Quella della pubblicità svolta dai giornalisti è una storia dai confini labili. Tracciati, ma labili. Il tema è tornato di estrema attualità nelle ultime ore, in seguito ad un episodio controverso accaduto sui social. Sono infatti piovute critiche nei confronti di Fabrizio Romano, giornalista sportivo noto a livello mondiale nell’ambito del calciomercato, a causa di un video pubblicato sul suo profilo X riguardo il “Global Humanitarian Role” dell’Arabia Saudita.
Global Humanitarian Role of Saudi Arabia @KSRelief_EN #ad pic.twitter.com/GcmHu7LEUj
— Fabrizio Romano (@FabrizioRomano) March 3, 2026
Un video nel quale vengono presentati gli interventi del programma “KSRelief”, un centro internazionale con sede a Riad, specializzato in attività di soccorso e assistenza umanitaria a favore di persone bisognose e in difficoltà. Le critiche sono pervenute perlopiù dagli utenti del social in questione, ma anche da colleghi come il giornalista Valerio Moggia, sempre molto attento alle tematiche che legano il mondo del calcio alla politica. Le accuse principali sono due: il rispetto del codice deontologico professionale e l’etica alla base di una pubblicità svolta ad appannaggio di uno stato che viene rimproverato di “sport washing”.
Tra i principi deontologici e quelli etici
Il codice deontologico delle giornaliste e giornalisti accerta l’impossibilità da parte di un operatore dell’informazione di prendere parte a iniziative pubblicitarie. Queste sono però consentite a titolo gratuito e volte a fini sociali e umanitari, previa segnalazione dell’attività all’Ordine regionale di appartenenza. Tale servizio deve inoltre essere riconoscibile mediante indicazioni chiare che ne permettano la distinzione da un’informazione comune nei confronti dei cittadini.
Nel caso di Fabrizio Romano, gli unici aspetti noti sono legati alla specifica fornita sul contenuto promozionale (“#ad”) e sul fatto che esso sia volto a fini sociali e umanitari, deducendolo dalla tematica trattata. Restano ignoti gli altri due criteri citati poc’anzi, ovvero la gratuità pubblicitaria e la segnalazione preventiva all’Ordine regionale di appartenenza.

L’altro lato della medaglia è rappresentato dalla prospettiva etica della questione. L’Arabia Saudita è infatti considerata uno degli Stati dove i diritti umani sono meno tutelati. Amnesty International scrive: “Difensori dei diritti umani e altre persone che esercitavano i loro diritti alla libertà d’espressione e associazione sono stati sottoposti ad arresti e detenzioni arbitrari, oltre che a processi iniqui che hanno portato a lunghe pene detentive e divieti di viaggio”. E’ inoltre uno Stato che ricorre alla pena di morte. Nel 2025 sono state ben 347 le esecuzioni, mai così tante da quando organizzazioni internazionali e non governative hanno iniziato a raccogliere il dato. Solo Cina e Iran ne contano di più.
I casi pre Fabrizio Romano e le reazioni veementi dall’estero
La querelle che riguarda Fabrizio Romano non è il primo caso italiano di controversia pubblicitaria in ambito giornalistico. Nel 2004 l’Ordine dei Giornalisti sanzionò con avvertimento una professionista di Mediaset per una promozione a due modelli di auto.
Sempre all’inizio degli anni 2000, due grandi giornalisti italiani furono protagonisti di due situazioni relative a uno shooting per un marchio di abbigliamento e uno spot per una marca di biscotti. Nel corso dell’ultimo anno, addirittura un grande quotidiano nazionale si è prestato a un servizio al limite dei confini deontologici. Si è trattato di un’intervista rilasciata da uno sportivo nella quale sono comparsi tre sponsor del campione in questione. Una scelta che ha portato il Comitato di redazione a protestare nei confronti del direttore.
Un’altra pubblicità aveva coinvolto Romano nei mesi scorsi, ovvero quella di TIM insieme al conduttore uscente di Sanremo Carlo Conti. Questa partecipazione non era passata inosservata all’Ordine dei Giornalisti, sebbene a oggi non siano note le conseguenze. Paradossalmente, lo spot per KSRelief ha fatto più rumore all’estero piuttosto che in Italia, dove i quotidiani e le principali testate giornalistiche hanno deciso di soprassedere. Le reazioni più forti sono state quelle dello Spiegel (Germania) e del Telegraph (Gran Bretagna). “Un certificato di povertà del giornalismo sportivo” ha titolato il quotidiano tedesco. “Il video di propaganda saudita di Fabrizio Romano è un momento pericoloso per il giornalismo calcistico” ha sentenziato il portale inglese.