vengono tagliati, mentre, a qualche centinaio di chilometri più a sud, a Pesaro, una cabina elettrica viene messa a fuoco. E poi il silenzio. Un sabotaggio pianificato per inficiare all’organizzazione olimpica e alla sua realizzazione, rivendicato solo alle prime luci del lunedì da gruppi di anarchici, tramite un comunicato sul blog sottobosko.noblogs.org.
Il comunicato
«Queste olimpiadi non potevano iniziare in maniera migliore». Apre così il comunicato sul blog, dove non solo il gruppo rivendica la sistematica interruzione delle reti ferroviarie italiane, ma ne spiega le motivazioni. Il casus belli dei sabotaggi della giornata di sabato pare essere la promozione del pacchetto sicurezza da parte del governo nei giorni precedenti l’inizio dei Giochi.
Il pacchetto proposto vuole consolidare l’uso di zone rosse come strumento di esclusione sociale, autorizza il trattenimento per 12 ore da parte delle forze dell’ordine di individui fermati in concomitanza di manifestazioni pubbliche, introduce il carcere per l’elusione di un controllo di polizia e una pena pecuniaria fino a un massimo di 20.000 euro per manifestazione non autorizzata.

Gli autori dei sabotaggi hanno chiarito anche il collegamento con gli eventi accaduti due anni fa, all’apertura dei Giochi Olimpici di Parigi 2024, quando una serie di attacchi simili per modalità e contesto ha colpito le infrastrutture della rete ferroviaria francese. Anche in quel caso, l’attacco voleva rispondere ai pacchetti sicurezza che autorizzavano la sperimentazione di algoritmi per il riconoscimento facciale per tutta la durata delle Olimpiadi estive.
Ritorno alla “politica del terrore”
Durante questi primi giorni di Olimpiadi, diverse manifestazioni hanno interessato anche la città di Milano. Il Comitato Insostenibili Olimpiadi ha guidato il corteo di 10.000 persone che nella giornata inaugurale dei Giochi ha attraversato il capoluogo lombardo. Il comunicato del gruppo anarchico denuncia malgoverno, assenza di trasparenza su grandi eventi e grandi opere imposte per «interesse di pochi a danno dei molti», l’aumento di forze militari sul territorio olimpico, la presenza dell’ICE e di Israele.
Ma, soprattutto, i gruppi parlano di «repressione», «soffocamento del dissenso pulito», al punto che «il dissenso “pulito”, esplicitamente rivendicato, portato avanti nella legalità, non possa più essere efficace», o, almeno, non abbastanza. «Pare dunque necessario armarsi degli strumenti della clandestinità, della decentralizzazione del conflitto e la moltiplicazione dei suoi fronti, dell’autodifesa e del sabotaggio per sopravvivere ai tempi cui andiamo incontro». Parole che riecheggiano la “politica del terrore”, non nuova al nostro Paese.

Al momento le indagini sugli ordigni rinvenuti sono in mano alla Procura di Bologna che ha aperto un fascicolo contro ignoti. La Procura ha assegnato l’inchiesta al gruppo “Terrorismo”, coordinato dalla procuratrice aggiunta Morena Plazzi. I capi di accusa sono danneggiamento a seguito di incendio, interruzione di pubblico servizio, attentato alla sicurezza dei trasporti e associazione con finalità di terrorismo. La politica, nel frattempo, infiamma contro questi attacchi ai Giochi, definendo i responsabili «nemici dell’Italia».