L’intervento di Giorgia Meloni a Pulp podcast il 19 marzo ha fatto molto discutere. In quasi un’ora di intervista ha parlato di molti argomenti: dalla complessa situazione internazionale al referendum sulla giustizia che si terrà il 22 e il 23 marzo. Ma accanto a molte prese di posizione ci sono state anche delle inesattezze.
I giudici e i pm si influenzano a vicenda
Alcune dichiarazioni della Premier si sono basate sul presupposto che «se chi ti accusa e chi ti giudica ha percorsi di vita e di carriera che si incrociano è ragionevole ritenete che il giudice possa avere un occhio di riguardo verso il pubblico ministero». Ma se è vero che la percentuale di casi in cui il gip da l’autorizzazione a procedere con un processo è molto alta, circa il 90% dei casi, è anche importante sottolineare che secondo i dati del ministero della Giustizia più del 60% dei casi non arriva in tribunale perché molti procedimenti vengono archiviati prima su richiesta del pm. E quei casi che arrivano a processo hanno alti tassi di assoluzione: in media il 30%, con punte fino al 50% nei monocratici.
I partiti influenzano il Csm
Un punto centrale della riforma è il tentativo di arginare l’influenza dei partiti sul Csm, di cui il parlamento elegge 10 componenti a maggioranza di tre quinti. Intenzione confermata da Meloni, secondo cui, mentre oggi ogni forza politica nomina un referente, con il nuovo meccanismo «i partiti d’accordo stilano una lunga lista di persone» tra cui scegliere tramite estrazione, quindi «il condizionamento politico diventa molto inferiore a quello che c’è oggi».
Questo però non elimina del tutto la presenza dei partiti nel Csm, i cui rappresentanti entrerebbero comunque a farne parte. Nel testo della riforma tra l’altro non vengono specificate le modalità con cui il Parlamento stilerà la lista dei candidati da sorteggiare. Le regole saranno stabilite dal governo dopo l’eventuale via libera della riforma con il referendum attraverso una legge ordinaria. Lasciando dei dubbi da parte di alcuni esperti sulle modalità con cui questo avverrà. Se, come dice Meloni, «quando faremo la legge di attuazione io voglio mantenere i tre quinti» allora a decidere chi sarà tra i candidati, e quindi verrà eletto, saranno comunque i partiti.
Si eviterebbero altri casi Tortora
A concludere la puntata è stata la domanda se si potrebbero evitare altri casi Tortora con una vittoria del Sì. La risposta di Meloni è stata positiva: «con la riforma questo sistema cambia» e diventa più difficile che si incorra in errori giudiziari. Ma la riforma costituzionale per cui si vota non va a influire direttamente sulla modalità con cui vengono svolti i processi o sulle leggi alla base delle quali il Gip dà l’autorizzazione a procedere. Così come non cambia le leggi in base alle quali il giudice condanna o assolve. Né si va a modificare i criteri con cui viene decisa la carcerazione preventiva.