Giulia Cecchettin, il padre ai funerali: «La tragedia diventi spinta per il cambiamento»

Vento, pioggia e il silenzio. Fuori dall’Abbazia di Santa Giustina quasi 10mila persone; “Un raggio di sole rapito dalla pioggia”, recita uno dei numerosi cartelli esposti dalla folla. È esattamente questo il clima in cui sono stati celebrati i funerali di Giulia Cecchettin, la 22enne uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta, adesso in carcere a Verona. In prima fila, in chiesa, presenti anche il presidente del Veneto Luca Zaia, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il prefetto di Padova Francesco Messina.

Sull’altro lato della navata Gino, Elena e Davide Cecchettin, rispettivamente il padre, la sorella e il fratello minore di Giulia. A celebrare il funerale il vescovo di Padova, Claudio Cipolla, che ha lanciato un messaggio chiaro ai giovani: «Rispetto a cinquant’anni fa avete più opportunità, potete amare meglio anche nella libertà»

La famiglia di Giulia Cecchettin ai funerali
L’omelia del vescovo Claudio Cipolla

Divenuta simbolo della lotta contro la violenza sulle donne, con numeri d’impatto anche quest’anno con oltre 200 femminicidi, il vescovo ha deciso di dedicare a Giulia Cecchettin un discorso incentrato su tre concetti fondamentali: cambiamento, speranza e amore

«Per 7 lunghi giorni abbiamo sperato di vedere e sentire cose diverse, invece ora siamo qui con gli occhi pieni di lacrime – ha esordito – Adesso abbiamo bisogno di parole e gesti di sapienza che ci aiutino a non restare intrappolati nella tragedia che si è consumata». 

Il vescovo di Padova, Claudio Cipolla

La conclusione di questa storia lascia in noi tristezza, amarezza e a tratti anche rabbia, ma quanto abbiamo vissuto ha reso evidente il desiderio di vedere una società migliore che abbia al centro il rispetto della persona, uomo o donna che sia. Ai giovani dico: avete a disposizione le università, più opportunità e benessere rispetto a cinquant’anni fa. Imparate ad amare meglio, con più libertà.

Per la cerimonia un luogo simbolo della forza delle donne

Non è un caso che per l’ultimo saluto a Giulia sia stata scelta proprio l’Abbazia di Santa Giustina. All’interno della chiesa, infatti, sono custodite le spoglie di due donne che hanno affermato la forza delle loro scelte anche a costo di cercare la strada più dura, che permettesse loro di varcare i muri posti dalla società. Si tratta di Santa Giustina, martire del quarto secolo, che fu uccisa avendo scelto di non rinunciare alla sua fede, ed Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, prima donna laureata al mondo.

Le parole di Gino Cecchettin

Dopo il commiato del vescovo Cipolla, è arrivato il turno di papà Gino. «Abbiamo vissuto un momento di profonda angoscia, una pioggia di dolore che non finiva mai». Così ha esordito al microfono sull’altare, dopo aver atteso la conclusione del rito. Ha poi ringraziato tutti per il sostegno, dalle forze dell’ordine alle istituzioni, inclusi Zaia e Nordio. «Mia figlia Giulia era come l’avete conosciuta, una giovane donna allegra e vivace. Oltre alla laurea si era guadagnata ad honorem anche il titolo di mamma, ci ha contagiato con la sua tenacia nei momenti di difficoltà». La madre era infatti venuta a mancare circa un anno fa, lasciandole quel ruolo all’interno della famiglia. 

Un messaggio per la società

Gino ha proseguito la lettura senza mai lasciarsi prendere dall’emozione, nonostante le sue parole abbiano fatto commuovere tutti i presenti. «Il femminicidio è spesso il risultato di una cultura che sminuisce le donne, vessate e costrette a lunghi periodi di abusi fino a perdere la vita. Come è potuto accadere a Giulia?». Da qui una lista di messaggi, rivolti prima di tutto agli uomini: «Sono tante le responsabilità, ma quella educativa coinvolge tutti. Gli uomini devono essere agenti di cambiamento, parliamo con gli altri maschi, ascoltiamo le donne e non giriamo la testa davanti ai segnali di violenza. 

Gino Cecchettin durante il suo discorso al funerale

Poi la richiesta ai genitori: «Aiutiamo i nostri figli ad accettare le sconfitte, creiamo nelle famiglie un clima adatto al dialogo». Il papà ha continuato sottolineando l’importanza e la necessità di programmi educativi negli istituti, poiché «la prevenzione alla violenza di genere inizia dalle famiglie, ma continua nelle aule scolastiche». Non è mancato il “rimprovero” ai media, in merito alla diffusione e distorsione delle notizie: «Difendere il patriarcato e trasformare vittime in bersagli non aiuta ad abbattere le barriere, bisognerebbe sentirsi tutti coinvolti, non assolti». Alle istituzioni, infine, ha chiesto di «mettere da parte le differenze ideologiche per affrontare la violenza di genere», mentre alle forze dell’ordine di «essere dotati degli strumenti necessari a riconoscere i pericoli».

L’ultimo saluta a Giulia

Le ultime parole, quelle più pesanti da pronunciare per Gino, erano invece rivolte a tutti. «Dobbiamo trovare la forza di reagire, dobbiamo trasformare questa tragedia in una spinta per il cambiamento. La vita di Giulia, la mia Giulia, deve essere un punto di svolta per la piaga della violenza sulle donne».

La poesia di Khalil Gibran è stato il suo modo dirle addio.

Il vero amore non è né fisico né romantico.

Il vero amore è l’accettazione di tutto ciò che è, 

è stato, sarà e non sarà. 

Le persone più felici 

non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, 

ma coloro che traggono il meglio 

da ciò che hanno. 

La vita non è una questione 

di come sopravvivere alla tempesta, 

ma di come danzare nella pioggia!

La bara di Giulia Cecchettin ai funerali

E poi, prima di fare ritorno al posto e scoppiare in un pianto liberatorio abbracciando la secondogenita Elena, ha detto: «Salutaci la mamma, ti immagino abbracciata a lei, voi ad aiutarci a danzare sotto la pioggia. Noi tre, io, Elena e Davide, vi promettiamo che impareremo a muovere questi passi di danza». 

 

Sara Leombruno

Nata e cresciuta a Napoli, prediligo scrivere di cronaca e spettacolo. Amo le storie e percepire emozioni in chi me le racconta.

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